
Roseto. Un pensionato ottantenne vedovo con due figli fiscalmente a carico riceve due avvisi di accertamento IMU di 30.000 euro ciascuno per annualità diverse in riferimento a un terreno edificabile solo sulla carta ma, di fatto, bloccato da 45 anni: denunciati il Comune di Roseto degli Abruzzi e alcune Corti di Giustizia Tributaria.
La vicenda
Il terreno del pensionato (A.A.C.) insiste in un comparto di progettazione unitaria a iniziativa privata, imposto dal Comune ma mai realizzato negli ultimi 45 anni, in una zona già compromessa sia per la presenza di diverse costruzioni abusive (poi sanate) appartenenti a proprietari chiaramente
non più interessati alla realizzazione del comparto, sia per la destinazione urbanistica che prevede strutture ricettive in una zona senza litorale sabbioso, nonché per la posizione in seconda fila senza accesso diretto al lungomare e, non ultimo, per gli oneri di realizzazione pesantissimi.
D’altro canto, se il terreno fosse stato realmente edificabile ed economicamente vantaggioso, qualcuno si sarebbe sicuramente fatto avanti per promuoverne la realizzazione in 40-45 anni, ma il Piano Regolatore del Comune di Roseto (1980) impone oneri e vincoli improponibili rendendo la
zona non appetibile rispetto ad altre (vedi Viale Makarska). Insomma, la realizzazione del comparto risulta per chiunque un investimento poco remunerativo ad alto rischio.
Il valore venale ai fini IMU è aumentato inspiegabilmente del 650% dal 2017 al 2018 ma nulla è realmente cambiato nella zona, se non la tassazione. Il Comune ha creato una situazione di congelamento del diritto di proprietà impedendo un uso reale del bene, il quale di fatto viene
utilizzato solo a scopo agricolo. E invece di chiedersi il perché della mancata realizzazione del comparto dopo 45 anni, procedendo a una veloce revisione puntuale del vetusto PRG secondo le norme in materia – improrogabile per le mutate aspettative turistiche ed economiche nazionali e
locali – aumenta di circa 8 volte il valore venale ai fini IMU dell’area del pensionato e quindi dell’imposta da pagare. D’altro canto è nota a tutti ormai la “soap opera” del nuovo piano regolatore: riuscirà la montagna a partorire il topolino visti gli interessi in gioco?
Di fatto, “l’Ufficio Tributi del Comune di Roseto degli Abruzzi, forse e senza forse in pieno delirio di onnipotenza,”, si legge in una nota, “ha eliminato, senza alcuna motivazione e senza alcun contraddittorio con il malcapitato proprietario, tutti i correttivi in riduzione – previsti, si ricorda, dal D.Lgs. 504/1992 e dalla consolidata giurisprudenza di Cassazione – che aveva applicato nel comparto fino all’IMU
2017. Da qui i due avvisi di accertamento di 30.000 euro ciascuno.
Le Corti di Giustizia Tributarie Abruzzesi (alcune), per le quali l’imparzialità sembrerebbe un’opzione, forse per appartenenza
(MEF), si sono manifestate (tranne una) a favore del Comune di Roseto degli Abruzzi, basandosi più su opinioni personali, spesso dettate dalla scarsa conoscenza delle complessità della materia, che sull’applicazione equa e logica delle leggi.
E così il contribuente – forse solo lui nel comparto – viene obbligato a pagare ogni anno 30.000 euro per un terreno di fatto inedificabile del quale l’unico uso da decenni è nei fatti agricolo, senza contare la più recente Legge Urbanistica Abruzzo che prevede lo sfruttamento del suolo a costo zero, nonché il nuovo PSDA (Piano Stralcio Difesa delle Alluvioni) che rende l’area quasi completamente inedificabile, azzerandone pressoché del tutto il valore ai fini IMU e quindi la base imponibile. A questo si aggiunge inoltre l’incognita della PTU (Perimetrazione del Territorio
Urbanizzato), la quale potrebbe anche retrocedere il terreno ad agricolo.
Il Comune di Roseto degli Abruzzi vuole attuare con questi avvisi annuali di 30.000 euro, protratti per i lunghi tempi urbanistici dettati da un PRG inefficace, un’espropriazione mascherata (confisca fantasma), sottraendo valore economico al contribuente tramite un carico fiscale insostenibile.
La guerra per i diritti sanciti dalla Costituzione, dalla CEDU, dalle norme statali e fiscali è appena iniziata: il pensionato denuncia i comportamenti anomali del Comune e di alcune Corti di Giustizia Tributaria, richiedendo l’accertamento della verità e delle responsabilità di chi ha favorito e coperto nel tempo simili sperequazioni urbanistiche e fiscali sul territorio comunale.



