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Teramo

Servizio idrico, Pepe: “no a riforme che penalizzano Teramo e i territori”

Teramo. “La gestione dell’acqua rappresenta una delle questioni più delicate e strategiche per il futuro dell’Abruzzo. Per questo motivo ritengo che la nostra regione non possa permettere l’ingresso dei privati nella gestione di una risorsa naturale essenziale come il servizio idrico”.

 

È una posizione ferma e senza ambiguità quella espressa dal consigliere regionale Dino Pepe, intervenuto nel dibattito sulla riforma del sistema idrico regionale.
Secondo Pepe, la strada da seguire è quella indicata con chiarezza dai sindaci della provincia di Teramo nel corso dell’assemblea ASSI, presieduta dal presidente della Provincia, Camillo D’Angelo: mantenere una gestione pubblica e organizzata su base provinciale, capace di garantire efficienza, controllo del territorio e tutela degli interessi delle comunità locali. Una posizione sostenuta con forza da tutti i consiglieri regionali teramani, oltre che dal sindaco di Teramo e dal presidente della Provincia.
“Parliamo di una posizione condivisa da amministratori appartenenti ad aree politiche differenti – sottolinea Pepe – e proprio per questo ancora più significativa. Quando i sindaci, che quotidianamente vivono le esigenze dei cittadini e dei territori, lanciano un allarme così forte, la Regione ha il dovere di ascoltare”.
Il consigliere regionale ribadisce il proprio impegno a sostenere questa linea anche nelle sedi istituzionali: “Resto profondamente convinto che la gestione provinciale sia il modello più efficace e vicino alle esigenze delle comunità. Mi batterò in Consiglio regionale affinché venga rispettata la volontà espressa dai sindaci della provincia di Teramo e sia salvaguardato l’attuale sistema di gestione. Auspico che i consiglieri regionali eletti in questa provincia, sia di destra sia di sinistra, facciano la stessa scelta. Marsilio ha già scelto una linea opposta, come dimostra lo smantellamento dell’Ersi di Teramo, che oggi conta un unico impiegato in organico, destinato a rimanere in servizio solo fino a dicembre di quest’anno”.
Pepe entra poi nel merito della proposta avanzata dal centrodestra regionale, che ipotizza la creazione di due grandi ambiti territoriali: uno comprendente le province di Pescara e Chieti e l’altro le province di Teramo e L’Aquila, con una governance fondata sul peso del capoluogo più popoloso, ossia Pescara per il primo ambito e L’Aquila per il secondo.
“Una riforma impostata in questo modo rischia di produrre effetti estremamente penalizzanti per la provincia di Teramo – afferma –. Innanzitutto perché comporterebbe la perdita della sede gestionale, privando il territorio di un presidio decisionale importante. Ma soprattutto perché rischierebbe di tradursi in un aggravio economico per i cittadini teramani, che potrebbero ritrovarsi a pagare bollette sensibilmente più alte rispetto a quelle attualmente garantite dalla gestione di Ruzzo Reti”.
Per Pepe il tema non è soltanto amministrativo, ma profondamente politico e sociale: “L’acqua non può essere considerata esclusivamente una voce economica o un settore da razionalizzare attraverso maxi accorpamenti. È un bene pubblico primario e, come tale, va gestito con criteri che mettano al centro i cittadini, la qualità del servizio e la sostenibilità delle tariffe”.
Il consigliere regionale evidenzia inoltre come il timore espresso dagli amministratori locali sia pienamente giustificato: “I sindaci e il delegato Ersi di Teramo, Mario Tulini, hanno manifestato una forte preoccupazione rispetto a una riforma che rischia di allontanare i centri decisionali dai territori e di indebolire il rapporto diretto con le comunità locali. Per questo hanno chiesto con forza alla Regione Abruzzo di mantenere l’attuale ente gestore e di preservare un modello che, negli anni, ha garantito equilibrio, controllo pubblico e radicamento territoriale”.
“In una fase storica in cui i cittadini chiedono istituzioni più vicine e servizi più efficienti – conclude Pepe – sarebbe un grave errore imboccare la strada opposta, centralizzando le decisioni e aprendo la porta a logiche che potrebbero compromettere la natura pubblica del servizio idrico. Su questo tema servono responsabilità, ascolto dei territori e una visione orientata alla tutela dell’interesse collettivo”.

 

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