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Teramo

Alba Adriatica, scelte progettuali e questioni politiche: ecco quello che non va del nuovo lungomare

La nota di Fratelli d'Italia

Alba Adriatica. “La riqualificazione del lungomare rappresenta, per qualsiasi città costiera, un passaggio strategico: non solo sul piano urbanistico, ma anche turistico, economico e identitario. Proprio per questo, interventi di tale portata dovrebbero nascere da una visione condivisa, da un confronto reale con la città e da scelte progettuali capaci di coniugare estetica, funzionalità e sostenibilità.

Purtroppo, ciò che sta avvenendo sul lungomare di Alba Adriatica racconta una storia diversa”.
E’ questa la posizione espressa in una nota dal circolo cittadino di Fratelli d’Italia e del gruppo consiliare.

“Come opposizione, non abbiamo mai assunto una posizione pregiudiziale contro il rifacimento. Saremmo stati irresponsabili a negare la necessità di ammodernare un’infrastruttura così centrale. Tuttavia, fin dalle prime fasi, abbiamo sollevato criticità puntuali che oggi trovano riscontro nei fatti e nel malcontento diffuso tra cittadini, operatori turistici e residenti”, si legge.

Le contestazioni riguardano innanzitutto le scelte progettuali e dei materiali, ritenuti da molti non pienamente ecocompatibili e poco coerenti con la vocazione verde della città. A questo si aggiunge la gestione del patrimonio arboreo: il mancato rifacimento del filare, la sostituzione di alberature con essenze di minor impatto ombreggiante e l’utilizzo prevalente di soluzioni come le festuche stanno progressivamente riducendo quelle zone d’ombra che rappresentavano un valore ambientale e sociale, oltre che turistico.

Un lungomare senza ombra è, semplicemente, un lungomare meno vivibile.
Non meno rilevanti sono gli errori esecutivi segnalati in corso d’opera e le scelte funzionali discutibili, come la chiusura della Piazzetta Isonzo, che ha inciso su fruibilità, viabilità e vitalità commerciale dell’area. Interventi che avrebbero richiesto maggiore concertazione preventiva e valutazioni di impatto più approfondite.

Il punto politico, però, è ancora più ampio.

Questa riqualificazione sembra procedere più come un’operazione calata dall’alto che come un progetto costruito con la città. Il confronto pubblico è stato episodico, spesso tardivo, e le osservazioni provenienti da cittadini e categorie economiche sono state liquidate come polemiche strumentali, anziché considerate contributi utili a migliorare l’opera.

Riqualificare non significa solo rifare pavimentazioni o arredi: significa rafforzare l’identità di un luogo, valorizzarne la storia, migliorarne la vivibilità quotidiana. Quando si interviene sul lungomare, si interviene sul “biglietto da visita” dell’intera comunità.

Per questo riteniamo che serva un cambio di passo:
più ascolto, più trasparenza, più attenzione al verde, alla qualità dei materiali e alle esigenze di chi il lungomare lo vive dodici mesi l’anno, non solo durante la stagione turistica.
Il nostro ruolo non è stato quello di dire “no” a prescindere, ma vigilare, proporre e pretendere che opere così rilevanti siano all’altezza delle aspettative della città.

Perché il lungomare non è dell’amministrazione di turno: è un patrimonio collettivo, e come tale va progettato, realizzato e custodito”.

 

 

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