Arap, dopo sette anni di governo il centrodestra scopre i problemi
Due anni di annunci e nessuna soluzione: Abruzzo Insieme attacca

La Giunta regionale guidata da Marco Marsilio e dall’assessore Tiziana Magnacca sembrano scoprire solo ora la reale situazione finanziaria dell’ARAP.
Dopo quasi due anni dall’insediamento, Marsilio e Magnacca si accorgono che l’agenzia ha oltre 32 milioni di crediti da recuperare e 48 milioni di debiti complessivi: numeri già noti al momento della riforma e dell’incorporazione del CSI di Pescara, realtà da tempo caratterizzata da una situazione debitoria rilevante.
Il fatto appare ancora più sorprendente se si considera che il centrodestra governa la Regione Abruzzo da sette anni. È quindi difficile comprendere come problemi strutturali e dati di bilancio già noti possano essere presentati oggi come una scoperta improvvisa.
Dopo quasi due anni di gestione dell’attuale legislatura, è incredibile che si manifesti sorpresa di fronte a criticità conosciute da tempo.
La stessa Giunta ha contribuito a creare l’attuale situazione: con la riforma delle ARAP, voluta dal centrodestra, è stato inglobato il CSI di Pescara, già fortemente indebitato. Inoltre, la legge proposta dall’assessore Magnacca è stata prima bocciata e poi riscritta dalla stessa maggioranza. Un evidente pasticcio politico che oggi viene presentato come una tardiva “scoperta dell’acqua calda”.
Il commissario Giovanni Battaglia, oggi riconfermato insieme ai tre sub-commissari, avrebbe dovuto garantire una gestione realmente temporanea e orientata al cambiamento. Invece nulla è mutato: stipendi disomogenei tra le diverse province, dirigenti ancora al loro posto, nessuna armonizzazione organizzativa né vera razionalizzazione dei costi. Tutto resta immutato, mentre la Giunta annuncia soluzioni tardive come se fossero improvvise scoperte.
Oggi si parla di rientro dei debiti e contenimento dei costi: interventi che avrebbero potuto e dovuto essere avviati sin dal primo giorno, a partire dalla sostituzione di chi non ha svolto adeguatamente il proprio ruolo. Il documento del centrodestra elenca obiettivi e scadenze, ma appare come un semplice elenco di buone intenzioni tardive, privo di una reale strategia di cambiamento.



