
Giulianova. E’ un giudizio decisamente critico quello che arriva dal gruppo consiliare Nos-Noi Coltura Politica (Daniele Di Massimantonio) sulle opere in corso di realizzazione sul porto vecchio di Giulianova.
Sono le nuove strutture, i caliscendi, che però sembrano non piacere sul piano estetico ma non solo.
“Da mesi cresce qualcosa che non riguarda soltanto il legno, il cemento o l’acciaio. Cresce una diversa idea di città: mercificata, monetizzabile.
Da generazioni quel tratto di porto è abitato da presenze di legno, discrete e familiari. Strutture semplici, popolari, imperfette e per questo autentiche”, si legge nella nota diffusa. Luoghi di pesca, certo, ma anche di memoria, di incontri, di racconti. Luoghi che appartenevano al paesaggio e, soprattutto, appartenevano (sì, purtroppo occorre usare l’imperfetto) ai giuliesi. A tutti i giuliesi.
Oggi, invece, il panorama cambia. E ciò che per decenni è stato parte dell’identità collettiva rischia di trasformarsi nell’ennesimo bene riservato a pochi.
Naturalmente ci diranno che si tratta di sviluppo, di modernizzazione, di progresso.
È sempre progresso quando qualcuno guadagna, mentre tutti gli altri perdono qualcosa che non tornerà più.
La domanda, tuttavia, resta.
Chi difende il diritto dei cittadini a riconoscere ancora il proprio porto?
E soprattutto: quando il patrimonio culturale e paesaggistico di una comunità diventa merce, chi incassa il profitto e chi paga il prezzo?
Perché la città è di tutti. Ma a Giulianova c’è chi, con il silenzioso e interessato consenso della politica, continua a comportarsi come se la città fosse soltanto la sua”.



