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L'Aquila

Perdonanza Celestiniana: chiusa la Porta Santa e corteo di rientro

L’Aquila. E’ stata appena chiusa la Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a cui è seguito il corteo di rientro della Bolla del Perdono di Papa Celestino V.

 

Alle 18, sempre nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, si è svolta la Santa Messa stazionale, presieduta da Sua Ecc.za Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila. Al termine della Celebrazione Eucaristica è avvenuta la lettura e la consegna del Patto di Amicizia tra la Basilica Papale di S. Maria degli Angeli in Porziuncola di Assisi e la Basilica di S. Maria di Collemaggio in L’Aquila (di cui si allega documento) da parte del Custode della Basilica francescana Fra Massimo Travascio O.F.M.

Nel Patto viene definito l’impegno delle due comunità, quella di Assisi e dell’Aquila, a promuovere il dono da esse custodito. Si legge: “Con questo Patto ci impegniamo a testimoniare congiuntamente il volto misericordioso del Padre attraverso il ministero pastorale; promuovere iniziative comuni di preghiera, accoglienza e formazione per i pellegrini e le comunità; collaborare attivamente nella valorizzazione spirituale, culturale e liturgica delle rispettive indulgenze; sostenere il cammino sinodale della Chiesa, in spirito di fraternità e servizio al Popolo di Dio”.

 

L’Arcivescovo Metropolita Mons. Antonio D’Angelo, durante l’omelia della Messa in onore di San Giovanni Battista per la chiusura della Porta Santa di S. Maria di Collemaggio ha detto: “Abbiamo fatto un gesto molto semplice, attraversando la Porta Santa, che in se ha un valore simbolico molto forte: ci riporta a Cristo che è la Porta per il Regno. Il Regno inizia già in questo presente perché rigenerati dallo Spirito Santo, viviamo ora la vita nuova nella logica del Vangelo. Nel vangelo di Giovanni, Gesù dice: “in verità in verità, io sono la porta delle pecore”(Gv 10,7), questa è una dichiarazione solenne carica di speranza che alimenta la fiducia. Nel corso della nostra esistenza siamo confortati dalla presenza di un Dio vicino, noi siamo quel gregge che è introdotto nella vita nuova, tutto ciò accade nella gratuità dell’amore del Padre. Stiamo vivendo l’Anno giubilare, e Papa Francesco ci ha invitati a ripensarci come “Pellegrini di speranza”, saremo veramente tali nella misura in cui diamo la disponibilità a Cristo di entrare nel nostro cuore, Lui spalanca la porta del futuro all’uomo e all’intera umanità, vincendo la morte con la sua Risurrezione. L’amore di Dio è talmente grande che è capace di amare anche chi gli è ostile e ci rende adulti nell’amore. Oggi c’è proprio bisogno di uomini e donne adulti nell’amore. Papa Francesco ha definito L’Aquila Capitale del perdono, un titolo bello ma oneroso, perché chiamati a vivere il perdono, che, come affermato da Papa Leone XIV di recente, possiamo ben comprendere è amore infinito, capace di amare fino in fondo. Credo questa sia la spiritualità che siamo chiamati a curare per essere una comunità illuminata e illuminante di amore e di perdono. Sia questa la gioia del nostro cuore, sia questa la Perdonanza celestiniana! Siamo chiamati ad essere profeti di misericordia”.

 

Dopo la lettura del Patto, il sindaco dell’Aquila e Presidente del Comitato Perdonanza, Pierluigi Biondi, ha pronunciato il suo discorso: “Celestino ci insegna che il perdono è speranza nel futuro, perché accantonando il rancore, si superano le ferite e si riannodano i fili spezzati, liberando così il passato dalle sovrastrutture negative per esaltarne gli aspetti valoriali, in un processo virtuoso che consente di creare le condizioni per progettare il futuro. La cultura non è ideologia, non è di una parte, la cultura è come respirare, è di tutti e per tutti, non ti impone un pensiero unico, ti sostiene nella elaborazione di un tuo pensiero. L’Aquila, il suo territorio, le aree interne dell’Appennino sono memoria, tradizione, arte, architettura, paesaggi che nutrono il corpo e la mente. Una cultura è viva se sa conservare e esaltare, oltre il tempo che travalica i secoli, le proprie radici. E la Perdonanza celestiniana è la radice che stupisce, promette, consola e proietta nel futuro; è nascita e rinascita della nostra comunità”.

Al termine, lo stesso sindaco e l’Arcivescovo Mons. Antonio D’Angelo hanno chiuso la Porta Santa. Ultimato il rito, il primo cittadino ha spento il braciere, acceso lo scorso 23 agosto con il Fuoco del Morrone, e ha quindi proclamato la chiusura della 731ª Perdonanza Celestiniana.

A seguire, è partito il corteo di rientro della Bolla del Perdono, con il gonfalone della città dell’Aquila, i rappresentanti della Municipalità e i gruppi storici che hanno accompagnato il sindaco, le Dame della Bolla e della Croce (Laura Sette e Arianna De Santis) e il Giovin Signore (Alessandro Sette) dalla Basilica di Collemaggio fino alla sede municipale di Palazzo Margherita a Piazza Palazzo, passando per viale Collemaggio, viale Francesco Crispi, corso Federico II, piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele II, corso Principe Umberto.

 

A conclusione delle iniziative promosse dall’amministrazione comunale, venerdì 30 agosto, al Teatro del Perdono di Collemaggio ci sarà il Concerto di chiusura: “L’Aquila a un Tempo Nuovo”, diretto da Leonardo De Amicis. Sul palcoscenico si esibiranno: Antonello Venditti, Giuliano Sangiorgi, Brunori Sas, Francesca Michielin e Gianluca Ginoble, con l’orchestra del Conservatorio “Alfredo Casella”.Inizio del concerto alle 21,30.

