Sanità, D’Alberto: “Penalizzazione di Teramo frutto di scelta politica”
Le parole del sindaco in Commissione Vigilanza

“Gli atti di cui stiamo parlando oggi sono una palese rappresentazione della penalizzazione che subisce e che rischia di subire anche in futuro la sanità teramana rispetto a quella di altre realtà territoriali. Una penalizzazione frutto di alcune scelte operate negli anni precedenti, a partire dalla legge di riordino della rete ospedaliera regionale approvata a dicembre 2023, che rappresenta il quadro con il quale dobbiamo necessariamente fare conti anche in un’ottica, a mio avviso, di futura revisione”.
Così il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, audito questa mattina nel corso della commissione di vigilanza regionale, convocata dal presidente Sandro Mariani, con all’ordine del giorno l’iter di approvazione dell’atto aziendale della ASL di Teramo, sul quale fino ad oggi l’Agenzia sanitaria regionale si è espressa negativamente.
Una commissione dai toni particolarmente accesi e nel corso della quale il primo cittadino ha ribadito la posizione già espressa in varie occasioni.
“Sulla valutazione della rete ospedaliera non posso che ribadire quanto detto nella seduta dell’apposita commissione in cui fui ascoltato prima dell’approvazione della legge regionale 60 del 2023 – ha continuato il sindaco – in una discussione che, visti i tempi strettissimi, fu di fatto compressa. Non ci fu uno spazio reale, effettivo per un confronto che consentisse di evidenziare con grande forza quelle distorsioni, soprattutto nei confronti della sanità teramana, che avevamo evidenziato. Questo non ci ha impedito comunque di denunciare, in quella sede, come amministratori, quello che stava accadendo. Oggi, a mio avviso, questa discussione è di fondamentale importanza, in quanto bisogna capire quali sono le basi del confronto in corso tra la ASL di Teramo, nei termini che prima il direttore Di Giosia rappresentava, e le strutture regionali. Questo è dirimente per un motivo che non è solo tecnico, ma anche politico”.
Nel suo intervento il primo cittadino, che ha stigmatizzato l’assenza sia dell’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì che del presidente Marco Marsilio, ha fatto riferimento in particolare all’articolo 3 comma 1 della legge di riordino della rete ospedaliera regionale, che consentiva alle ASL di modificare, “ad invarianza di risorse e nel rispetto dei bacini di utenza”, le attribuzioni delle unità operative. Proprio sulla scorta di quell’articolo, la ASL di Teramo aveva inserito nell’atto aziendale la previsione della UOC di malattie infettive, decisione sostenuta con l’importante ruolo svolto dall’unità operativa nel periodo del COVID, e di quella di chirurgia generale dell’ospedale di Sant’Omero, considerata strategica per evitare la mobilità passiva verso la Regione Marche.
“Si tratta di una norma politica e non tecnica – ha detto il Sindaco D’Alberto – perché in quel momento, se quella norma non fosse stata inserita, la rete ospedaliera probabilmente non sarebbe passata o avrebbe avuto comunque grandi difficoltà. Si inserì dicendo alle ASL che avrebbero potuto modificare quelle distorsioni della rete che erano evidenti, oggi vediamo che non è così. È evidente, dunque, che da una norma politica, da una scelta politica, devono discendere responsabilità politiche. E per questo, se è positivo che oggi ci sia questa commissione, non va bene che non ci siano qui quei referenti politici che dovrebbero rispondere di quella norma, dalla cui attuazione discende poi la corretta comprensione del dialogo tra la ASL e le strutture regionali. Ed è fondamentale chiarire questo passaggio, perché siamo solo all’inizio di quella penalizzazione della sanità teramana che rischia poi di essere sviluppata nel corso della piena attuazione della rete ospedaliera. Attuazione che passa anche per il tema degli ospedali di secondo livello, rispetto ai quali sono saltati tutti i termini previsti nella stessa legge di riordino della rete ospedaliera e che ci portano a chiedere qual è la prospettiva che la Regione Abruzzo vuole dare al quadro di riequilibrio della sanità territoriale”.



