Confronto sul linguaggio della democrazia per i 220 anni della Provincia di Teramo
In programma venerdì 7 agosto

Teramo. Un momento di riflessione e dialogo tra istituzioni, giornalismo, mondo accademico per analizzare una trasformazione che riguarda tutti: il progressivo irrigidimento del dibattito pubblico, la crescente spettacolarizzazione del conflitto, il rapporto sempre più complesso tra informazione e politica dove l’opinione pubblica, attraverso i social, si fa parte attiva intervenendo su fatti e avvenimenti in tempo reale spesso polemizzando con entrambi.
A confrontarsi sul tema della Festa della Provincia per i suoi 220 anni, in programma venerdì 7 agosto alle 10 nella sala consiliare della Provincia di Teramo; il Presidente della Provincia Camillo D’Angelo, il direttore de Il Centro Luca Telese, il professore ordinario di Diritto costituzionale Enzo Di Salvatore, porteranno il loro saluto il Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi e il Vicario del Prefetto, Alberto Di Gaetano.
“Una sfida, questa del XXI secolo alle prese con la “rivoluzione” dell’Intelligenza artificiale, che investe tutti; non soltanto per difendere la libertà di espressione ma anche la credibilità dell’informazione e della politica”, si legge in una nota della Provincia. “Il rischio è quello di una comunicazione sempre più orientata alla conferma delle proprie convinzioni anziché alla ricerca della consistenza reale degli accadimenti: una verità spesso difficile da rintracciare in un mare di rappresentazioni diametralmente opposte. La parola, quindi, perde la sua funzione originaria: spiegare, convincere, costruire relazioni e diventa strumento di contrapposizione, slogan, accuse, semplificazione”.
“Da queste riflessioni è nato il tema scelto quest’anno per la Festa della Provincia – sottolinea il presidente della Provincia, Camillo D’Angelo – In un tempo in cui il confronto sembra spesso lasciare spazio alla contrapposizione permanente, fermarsi a riflettere sul valore del linguaggio significa riflettere sul futuro stesso della nostra democrazia così come l’abbiamo costruita a partire dalla nostra Costituzione. Quella Costituzione che nel suo disegno democratico ha riservato un ruolo autonomo alle Province, quel ruolo al quale sarebbe bene tornare restituendo ai cittadini il diritto di scegliersi i suoi amministratori”.



