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Chieti

Indebito INPS su pensione di invalidità civile: il Tribunale di Chieti dà ragione ad un’assistita INCA CGIL

Chieti. Il Tribunale di Chieti, sezione Lavoro, ha accolto il ricorso di una donna titolare di pensione di invalidità civile, assistita dal patronato INCA CGIL di Chieti, annullando la richiesta di restituzione di 3.122,50 euro avanzata dall’INPS. Il Tribunale ha stabilito che l’Istituto non può pretendere la restituzione delle somme erogate prima del 18 maggio 2025, data in cui la donna aveva ricevuto comunicazione formale del venir meno dei requisiti reddituali per la prestazione.

La vicenda riguarda una pensione di invalidità civile ricostituita d’ufficio dall’INPS dopo il rilevamento del superamento dei limiti di reddito previsti dalla normativa. Un superamento determinato dal riconoscimento, nel marzo 2025, della pensione di reversibilità in favore della donna, e dai redditi da pensione del coniuge, entrambi elementi già noti allo stesso Istituto previdenziale, che li aveva certificati o comunque gestiti direttamente. È su questo aspetto che si è concentrata la battaglia legale, condotta dall’avvocato Rocco Carabba su segnalazione del patronato INCA CGIL di Chieti, che ha seguito l’assistita fin dalle prime fasi della vicenda amministrativa.

Il giudice ha dato pienamente ragione alla ricorrente, richiamando il principio, consolidato nella giurisprudenza costituzionale e di legittimità, secondo cui in materia di prestazioni assistenziali la restituzione delle somme percepite in buona fede può essere pretesa solo a partire dal momento dell’accertamento formale del venir meno del diritto. Un principio che tutela il legittimo affidamento del cittadino, soprattutto quando è la stessa amministrazione a essere già a conoscenza degli elementi che determinano la perdita del diritto alla prestazione.

“Una sentenza che conferma quanto l’ INCA CGIL Chieti sostiene da tempo – dichiara il Direttore Giuseppe Visco – dietro ogni indebito INPS non c’è automaticamente una responsabilità del pensionato, e la tutela legale, quando necessaria, può fare la differenza tra un torto subito in silenzio e un diritto riconosciuto. Per la donna la pronuncia significa non dover restituire alcuna somma per il periodo tra il 2020 e il maggio 2025. Continuiamo ad offrire ai cittadini un servizio di tutela previdenziale che non si ferma alla pratica amministrativa ma, quando serve, arriva fino in tribunale”.

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