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Teramo

Trasporti nella provincia di Teramo: un sistema fragile che soffoca sviluppo e competitività

L'intervento dell'associazione Evoluzione Sostenibile

Giulianova. La provincia di Teramo continua a pagare un prezzo elevato per le gravi carenze che interessano le principali infrastrutture di connessione del territorio, in particolare il sistema ferroviario, le autostrade A14 e A24 e l’asse stradale Teramo-Mare, oggi incapaci di garantire collegamenti adeguati alle esigenze della società moderna.

Una situazione che penalizza cittadini e imprese e compromette la competitività complessiva del territorio. Dinanzi a un quadro che evidenzia ritardi strutturali e scelte insufficienti, Evoluzione Sostenibile ha elaborato un’analisi delle principali criticità, sia sotto il profilo dei servizi sia sotto quello infrastrutturale, mettendola a disposizione del dibattito pubblico e delle istituzioni.

Trasporto ferroviario: una provincia marginale nell’alta velocità
Sul versante dell’alta velocità, la provincia di Teramo risulta fortemente marginale nelle scelte di Trenitalia. La stazione di Giulianova, scalo di riferimento provinciale, è servita da una sola coppia di treni Frecciarossa giornalieri (uno per ciascun senso di marcia), a cui si aggiunge, esclusivamente nei tre mesi estivi, una seconda coppia con frequenza giornaliera e una terza limitata ai soli weekend. Quanto alla Frecciarossa operativa per l’intero anno, si registra l’assenza di coincidenze con i treni della linea Giulianova–Teramo, limitando fortemente l’accesso all’alta velocità per i numerosi cittadini dell’area interna della provincia, capoluogo compreso.
Il confronto con la provincia di Ascoli Piceno è particolarmente impietoso: nella stazione di San Benedetto del Tronto fermano, per l’intero anno, ben sette coppie di Frecciarossa, a fronte di una provincia che conta circa un terzo di abitanti in meno rispetto a quella di Teramo.
La ridotta possibilità di fruire dei treni Frecciarossa permane anche estendendo il confronto al contesto regionale, nel quale le fermate nelle stazioni marchigiane risultano quasi triplicate rispetto a quelle nelle stazioni abruzzesi. Una disparità di trattamento, più volte denunciata da Evoluzione Sostenibile, che non trova alcuna giustificazione oggettiva nelle diverse dimensioni delle due regioni.

Collegamenti regionali: un’offerta adeguata che non compensa le carenze dell’alta velocità
Il quadro relativo ai servizi ferroviari regionali appare quantitativamente adeguato. La linea Pescara–Giulianova–Teramo può contare su 21 treni giornalieri per ciascun senso di marcia, di cui 18 effettuati da Trenitalia e 3 da TUA. Sulla linea Giulianova–Pescara–San Benedetto del Tronto circolano 19 coppie di treni giornalieri, di cui 12 di Trenitalia e 7 di TUA. Numeri che dimostrano una buona offerta locale, ma che non compensano l’assenza di servizi veloci, integrati e coordinati con le lunghe percorrenze.

Stazione di Giulianova: un cantiere aperto dal 2022
A rendere ancora più debole il ruolo di Giulianova come nodo ferroviario provinciale e principale porta ferroviaria della regione per chi proviene da nord contribuisce il lento procedere dei lavori di riqualificazione della stazione, avviati più di tre anni fa e tuttora in corso. Un intervento, è bene sottolinearlo, auspicato e invocato da più di un decennio e necessario per migliorare accessibilità e servizi dello scalo, ma che si è tradotto in un cantiere di lunga durata, con forti disagi per i viaggiatori.

Trasporto pubblico su gomma: tagli e arretramenti
Anche sul fronte del trasporto pubblico su gomma, la situazione appare fortemente problematica. Negli ultimi mesi la TUA ha ridotto significativamente i collegamenti tra Giulianova e Pescara, motivando i tagli con la presenza dei collegamenti ferroviari. Una scelta che penalizza i cittadini residenti nelle località non servite da stazioni ferroviarie, i quali per raggiungere Pescara sono costretti a utilizzare più autobus, con allungamento dei tempi di percorrenza e disagi legati alle attese, spesso in luoghi privi di adeguati servizi e ripari.
Un ulteriore elemento critico riguarda la riorganizzazione delle strutture operative della TUA sul territorio. L’officina di manutenzione degli autobus di Giulianova rischia concretamente la chiusura, con il trasferimento delle attività presso la sede di Teramo. Questa riorganizzazione potrebbe determinare una maggiore vulnerabilità operativa in caso di guasti, con potenziali ripercussioni sulla regolarità e sulla continuità del servizio. La criticità è tale che le organizzazioni sindacali hanno indetto per l’8 gennaio un presidio davanti alla sede TUA di Giulianova, a testimonianza della gravità della situazione.
Altrettanto rilevante è la scomparsa, ormai strutturale e colpevolmente passata nel dimenticatoio, del collegamento diretto con Roma da Giulianova e Teramo: i bus TUA provenienti dalla provincia di Teramo arrivano fino a L’Aquila, dove è necessario effettuare il cambio per proseguire verso la Capitale. Una soluzione che penalizza studenti e lavoratori, allunga i tempi di percorrenza e rende il collegamento con Roma poco competitivo rispetto a quello garantito dalle aziende di trasporto private.

