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Teramo

Lavoro, aumentano in provincia di Teramo le dimissioni di genitori con figli piccoli

Il 75% riguarda le donne

Aumentano in provincia di Teramo le dimissioni di genitori con figli piccoli e si fa sempre più profondo il divario di genere sulle scelte di conciliazione tra vita familiare e carriera.

È il quadro che emerge dall’analisi condotta dalla Consigliera di Parità della Provincia di Teramo, Monica Brandiferri, sulla base dei dati forniti dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Teramo relativi alle convalide effettuate nel corso del 2025.

Nel teramano si sono registrate complessivamente 268 convalide, con un incremento del 19,6% rispetto alle 224 dell’anno precedente, pari a 44 casi in più. A colpire è soprattutto il dato di genere: 201 casi hanno riguardato lavoratrici madri, pari a circa il 75% del totale, a fronte di 67 lavoratori padri. Nel dettaglio, si tratta di 262 dimissioni volontarie e consensuali, 4 dimissioni per giusta causa e 2 risoluzioni consensuali.

Dall’esame delle motivazioni emerge con particolare evidenza il peso delle difficoltà legate alla conciliazione tra lavoro e cura dei figli. La motivazione più ricorrente è l’assenza di parenti di supporto, indicata in 121 casi, dei quali 113 riguardano lavoratrici e soltanto 8 lavoratori. Una sproporzione analoga emerge per le condizioni di lavoro particolarmente gravose e/o difficilmente conciliabili con le esigenze di cura della prole: 21 casi, di cui 20 lavoratrici e un solo lavoratore.

Anche le difficoltà legate ai servizi e all’organizzazione del lavoro ricadono prevalentemente sulle donne: 2 lavoratrici hanno indicato l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato, come asilo nido e baby-sitter, mentre in un caso, anch’esso riferito a una lavoratrice, è stata indicata l’impossibilità o la mancata disponibilità del datore di lavoro a modificare gli orari. Si registrano inoltre 12 casi relativi a una sede di lavoro troppo distante, di cui 10 lavoratrici e 2 lavoratori, e 4 casi classificati come “altro”, tutti riferiti a lavoratrici.

L’unico ambito nel quale si riscontra un sostanziale equilibrio tra i generi è il passaggio ad altra azienda, con 91 casi, distribuiti tra 43 lavoratrici e 48 lavoratori. Tra le altre causali figurano 6 casi legati al cambio di residenza, alla distanza o al ricongiungimento al coniuge, 4 casi per motivi di salute, 3 per il mancato pagamento delle retribuzioni o di altre indennità, 2 risoluzioni consensuali e 1 caso di rifiuto al trasferimento aziendale, riguardante un lavoratore.

“I dati parlano chiaro: quando la difficoltà è conciliare il lavoro con la cura dei figli, il peso della scelta ricade ancora in maniera nettamente prevalente sulle donne. È una disparità che non possiamo ignorare. Quando mancano reti familiari di supporto, servizi adeguati e condizioni di lavoro compatibili con la cura, sono ancora soprattutto le donne a pagare il prezzo della conciliazione. La maternità non può trasformarsi in una penalizzazione professionale: servono politiche concrete e un’organizzazione del lavoro che permettano alle donne di restare nel mercato del lavoro senza essere costrette a scegliere tra la propria occupazione e la propria famigliaLa parità passa anche dalla possibilità concreta per una madre di continuare a lavorare dopo la nascita di un figlio”, dichiara la Consigliera di Parità della Provincia di Teramo, Monica Brandiferri.

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