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Teramo

La differenza non è il corpo. È la convinzione

Intervista ad Aurelio Vittorii, Mental Performing Coach, sulla mentalità straordinaria degli atleti paralimpici

Domanda. Aurelio Vittorii, lei studia e allena la performance mentale da anni. Guardando gli atleti delle Paralimpiadi, qual è l’elemento che più la colpisce?

Risposta. La cosa che colpisce immediatamente è che questi atleti non competono “nonostante” qualcosa. Competono grazie a qualcosa: una mentalità che definisco “convinzione di possibilità”. Non vedono limiti: vedono margini. Non vedono ostacoli: vedono traiettorie. È una forma di lucidità interiore che non nasce dal corpo, ma dalla mente.

Domanda. Cosa intende esattamente per “convinzione di possibilità”?

Risposta. È la certezza profonda che qualcosa è possibile per me, anche quando il mondo dice il contrario. Gli atleti paralimpici non si chiedono “posso farcela?”. Si chiedono: “Come posso farcela?” E questa domanda cambia tutto. La prima crea dubbio. La seconda crea strategia.

Domanda. Molti parlano di resilienza. È davvero questo il punto?

Risposta. La resilienza è solo una parte della storia. La verità è che questi atleti hanno una disciplina mentale che spesso supera quella degli atleti normodotati. Non reagiscono soltanto: creano. Non resistono: avanzano. Non si adattano: si trasformano. La loro forza non è la resistenza al dolore, ma la capacità di dare un significato diverso al dolore.

Domanda. Qual è, secondo lei, la differenza più grande tra un atleta olimpico e un atleta paralimpico?

Risposta. L’atleta olimpico vuole vincere. L’atleta paralimpico vuole superarsi. E quando la motivazione nasce da dentro, non c’è avversario che tenga. Gli atleti paralimpici hanno una caratteristica rara: non si identificano con ciò che manca, ma con ciò che possono creare. È una mentalità che sposta l’attenzione dal limite alla possibilità.

Domanda. C’è un tratto mentale che accomuna tutti gli atleti paralimpici?

Risposta. Sì: la determinazione non negoziabile. Non è aggressività, non è rabbia, non è orgoglio. È una forma di presenza mentale: “Questa è la mia condizione. Questo è il mio obiettivo. Questo è il mio percorso.” E non si spostano di un millimetro. È una forza silenziosa, ma inarrestabile.

Domanda. Cosa può imparare un imprenditore o un professionista da loro?

Risposta. Tre lezioni fondamentali:

  1. La condizione non definisce il risultato. Definisce solo il punto di partenza.
  2. La disciplina batte il talento. Sempre.
  3. La convinzione crea possibilità. Se non credi che sia possibile, non vedrai mai la strada per arrivarci.

Gli atleti paralimpici non hanno un vantaggio fisico. Hanno un vantaggio mentale. E questo, nella performance, fa tutta la differenza.

Domanda. Un messaggio finale per gli atleti delle Paralimpiadi?

Risposta. Grazie! Perché ogni vostra gara è una lezione di mentalità, non di sport. Mostrate al mondo che la forza non è nel corpo, ma nella scelta quotidiana di superare ciò che sembra impossibile. E questa è la forma più alta di libertà.

Aurelio Vittorii è Mental Performing Coach specializzato nella gestione della pressione, nella focalizzazione e nella performance d’élite. Ex giocatore di rugby negli anni ’80, ha ricoperto il ruolo di 3ª linea centro per agilità, velocità e visione di gioco, su suggerimento di Loreto Cucchiarelli, storico allenatore dell’Aquila Rugby e poi CT della Nazionale Italiana. Oggi affianca atleti, imprenditori e professionisti nell’ottimizzazione della loro performance mentale.

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