Riforma servizio idrico, PD: “Bene hanno fatto Pepe, Mariani e Cavallari ad abbandonare l’aula”

Teramo. Il Consiglio regionale d’Abruzzo ha approvato ieri la riforma del Servizio Idrico Integrato.
Il Partito Democratico della provincia di Teramo prende atto del voto e ribadisce con forza la propria posizione, che non è cambiata dall’inizio di questo percorso: la gestione idrica teramana non è un problema da risolvere, è un modello da proteggere.
Teramo non è fallimentare. E non accettiamo che venga trattata come tale. Il presidente Marsilio ha parlato in aula di un modello abruzzese fallimentare nella gestione dell’acqua. Può darsi che vi siano territori e gestioni su cui riflettere. Ma Teramo non è tra questi e non siamo disposti ad accettare che venga messa sullo stesso piano.
Ruzzo Reti è una realtà che, negli anni, ha saputo risanare i propri conti, migliorare il servizio, contenere le perdite di rete — tra le più basse d’Italia — mantenere tariffe stabilmente inferiori alla media nazionale e garantire investimenti costanti sul territorio. Questi non sono slogan: sono numeri. E i numeri parlano chiaro.
“Non siamo contro le riforme”, rileva il segretario provinciale Dem, Robert Verrocchio. “Non siamo contro la razionalizzazione di un sistema che, con sei gestori, è oggettivamente sovradimensionato. Ma siamo fermamente convinti che si debba difendere ciò che funziona, prima ancora di inseguire modelli astratti. E che l’acqua pubblica debba restare tale — nella sostanza, non solo nelle dichiarazioni di principio.
Qualche autorevole esponente del centrodestra, nel corso del dibattito regionale, ha lasciato intendere che non sarebbe comunque la fine del mondo se, in futuro, intervenissero soggetti privati nella gestione. Noi, invece, riteniamo che sia esattamente questo il confine che non può essere oltrepassato. E lo diciamo con la stessa chiarezza con cui lo affermano, da mesi e trasversalmente, i sindaci della nostra provincia, al di là di ogni appartenenza politica.
Bene hanno fatto i nostri consiglieri ad abbandonare l’aula. Esprimiamo pieno sostegno e convinta solidarietà ai consiglieri regionali Dino Pepe e Sandro Mariani del Partito Democratico e a Giovanni Cavallari di Abruzzo Insieme, che hanno scelto di non votare la legge e di lasciare l’aula al momento del voto finale. Una scelta coerente, responsabile e doverosa.
Non era possibile condividere una mediazione che lascia troppe domande aperte, che allontana le decisioni dai territori e che svuota il ruolo dei sindaci proprio su una materia — l’acqua — rispetto alla quale i Comuni sono proprietari delle reti e delle società che le gestiscono.
Il resto dell’opposizione ha scelto diversamente. Ne prendiamo atto. Ma il centrosinistra della provincia di Teramo non poteva e non può assumersi una responsabilità di questo genere nei confronti del proprio territorio.
Un attacco ai sindaci. Un attacco al capoluogo. Questa legge non si limita a ridisegnare gli ambiti territoriali. Contiene una scelta politica precisa e gravissima: vengono depotenziate le ASSI (Assemblee dei Sindaci per il Servizio Idrico), i cui pareri cessano di essere vincolanti, privando così i sindaci di ogni reale capacità di incidere sul futuro della gestione idrica dei propri comuni. Comuni che, vale la pena ricordarlo, sono i proprietari delle reti.
Ma c’è di peggio. Attraverso una scelta discutibile dei criteri per la presidenza delle ASSI, basata sulla dimensione demografica dei comuni, la città di Teramo viene di fatto esclusa, per sempre, dalla possibilità di presiedere l’assemblea del proprio ambito. Pescara e L’Aquila — entrambe governate dal centrodestra — potranno farlo. Teramo no. E i sindaci non potranno nemmeno eleggere il proprio presidente.
Non è una distrazione. È una scelta. E il centrodestra teramano ne è corresponsabile.
Esprimiamo rammarico, ma non sorpresa, per il comportamento dei consiglieri regionali del centrodestra teramano, che per mesi avevano sostenuto la posizione dei sindaci della provincia e che ieri, nel momento decisivo, si sono allineati alla linea del partito regionale, lasciando soli i loro territori.
Non è soltanto una questione di acqua. È la stessa filosofia che ispira la proposta di riforma della legge elettorale regionale, che cancellerebbe i collegi provinciali e accenterebbe a livello regionale la rappresentanza dei consiglieri, privando ogni provincia di un riferimento territoriale reale.
Il centrodestra sta costruendo, pezzo dopo pezzo, un modello di governo regionale che allontana i servizi dai territori, svuota le istituzioni locali e accentra le decisioni nelle stanze della maggioranza. La riforma del servizio idrico ne è l’ennesima conferma.
Vigileremo fino in fondo. Attendiamo ora lo studio che l’ERSI dovrà predisporre sulla suddivisione dei sub-ambiti. Sarà quello il momento della verità. E il Partito Democratico della provincia di Teramo, insieme ai consiglieri regionali e ai sindaci del territorio, sarà pronto a dare battaglia se le soluzioni proposte non tuteleranno adeguatamente i diritti della nostra comunità e l’eccellenza del nostro servizio idrico”.



