L’associazione Altvelox diffida il prefetto di Teramo: chiesa la sospensione dell’ultimo decreto autovelox

Teramo. L’associazione ALTVELOX ha trasmesso al Prefetto di Teramo un formale invito-diffida con richiesta di immediata sospensione in autotutela del decreto prefettizio del 9 marzo 2026, con il quale sono state aggiornate e autorizzate, nel territorio provinciale, una pluralità di tratte stradali destinate all’installazione e all’utilizzo di dispositivi di rilevamento a distanza delle violazioni degli articoli 142 e 148 del Codice della Strada.
L’iniziativa si inserisce nel percorso nazionale già avviato dall’associazione per chiedere alle Prefetture il riesame dei decreti autorizzativi alla luce del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 11 aprile 2024, che ha introdotto criteri uniformi e vincolanti per la collocazione e l’uso delle postazioni di controllo della velocità, estendendone l’applicazione anche ai dispositivi e alle
postazioni già esistenti.
Secondo quanto rilevato da ALTVELOX, il decreto prefettizio di Teramo richiama il nuovo quadro normativo, le richieste degli enti proprietari delle strade e le risultanze tecnico-istruttorie della Polizia Stradale, sostituendo integralmente il precedente provvedimento del 29 settembre 2025. Tuttavia, allo stato degli atti conosciuti, il nuovo decreto si limita ad affermare in via generale la sussistenza
dei requisiti per i tratti inseriti nel provvedimento, senza rendere pubblicamente ostensibile, in forma analitica e verificabile, la documentazione completa relativa a ogni singola tratta e a ogni singola postazione.
È proprio questo il punto centrale dell’iniziativa. Per ALTVELOX non è sufficiente una formula generale di conformità. Occorre che siano concretamente conoscibili e verificabili i dati di incidentalità, le condizioni strutturali e planoaltimetriche dei tratti, la documentazione sul traffico, le velocità operative, le distanze dai segnali, l’estesa dei tratti e, soprattutto, gli atti che dimostrino l’effettivo adeguamento dei dispositivi già installati ai criteri introdotti dal D.M. 11 aprile 2024.
L’associazione richiama in particolare l’art. 6 del decreto ministeriale, secondo cui i dispositivi già installati, ove non conformi ai presupposti e alle prescrizioni contenute nell’Allegato A, devono essere adeguati entro dodici mesi e, decorso tale termine, devono essere disinstallati sino all’adeguamento. Si tratta di una previsione chiara, che non può essere svuotata da richiami generici o da attestazioni astratte prive di supporto documentale ostensibile.
Nell’invito-diffida trasmesso alla Prefettura di Teramo, ALTVELOX ha quindi chiesto tre cose precise: la sospensione immediata e cautelativa del decreto del 9 marzo 2026; il riesame integrale in autotutela dell’intero assetto autorizzativo provinciale; la trasmissione di tutti gli atti istruttori posti a fondamento del provvedimento, comprese le richieste degli enti proprietari, le risultanze tecnico-istruttorie della Polizia Stradale, i dati di incidentalità e la documentazione tecnica relativa alle singole tratte e alle singole postazioni.
ALTVELOX ha inoltre chiesto che, nelle more del riesame, siano impartite agli enti proprietari delle strade e agli organi accertatori le necessarie disposizioni per la disattivazione delle postazioni non assistite da documentazione completa e verificabile, nonché per la sospensione dell’utilizzo dei dispositivi che non risultino pienamente conformi alla disciplina sopravvenuta.
L’associazione ribadisce che la propria iniziativa non è rivolta contro la sicurezza stradale né contro i controlli di velocità in quanto tali. Il principio è opposto: i controlli sono legittimi e utili solo se fondati su atti regolari, su istruttorie reali e su presupposti verificabili. Quando invece il quadro amministrativo resta affidato a formule generiche, senza piena trasparenza sugli atti, si apre un problema serio
di legalità dell’azione amministrativa e di affidabilità degli accertamenti sanzionatori.
Dopo Napoli e dopo le diffide già trasmesse in altre province italiane, anche Teramo entra dunque nel perimetro dell’azione nazionale avviata da ALTVELOX. L’associazione continuerà a chiedere atti, riscontri formali e provvedimenti concreti, riservandosi ogni ulteriore iniziativa nelle sedi amministrative e giudiziarie competenti in caso di mancata risposta o di risposte non supportate da documentazione oggettiva e verificabile.



