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Truffe online: serve una tutela per le vittime. La proposta

L'intervento dell'On Luciano D'Alfonso

Abruzzo. “Mentre saranno le forze dell’ordine a smascherare e smantellare la rete criminale che ha messo in piedi la gigantesca truffa on line della messaggistica tesa a clonare i dati dei cellulari dei singoli malcapitati e, da lì, a estorcere denaro a parenti, amici, congiunti a vario titolo a fronte di una richiesta plausibile, spetta alla politica individuare gli strumenti utili per tutelare i cittadini aprendo un canale di dialogo e di collaborazione con gli Istituti bancari, divenuti incolpevoli co-protagonisti del ‘caso’. A prendere posizione è il parlamentare abruzzese del Pd, Luciano D’Alfonso.

 

“Nelle ultime ore si è ampliato in maniera considerevole il bacino delle persone coinvolte nella truffa della ‘ballerina’. E non parliamo solo della settantenne signora Maria impreparata dinanzi alle diavolerie di uno smartphone, ma anche di insegnanti, professionisti a vario titolo, persone abituate a gestire ogni giorno la propria vita quotidiana attraverso un cellulare, a effettuare transazioni, acquisti, pagamenti, utenti del mondo digitale che mai avrebbero pensato nella propria vita di divenire vittime di una bufala che si sta allargando a macchia d’olio coinvolgendo interi nuclei familiari

 

Perché chiunque di noi riceva da un figlio, una sorella, da un amico di stretta vicinanza la richiesta di un prestito urgente e indifferibile per saldare una visita o un debito contingente, con la garanzia certificata di una tempestiva restituzione, ha la tensione emotiva della fiducia e ottempera alla richiesta senza alcun tentennamento. Specie se la richiesta è, come nel caso degli ultimi giorni, pari a un prestito di 880 euro, sicuramente una somma importante per una famiglia, ma non eccessivamente spaventosa tale da poter indurre al dubbio

 

Ovviamente l’utente ricorre al bonifico digitale, eseguibile semplicemente dallo smartphone, la Banca di turno esegue la direttiva del proprio cliente, e gli 800 euro scivolano via dal conto per finire

su un Iban che nessuno ha avuto modo o tempo di verificare, in questo caso un conto truffa. E quando si scopre di essere caduti in una trappola, è già tardi e a oggi il cliente non ha modo di recuperare la somma, perché nell’attuale quadro normativo le Banche risarciscono solo nel caso di una clonazione della carta di credito

 

Per questa ragione ho deciso di rivolgere un’istanza di coinvolgimento ad ABI e a Banca d’Italia affinchè istituiscano nel proprio sistema di interlocuzione digitale con i propri clienti una messaggistica whatsapp di ultima verifica e di ulteriore conferma dei bonifici, specie quelli eseguiti in homebanking piuttosto che allo sportello alla presenza di un operatore. Il sistema bancario dovrebbe accedere alla migliore Intelligenza artificiale per predisporre uno strumento di doppia interrogazione a vantaggio del proprio cliente, ovvero una volta ricevuta la richiesta di bonifico, prima del relativo inoltro, dovrebbe inviare un whatsapp al titolare del conto, chiedergli un ultimo approfondimento circa la certa e verificata identità dell’Iban al quale sta inviando i propri risparmi e invitarlo a un supplemento di accertamento. Parlo di una sorta di segnale alert che potrebbe indurre il cliente stesso a cercare ulteriori rassicurazioni circa la legittimità della richiesta della somma di denaro.

 

Su questo sono convinto di trovare la massima disponibilità degli organismi interessati al fine di ragionare insieme sulla opportunità di tutelare i propri utenti contro i meccanismi sempre più subdoli adottati dalla criminalità organizzata a ogni livello. Dovremo invece intervenire su Roma per verificare la possibilità di attivazione di un fondo utile a ristorare le vittime di truffe digitali.

 

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