Discorso di chiusura del Sindaco dell’Aquila e presidente del Comitato Perdonanza Pierluigi Biondi

 

 

Sua Eccellenza, mi permetta, prima di avviare la mia riflessione, fare dei ringraziamenti. A Sua Eminenza, il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato della Santa Sede, a Sua Eminenza, il cardinale Giuseppe Petrocchi, vescovo emerito dell’Aquila, ai Vescovi d’Abruzzo e Molise, a Mons. Orlando Antonini, a Mons. Giuseppe Molinari, che pur non in presenza, sono certo, ci osserva e ci accompagna con la sua preghiera. Grazie al rettore della Basilica di Collemaggio, Mons. Stefano De Paulis, al Custode della Porziuncola di Assisi, Fra’ Massimo Travascio, a tutti i sacerdoti, ai religiosi e all’organizzazione del Servizio Liturgico. Naturalmente a lei, il nostro arcivescovo per averci guidato anche quest’anno attraverso questi intensi giorni di riflessione. E grazie, ancora, ai dirigenti, ai funzionari, agli operai del Comune dell’Aquila, alle società partecipate, agli Uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del Cratere, al Comitato Perdonanza e al vicesindaco, Raffaele Daniele, che lo ha coordinato, e ai collaboratori della mia segreteria.

 

Prima di Ferragosto, terminati i lavori della funivia del Gran Sasso, ho partecipato alla corsa inaugurale.

È stata una sensazione intensa guardare di nuovo verso la stazione di partenza per godere della compattezza medievale del centro storico di Assergi e della varietà naturalistica della Valle del Vasto, con i suoi boschi che sembrano incantati.

Estate, autunno, inverno, primavera, alla luce del sole o delle stelle, il Gran Sasso strega, intimorisce e merita rispetto, perché nella sua insuperabile magnificenza potremmo sentire sussurrare Dio.

Quel risalire i Valloni, proprio ad agosto, nel mese dedicato alla Perdonanza, mi ha fatto pensare a San Pietro Celestino a colui che per essere più vicino a Dio scelse di trascorrere la maggior parte della sua esistenza sui monti d’Abruzzo, conducendo una vita da anacoreta tra preghiera, digiuno e penitenza.

 

Pietro Angelerio, strappato al suo romitaggio, scelse di fare un passo indietro, di rinunciare al soglio pontificio, avendo chiaro che il suo vero approdo non era altro che la compiuta spiritualità.

La sua spiritualità che da 731 anni ci racconta come l’umiltà libera dal potere che rappresenta gli interessi personali, ma allo stesso tempo – ci ricorda il cardinale Matteo Zuppi – l’umiltà può aiutare a scegliere il potere come servizio per la collettività.

Celestino ci insegna che il perdono è speranza nel futuro, perché accantonando il rancore, si superano le ferite e si riannodano i fili spezzati, liberando così il passato dalle sovrastrutture negative per esaltarne gli aspetti valoriali, in un processo virtuoso che consente di creare le condizioni per progettare il futuro.

 

In questo senso la speranza va riconsegnata alle giovani generazioni insieme ad un approccio storico-critico che li sostenga in questi tempi di tensioni bellicistiche, di disumanità, di inadeguatezza al perdono e di tentativi di prevaricazione anche nei vertici internazionali, che dovrebbero favorire la pace.

 

L’Aquila capitale italiana della cultura 2026 vuole essere anche un “faro di speranza”, per dirla con Leone XIV, perché la cultura è libertà, esercizio dell’intelligenza, percezione del bello, celebrazione dei sentimenti, condivisione di suggestioni.

 

L’altra sera, proprio qui davanti, sono risuonate alcune parole che recitano così: Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando, chiedi chi erano i Beatles (…). Un pezzo nato dalla penna di un poeta come Roberto Roversi e reso un classico dalla musica e dalla interpretazione di Gaetano Currieri che, con gli Stadio, ha scaldato il cuore dei tanti ragazzi degli anni Settanta e dei tanti del Duemila che hanno affollato il Teatro del Perdono nella serata inaugurale della 731ͣ Perdonanza Celestiniana, cantando con una sola voce “Chiedi chi erano i Beatles”.

La canzone è un confronto generazionale tra sentimenti e ricordi, è un messaggio di speranza quello che ha lanciato un emozionato Curreri per i giovani di questa nostra terra resistente e coraggiosa e per quelli ai quali la ridefinizione geopolitica del mondo sta negando il futuro.

 

La cultura non è ideologia, non è di una parte, la cultura è come respirare, è di tutti e per tutti, non ti impone un pensiero unico, ti sostiene nella elaborazione di un tuo pensiero.

 

L’Aquila, il suo territorio, le aree interne dell’Appennino sono memoria, tradizione, arte, architettura, paesaggi che nutrono il corpo e la mente. Una cultura è viva se sa conservare e esaltare, oltre il tempo che travalica i secoli, le proprie radici. E la Perdonanza celestiniana è la radice che stupisce, promette, consola e proietta nel futuro; è nascita e rinascita della nostra comunità.

 

Celestino è la memoria della comunità aquilana, è la parte fondante delle nostre radici, la fede in lui è fede in noi stessi, nella nostra rinascita.

 

Stiamo per assistere alla chiusura della Porta Santa, l’augurio è che i nostri cuori, ma sopra tutto quelli dei potenti del mondo si aprano alla luce della speranza, alla forza del dialogo, all’amore per l’umanità tutta.

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