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Inchiesta “Parentopoli” al Comune di Pescara, Masci contro i “castelli in aria e secchiate di fango”

Pescara. Dopo la diffusione della notizia sull’inchiesta a carico di due dirigenti comunali e di due candidati ad altrettanti concorsi per l’assunzione al Comune di Pescara, il sindaco Masci sbotta e replica a chi accusa la propria amministrazione.

Prima, infatti, l’indagine sull’assessore Massimiliano Pignoli per voto di scambio, poi la richiesta di condanna per l’assessore Claudio Croce e per l’ex assessore Eugenio Seccia. Infine l’inchiesta già ribattezzata Parentopoli, dato che vede indagati, per presunti favoritismi nei concorsi pubblici, il figlio del vicesindaco Gianni Santilli e una collaboratrice dell’assessore Adelchi Sulpizio.

“Il clima è sempre lo stesso, non è cambiato nulla rispetto agli anni recenti. Assistiamo sempre alla solita litania”, sbotta Masci in una lunga nota nella quale ricorda che “da quando è cominciata l’ultima consiliatura, a giugno 2024, le modalità seguite da alcuni consiglieri di minoranza sono improntate alla barbarie giustizialista allo stato puro, all’accusa personale condita da una buona dose di sensazionalismo. Accessi agli atti, esposti, interventi-denuncia in Consiglio comunale con striscioni preparati nottetempo, come se fossimo perennemente davanti alle telecamere di uno show televisivo, e una violenza verbale che mette i brividi. Una furia che non conosce tregua e che sembra dettata da un odio profondo nei confronti di chi amministra la città e della macchina comunale, senza alcun rispetto per nessuno, una sorta di inquisizione permanente su ogni tipo di azione che la maggioranza compie”.

“Questa opposizione, che abbiamo ben visto all’opera anche durante la campagna elettorale, con accuse che sono riuscite a superare l’assurdo, si è autoinsignita del titolo di Torquemada dei giorni nostri”, incalza il primo cittadino, “Non viene rispettato neppure il lavoro degli inquirenti perché dopo aver presentato esposti su esposti non si dà neppure il tempo alla magistratura di fare il proprio lavoro, ma si condannano tutti, a prescindere, e chi risulta indagato di fatto viene già condannato (come se fosse stato raggiunto l’ultimo grado di giudizio) e le indagini diventano sostanzialmente superflue. Tanto nel mondo dei social e delle chat ciò che conta sono gli annunci urlati ai quattro venti su presunte bufere giudiziarie pesantissime, con gli striscioni esposti dentro e fuori al Comune, come se lo scandalo albergasse in piazza Italia. E tutto il resto, persino la verità, diventa superfluo”.

“In barba al sistema giudiziario e ad ogni regola democratica, c’è chi pensa che si risolva ogni cosa con un colpo di spugna, dicendo che tutti devono andare a casa accompagnati da una secchiata di fango. I fatti, però”, ribatte Masci, “ci dicono che una serie di esposti effettuati dai soliti noti oppositori di professione, presentati in pompa magna come clamorosi scandali epocali con indagati eccellenti, a cui sono seguiti indagini e processi, si sono conclusi con assoluzioni piene, e da avvocato prima ancora che da sindaco ritengo sia doveroso attendere che le indagini arrivino a conclusione. La Magistratura ha gli anticorpi giusti per non farsi condizionare dai populismi politici e dalla frenesia di chi cerca il consenso a ogni costo ed è mosso solo da odio e rancore, non sapendo perdere. Un’indagine, che riguardi un dipendente del Comune o un amministratore, non può diventare automaticamente un atto di condanna, e la minoranza dovrebbe saperlo. Dopo essere stato bocciato dagli elettori, qualcuno ha lavorato fino ad oggi solo sulla macchina del fango, costruendo puntualmente castelli in aria, su ogni atto”

“Sono garantista, e lo sono per tutti e in ogni occasione, attendo la fine dei procedimenti, e mi affido, come sempre, al lavoro serio e silenzioso di chi è deputato a condurre le indagini e a giudicare. Forse, per qualche innamorato di Robespierre e dei processi sommari di piazza, questo mio atteggiamento da uomo libero e liberale può essere considerato una colpa, ma io sono fiero di comportarmi così, seguendo sempre la bussola del rispetto verso tutti. Anche per questo non posso proprio accettare frasi che suonano come condanne preventive e prive di qualsiasi fondamento nei confronti di dirigenti e dipendenti comunali, che fanno un lavoro difficile e ogni volta gettano il cuore oltre l’ostacolo per raggiungere gli obiettivi fissati”, conclude Carlo Masci.

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