
Abruzzo. L’esito del referendum sulla giustizia, con la netta prevalenza del NO, consegna un messaggio politico inequivocabile: la Costituzione non si cambia a colpi di forzature e propaganda.
Le italiane e gli italiani hanno risposto con una partecipazione davvero poderosa, che non si registrava da anni”: è il commento del segretario regionale del Pd Abruzzo, Daniele Marinelli.
“Sono felice e soddisfatto del risultato, innanzitutto perché è un chiaro stop a una riforma pericolosa e sbagliata, che avrebbe meritato ben altro confronto nel Parlamento e nel Paese – sottolinea in una nota Marinelli -.
Gli italiani hanno dimostrato che non ci stanno a farsi prendere per il naso, anche a fronte dei toni fuori misura della presidente del Consiglio, secondo cui la vittoria del NO avrebbe significato liberare stupratori e criminali. Una propaganda inaccettabile che è stata respinta con forza. Il dato politico è chiaro – continua il segretario abruzzese del Pd -: sono stati il Governo e Meloni a politicizzare questo referendum, approvando la riforma senza permettere che nemmeno una virgola venisse modificata in Parlamento, trasformando la contesa in uno scontro e rivendicandola come parte del proprio programma elettorale. Ma i cittadini hanno risposto nel merito, con la sonora bocciatura a una riforma che non avrebbe migliorato la giustizia e senza connessione con le priorità del Paese; in un momento in cui l’Italia è alle prese con questioni fondamentali come la guerra, i rincari, la sanità, il lavoro e l’economia in stallo, hanno costretto il Paese a discutere di una riforma che non avrebbe inciso sui problemi reali delle persone. Anche per questo il NO è stato così netto”.
“Il dato della partecipazione, con quasi il 60 per cento dei votanti è un segnale politico chiaro: la domanda di democrazia è viva e forte. Lo stop a questo scellerato progetto – conclude Marinelli – dice chiaramente che i cittadini contano e sono stanchi di essere presi in giro. Non poteva esserci miglior segnale per le sfide che ci aspettano”.
Cgil. Oggi vince la Costituzione italiana. Anche in Abruzzo si afferma il No con un’alta partecipazione al voto. È un segnale chiaro che arriva dai cittadini e che indica una forte volontà: la Costituzione non va cambiata o stravolta, ma applicata. I cittadini hanno scelto di difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che rappresentano un presidio fondamentale per i diritti e per la democrazia. Quella di oggi è una giornata importante, che apre una fase nuova”. Lo afferma il coordinatore del comitato regionale Società civile per il NO al referendum costituzionale e segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, che sta raggiungendo piazza Sacro Cuore, a Pescara, dove sta per prendere il via una manifestazione spontanea dei cittadini.
Abbiamo partecipato e assistito ad una campagna elettorale referendaria dove la censura e la menzogna hanno prevalso, dall’Ordine dei giornalisti, all’AgCom e alle autorità di garanzia: nessuno è intervenuto per prevenire l’attentato ai diritti civili e politici del cittadino. E la nostra lotta non è stata sufficiente ad invertire la tendenza. Nel passato era emersa la violazione del diritto a conoscere per deliberare e del diritto alla libertà d’espressione per cui, a seguito di una denuncia di Marco Pannella, la repubblica italiana era stata condannata dalla corte europea dei diritti dell’uomo. Ora è necessario attivare tutte le procedure previste dall’ordinamento e denunciare in tutte le sedi, nazionali, europee e dell’Onu la deriva del sistema italiano.
Il network europeo dei consigli della giustizia, per così dire dire l’insieme dei Csm, nella dichiarazione di Riga, documento adottato lo scorso giugno 2025, ha fatto emergere alcuni passaggi inquietanti. Il documento ha come titolo ‘Affrontare le minacce allo stato di diritto’ enumerando tra queste: sviluppi politici, cambiamenti sociali, radicali mutazioni del panorama mediatico, impatto dei progressi digitali, nonché la mancata consultazione della magistratura in merito a progetti di legge o attuazione di riforme senza il suo consenso. Tra le azioni indicate ai consigli di giustizia del continente c’è quella di agire prontamente e impiegare tutti i mezzi a disposizione: pareri legali, prese di posizione a nome della magistratura per raccogliere il sostegno pubblico, segnalazione di difficoltà rivolte alle istituzioni o agli organi giudiziari dell’UE.
Ci troviamo evidentemente di fronte alla volontà di invadere il campo dei legislatori, i decisori politici eletti. Invece di salvaguardare lo stato di diritto, si vuole stravolgerlo, a partire dalle fondamenta della divisione dei poteri.
Per questo, il Consiglio generale del Partito Radicale riunito in sessione straordinaria oggi, prima della chiusura dei seggi, ha approvato all’unanimità la mozione allegata.
Luciano D’Alfonso. Il Referendum costituzionale sul tema Giustizia si è chiuso in modo chiaro e inequivocabile: ha vinto il ‘No’ rispetto a una proposta di riforma improvvisata, viziata, manchevole di studio e di approfondimento, e che piuttosto ha fatto emergere le reali necessità per il rispetto delle reali garanzie di equità e verità nell’interesse dei cittadini
La giornata odierna deve rappresentare l’apertura di un autentico capitolo di iniziativa e volontà: ora si facciano le vere riforme, che devono essere appropriate, equilibrate, riforme che non generino ‘mostri’, né di doppi CSM, né di superpoliziotti.
Apriamo da questo momento un cantiere di riforme che abbia la capacità e gli strumenti per facilitare le garanzie del cittadino quando è solo davanti alla macchina della giustizia e ha diritto a tutele di dignità, di rispetto e di quelle volontà investigative utili a dimostrare la verità e non la verosimiglianza attraverso un confronto dialogico che non trascuri nulla, men che meno le prove a favore dell’indagato.
La giustizia non merita di essere deglutita né da patti elettorali né da storie che derivano dal passato.



