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Teramo

Atri, il sindaco replica alla Cpo: stupito dalla leggerezza con la quale si fanno narrazioni a effetto

Atri. “Leggo con stupore le dichiarazioni della presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo e resto sinceramente colpito dalla leggerezza con cui si mescolano vicende completamente diverse nel tentativo di costruire una narrazione ad effetto.

Paragonare una condanna per violenza nei confronti di una donna a un acceso confronto politico avvenuto durante un Consiglio comunale significa banalizzare la vera violenza e fare un pessimo servizio proprio alle battaglie che si sostiene di voler difendere. Definire un avversario politico una ‘nullità politica irrequieta’ può essere considerato un giudizio severo, magari poco gradito, ma resta una valutazione politica espressa nel contesto di un dibattito istituzionale. Trasformare ogni critica, ogni scontro dialettico, ogni parola sopra le righe in ‘violenza verbale’ rischia di svuotare di significato un termine che dovrebbe essere riservato a comportamenti ben più gravi.

Trovo inoltre singolare che chi riveste ruoli istituzionali scelga di ergersi a giudice delle opinioni altrui, attribuendo patenti di moralità e di buona educazione senza nemmeno preoccuparsi di contestualizzare fatti e dichiarazioni. C’è poi un passaggio che considero particolarmente grave: quello in cui si arriva a mettere in discussione la mia professionalità di docente sulla base di una frase pronunciata durante un confronto politico in Consiglio comunale. Trovo inaccettabile questa confusione tra due piani che dovrebbero rimanere ben distinti. Il mio ruolo di sindaco e quello di docente appartengono a sfere diverse, che richiedono linguaggi, responsabilità e contesti differenti. Tentare di delegittimare un professionista, insinuando dubbi sulla sua capacità di insegnare ai propri studenti perché ha espresso un giudizio politico nei confronti di un consigliere comunale, rappresenta un attacco personale che nulla ha a che vedere con il merito della discussione. Sono abituato al confronto politico, anche duro, e accetto le critiche.

Ma non accetto che si utilizzi il pretesto di una polemica politica per gettare ombre sulla mia attività professionale, svolta con serietà e dedizione da anni. Chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe sapere che il rispetto delle persone passa anche dal non mescolare volutamente ambiti diversi per colpire l’avversario. Ancora più sconcertante è che, nel tentativo di impartire lezioni di rispetto e correttezza, si finisca per utilizzare un metodo che produce l’effetto opposto: anziché confrontarsi sulle idee, si attacca la persona e si prova a screditarne il percorso professionale. Un atteggiamento che considero profondamente ingiusto e che respingo con fermezza. Sono un docente e insegno ai miei studenti, ogni giorno, il valore del confronto libero, anche acceso, purché rispettoso delle persone. Ed è esattamente ciò che è avvenuto in Consiglio comunale. Se oggi siamo arrivati al punto in cui una critica politica viene equiparata alla violenza, allora forse il problema non è il linguaggio utilizzato in aula, ma una crescente tendenza a trasformare ogni dissenso in uno scandalo mediatico. Continuerò a difendere il diritto di esprimere valutazioni politiche senza accettare lezioni da chi confonde il confronto democratico con la violenza”. Così il sindaco di Atri Piergiorgio Ferretti.

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