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Teramo

Alba Adriatica, alberi, pineta e metodo: si accende il dibattito sul nuovo lungomare

Noi Moderati replica all'assessore Vallese

Alba Adriatica. Torna ad accendersi il dibattito politico, e non solo, sui lavori, ancora in corso, del lungomare Marconi di Alba Adriatica.

La replica dell’assessore ai lavori pubblici, Giuliano Vallese, sulle sollecitazioni della minoranza, favorisce una presa di posizione del gruppo di Noi Moderati (il capogruppo consiliare Massimo Marconi e il segretario cittadino Davide Giacomozzi).

Alberi. La questione degli alberi del lungomare e della pineta non è mai stata una polemica ideologica. È una questione paesaggistica, ambientale e identitaria. Negli atti ufficiali la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio ha espresso un parere favorevole con prescrizioni, richiamando in modo chiaro la necessità di conservare le alberature sane ed evitare abbattimenti generalizzati in assenza di comprovato pericolo. L’assessore Vallese ha avallato sul tratto del lungomare sud, un abbattimento indiscriminato sulla base di perizie visive, molte delle quali addirittura “post mortem”. Questo non lo dice l’opposizione: questi sono i fatti!!!, riportati anche nelle cronache locali.

Pineta. Per quanto riguarda la pineta, non si è trattato solo di rilievi tecnici. È stata una mobilitazione popolare. Il Comitato Civico Pro-Pineta, insieme ad associazioni ambientaliste, ha promosso la petizione “Salviamo la Pineta Storica di Alba Adriatica”, opponendosi al taglio di 205 alberi ritenuti sani. Duecentocinque alberi. Non rami secchi. Alberi ritenuti sani.
È stata necessaria una dura battaglia civica, fatta di raccolte firme, pressione istituzionale e mobilitazione pubblica. E per fortuna quella battaglia è stata vinta: i pini sono stati salvati.
Finita quella dei pini è iniziata la battaglia per i pioppi del lungomare. Con questa maggioranza ad Alba Adriatica bisogna sempre condurre battaglie per la salvaguardia degli alberi.
L’assessore Vallese e tutta la maggioranza sapevano che sarebbero tutti stati indiscriminatamente abbattuti i pioppi del Lungomare ed alcune lacune progettuali che oggi emergono, ne sono l’esatta conferma.
Quando cittadini, comitati e organi di tutela convergono sulla necessità di preservare alberature sane, forse il problema non è la polemica. Forse il problema è il progetto.

Il metodo. Lo Statuto comunale parla di partecipazione, pubblicità degli atti, convocazioni formali, trasparenza nei procedimenti di particolare rilevanza pubblica. Per un intervento che incideva su oltre duecento alberi della pineta e 160 pioppi del filare storico che modificava in modo strutturale il lungomare, sono state attivate consultazioni pubbliche preventive?
Sono state convocate formalmente commissioni e assemblee con adeguata pubblicità?
Sono state raccolte e valutate osservazioni dei cittadini prima delle scelte definitive?
Perché se queste procedure sono state rispettate, è doveroso indicare atti, date e modalità. Se non sono, invece, state attivate, il problema non è politico: è istituzionale.

Noi Moderati ha denunciato la stessa modalità di azione, anche per quanto riguarda Piazza del Popolo, invitando la maggioranza a senso unico della Sindaca Casciotti a valutare altre modalità di azione.
Nel frattempo, però, si sono rimossi simboli identitari senza un vero confronto. La Madonnina della rotonda di Via Isonzo non era un pezzo di cemento qualsiasi, era un riferimento religioso e storico per molti residenti e turisti. La barchetta ornamentale di Piazza Salvatore Quasimodo non era un oggetto superfluo, ma un richiamo alla tradizione marinara del luogo. Anche qui decisioni calate dall’alto, senza ascolto reale.
Poi ci sono i numeri. Qui non si fa propaganda.
Nel nuovo tratto di lungomare nord gli stalli di sosta risultano composti da circa 4 metri di asfalto più 50 centimetri di zanella per le acque di scolo inglobata nello stallo per lo spazio di sosta. Una soluzione che sembra studiata per rientrare formalmente nei parametri del D.P.R. 495/1992, che tra l’altro indica in 5 metri la lunghezza minima occupata ed in 2 metri la larghezza. Le ricordiamo assessore sono queste le misure minime stabilite da un decreto di oltre trenta anni fa. Mancano diversi centimetri non millimetri. Un buon indirizzo politico sarebbe stato quello di adeguare tali misure ai veicoli di oggi in considerazione di un’opera di riqualificazione che costerà ai cittadini albensi quasi 7 milioni di euro.
Su questo punto il consigliere Massimo Marconi, già nel 2024, attraverso un’interrogazione consiliare aveva segnalato il problema, invitando la maggioranza a rivedere l’aspetto progettuale per sanare l’anomalia, ma avete inteso proseguire nell’errore con i risultati fallimentari oggi sotto gli occhi di tutti.
Questo appare veramente paradossale.
Non è stata prevista un’area adeguata di manovra o inversione per i veicoli in genere, costretti a proseguire fino a Tortoreto per poter invertire la marcia. Questo non è un dettaglio. È una scelta superficiale, oltreché un errore strutturale.
Assessore, quando si vive in una comunità costretta a organizzare una raccolta firme per salvare 205 alberi della pineta e 800 firme per portare il progetto di riqualificazione del lungomare in discussione in consiglio comunale, inoltrare segnalazioni e denunce per chiedere l’intervento della Soprintendenza alle Belle Arti ottenendo il risultato di aver almeno conservato una parte del filare storico, segnalare che le misure degli stalli risultano inferiori agli standard normativi, non è l’opposizione a vivere fuori dalla realtà.
Assessore, quando si eliminano, poi, simboli storici senza condivisione, senza ritegno ed in spregio ai cittadini, non si compie un semplice atto amministrativo, si compie una scelta politica che incide sull’identità di una città e sulla sua storia.
Non è una questione nostalgica, tantomeno ideologica. È una questione di rispetto. Perché amministrare non vuol dire imporre, ma condividere. Non vuol dire cancellare ciò che è stato, ma semmai valorizzarlo o, se necessario, ripensarlo con trasparenza e partecipazione.
Quando invece si procede in modo unilaterale, il messaggio che passa è semplice e preoccupante: significa che le decisioni si prendono a senso unico ed i cittadini devono solo prenderne atto. Ed è proprio questo scollamento, ormai evidente, che alimenta sfiducia e amarezza.
La città merita spiegazioni, merita ascolto, ed i cittadini meritano di essere parte delle scelte che riguardano la propria storia e il proprio presente”.

 

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