Autostrade A14 e A24: criticità infrastrutturali che rallentano la mobilità
A questo quadro si aggiunge la situazione critica dell’autostrada A14, interessata da anni da numerosi cantieri per interventi di messa in sicurezza e di adeguamento di gallerie e viadotti. I restringimenti di carreggiata e le deviazioni hanno determinato un significativo aumento dei tempi di percorrenza, soprattutto nei periodi di maggiore traffico. Per comprendere pienamente l’impatto sulla competitività economica della provincia, basta considerare che oltre l’80% degli addetti alla manifattura si trova entro i 20 km dal casello autostradale più vicino, e percentuali simili si osservano anche per gli addetti al settore della logistica (Fonte: Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile).

Altrettanto critica appare la situazione dell’autostrada A24, asse strategico e insostituibile per i collegamenti tra la provincia di Teramo, L’Aquila e Roma. Da anni l’autostrada è interessata da limitazioni strutturali, riduzioni di carreggiata e vincoli di velocità, che ne hanno compromesso il corretto funzionamento. Queste rappresentano un pesante freno per l’economia locale, in particolare per le imprese che necessitano di collegamenti rapidi e certi con il mercato romano e nazionale. La A24 non può essere considerata una semplice infrastruttura di attraversamento, ma deve essere riconosciuta come un’arteria vitale per la sopravvivenza economica della provincia di Teramo: ogni rallentamento, chiusura o incertezza gestionale si traduce in costi aggiuntivi per le imprese, perdita di attrattività e isolamento crescente.

Parallelamente, la principale alternativa alla A24, la SS 80 “del Gran Sasso d’Italia”, pur rappresentando un collegamento fondamentale anche per lo sviluppo turistico dell’entroterra teramano ed essendo riconosciuta per il suo elevato valore paesaggistico, continua a evidenziare criticità legate alla sua vetustà. Lungo la statale sono presenti diversi tratti con sensi unici alternati, limitazioni di carico per i mezzi pesanti e riduzioni di velocità, che ne ridimensionano fortemente l’efficacia come collegamento alternativo.

Teramo-Mare: unica vera opera strategica in campo
In questo contesto complesso, il completamento del tratto finale della Teramo-Mare rappresenta l’unica grande opera infrastrutturale strategica in rampa di lancio per la provincia di Teramo. Si tratta di un intervento, già definito nel 2018 attraverso una conferenza di servizi decisoria, che consentirebbe di completare il collegamento diretto tra la costa e l’asse L’Aquila–Roma. L’opera è da anni al centro del dibattito pubblico per il tracciato individuato, ma al di là delle legittime discussioni tecniche, resta l’unica infrastruttura in grado di migliorare in modo significativo l’accessibilità del territorio e ridurre l’isolamento della provincia.

Una visione complessiva ancora assente
Gli elementi descritti, nel loro insieme, delineano un sistema dei trasporti fragile, frammentato e privo di una visione unitaria, che non favorisce lo sviluppo economico e sociale della provincia di Teramo. Senza interventi mirati e una strategia coordinata tra ferro, gomma e infrastrutture stradali, il rischio è quello di accentuare il divario con territori più competitivi, penalizzando ulteriormente cittadini e imprese.
Serve una presa di posizione chiara, forte e tempestiva da parte delle istituzioni locali e provinciali, affinché venga sensibilizzata l’amministrazione regionale, che attualmente appare evanescente, e la politica nazionale, evitando che la provincia di Teramo continui a essere considerata un territorio di secondo piano e consentendone finalmente l’inserimento in una strategia di mobilità moderna, efficiente e coerente con le esigenze di sviluppo del territorio.

 

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