
Giulianova. È un’attesa carica di apprensione quella che a Giulianova accompagna le ore di ricerca di Antonio Ridolfi, 49 anni, originario della città e sub professionista della Marina Militare, in servizio ad Ancona.
Di lui non si hanno più notizie dalla tarda mattinata di mercoledì 16 settembre, quando si è immerso nelle acque dello Stretto di Messina, nella zona di Torre Faro.
Ridolfi si trovava a Messina per alcuni giorni, come era solito fare in questo periodo dell’anno. La sua passione per il mare e per le immersioni era infatti anche una parte importante della sua vita professionale.
L’ultima immersione a Torre Faro
La ricostruzione degli ultimi movimenti di Antonio è stata possibile anche grazie alle telecamere presenti nella zona.
Nella mattinata di mercoledì avrebbe raggiunto Torre Faro, arrivando con la propria automobile in via Palazzo. Qui avrebbe parcheggiato, scaricato l’attrezzatura e preparato l’immersione.
Intorno alle 11.25 è entrato in acqua portando con sé anche uno scooter subacqueo, un dispositivo che permette al subacqueo di spostarsi sott’acqua sfruttando una propulsione elettrica.
Da quel momento, però, Antonio non è più tornato a riva.
Con il passare delle ore e non vedendolo rientrare, alcuni amici subacquei messinesi hanno lanciato l’allarme. La Guardia Costiera ha quindi attivato le operazioni di ricerca, successivamente ampliate con l’impiego di altri mezzi e nuclei specializzati.
Un sub esperto e professionista della Marina
Antonio Ridolfi non era un subacqueo alle prime armi.
Le fonti lo descrivono come sub esperto e professionista della Marina Militare, in servizio presso il Comando Scuole della Marina ad Ancona, nel quartiere Borgo Rodi.
La sua esperienza nel settore delle immersioni sarebbe inoltre documentata da precedenti attività di ricerca subacquea.
Secondo quanto riferito da Certa Stampa, il nome di Ridolfi compare infatti tra i partecipanti, nel 2012, a una squadra di altofondalisti impegnata in attività della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, con immersioni a 95 e 115 metri di profondità. Si tratta di un elemento che testimonia una significativa esperienza nel campo delle immersioni tecniche e profonde.
Il rebreather e lo scooter subacqueo
Un altro particolare emerso dalle ricostruzioni riguarda l’attrezzatura utilizzata da Ridolfi.
Secondo il servizio del TGR Sicilia, il 49enne non avrebbe utilizzato le tradizionali bombole ad aria, ma un rebreather, un sistema a circuito chiuso che consente di riciclare il gas respiratorio e di effettuare immersioni prolungate anche a profondità importanti.
A questa attrezzatura si sarebbe aggiunto lo scooter subacqueo portato con sé al momento dell’ingresso in acqua.
Si tratta di informazioni che aiutano a comprendere il livello tecnico dell’immersione, ma che non consentono al momento di stabilire che cosa sia accaduto ad Antonio.
Il ritrovamento dei palloncini di segnalazione
Nella giornata di giovedì 17 settembre è arrivato un elemento importante per le ricerche.
La Guardia Costiera ha recuperato al largo di Papardo i palloncini di segnalazione utilizzati da Ridolfi, collegati a una cima di circa 20 metri.
Secondo quanto riferito dal TGR Sicilia, la presenza della cima potrebbe indicare che il sistema di segnalazione sia stato lanciato da quella profondità.
Si tratta tuttavia di un indizio investigativo e operativo, non della ricostruzione definitiva di quanto accaduto.
Il ritrovamento dei palloncini ha comunque fornito ai soccorritori un punto di riferimento per indirizzare ulteriormente le ricerche verso quella zona dello Stretto.
Ricerche senza sosta
Le operazioni sono proseguite anche durante la notte e sono state progressivamente rafforzate.
Alle unità della Guardia Costiera si è aggiunta una vedetta della Guardia di Finanza, mentre un elicottero della Guardia Costiera decollato da Catania ha sorvolato l’area anche durante le ore notturne utilizzando un visore a infrarossi.
Con la luce del giorno sono state inoltre previste nuove attività aeree e l’impiego dei sommozzatori della Guardia Costiera di Messina per verificare i fondali e le aree ritenute maggiormente d’interesse.
A rendere particolarmente difficili le operazioni sono soprattutto le forti correnti dello Stretto, che possono determinare lo spostamento di una persona o di un’attrezzatura rispetto al punto dell’immersione.
L’attesa di Giulianova
Mentre nello Stretto proseguono le ricerche, a Giulianova l’attesa resta concentrata sulle notizie provenienti da Messina.
Antonio Ridolfi è conosciuto per il suo legame con la città e per la sua attività nella Marina Militare. La sua professionalità nel mondo della subacquea e la lunga esperienza nelle immersioni rendono ancora più difficile, per chi lo conosce, comprendere una scomparsa avvenuta durante un’attività che faceva parte della sua vita.
Al momento, però, non esiste ancora una spiegazione ufficiale di quanto accaduto.
Sono state formulate dai media diverse ipotesi, ma nessuna di queste può essere considerata accertata. In particolare, l’ipotesi di un eventuale malore riportata da alcune testate non risulta al momento confermata dalle autorità e non può quindi essere presentata come causa della scomparsa.



