Deportazioni e rastrellamenti: l’iniziativa della Anpi Val Vibrata con lo storico Di Sante FOTO

Nereto. Iniziativa molto partecipata quella organizzata dall’Anpi Val Vibrata nella Sala Allende di Nereto insieme allo storico Costantino Di Sante con il quale, partendo dal suo libro dal titolo “Materiale Umano.
Testimonianze di militari e civili italiani sui lager, sulle fabbriche e sui campi di lavoro del Terzo Reich”, pubblicato da Novalogos con il sostegno dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, sono stati approfonditi aspetti e temi della deportazione e dei rastrellamenti operati dai nazisti e dai fascisti in danno di civili e militari italiani.
Dopo una breve introduzione del Presidente Sezione Anpi Val Vibrata, Francesco Antonini, non ha fatto mancare la propria partecipazione e condivisione della iniziativa il Sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi, il quale nel sottolineare la importanza degli approfondimenti storico e culturali che offriva la iniziativa stessa, ha rimarcato il valore antifascista della nostra Repubblica e la necessità di attenzionare con determinazione gli attuali accadimenti internazionali, in particolare il genocidio in danno del popolo palestinese, e nazionali che possono mettere in discussione valori, diritti e conquiste democratiche sancite dalla Costituzione nata dalla Resistenza.
Di seguito, grazie alle sollecitazioni puntuali ed appropriate della moderatrice Marta Viola, Consigliera Comunale di Martinsicuro e componente del Direttivo della Sezione, il Professore Di Sante ha proceduto a dare una dettagliata esposizione dell’enorme lavoro di raccolta documentale
inedita proveniente dall’archivio del Servizio Informazioni Militare (SIM), oggi conservato nell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito italiano, nonché di denunce e testimonianze raccolte dal SIM che hanno consentito di ricostruire in modo dettagliato le esperienze dei circa
900.000 italiani che furono traferiti, a diverso modo, nelle fabbriche e nei campi di lavoro del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale.
Le testimonianze raccolte tra il 1943 e il 1945 abbracciano un ampio ventaglio di figure:
• civili costretti a partire per la Germania,
• lavoratori “volontari”,
• antifascisti e partigiani rastrellati,
• militari italiani internati (IMI),
• disertori della Repubblica Sociale Italiana,
• diplomatici e addetti militari.
Si tratta di una vasta documentazione che offre uno sguardo unico sulle condizioni di vita e di lavoro dei militari e dei civili italiani nel Reich nazista, permettendo di cogliere aspetti finora poco esplorati
della storia della deportazione lavorativa.
Attraverso la puntuale narrazione dello storico, il pubblico ha avuto modo di apprezzare come il libro mette in luce anche il ruolo del fascismo nella subordinazione della manodopera italiana agli interessi del Reich. Già prima della guerra, il regime aveva progressivamente svalorizzato il lavoro, accentuando forme di controllo e disciplinamento del mondo operaio. Con l’avvicinamento all’alleato
tedesco, il regime fascista avviò una serie di accordi economici culminati negli accordi sulle “braccia
in cambio di carbone” (1938), nei quali l’Italia fascista accettava di inviare lavoratori in Germania in
cambio di forniture energetiche indispensabili alla sua fragile industrializzazione. Dopo l’armistizio
dell’8 settembre 1943, il lavoro italiano venne ulteriormente umiliato e strumentalizzato. La
Repubblica Sociale Italiana partecipò attivamente alla cattura di lavoratori da consegnare ai tedeschi:
rastrellamenti, retate e deportazioni coinvolsero migliaia di civili, talvolta dopo promesse ingannevoli
di buone condizioni di impiego. Molti operai furono consegnati direttamente dalle forze fasciste
repubblicane ai convogli diretti verso le fabbriche e i lager del Reich altri “volontariamente” furono
costretti ad aderire ai bandi di ingaggio. È emersa con forza anche la vicenda degli Internati Militari
Italiani (IMI), ridotti a manodopera coatta dal regime nazista dopo l’8 settembre 1943 e sfruttati
intensivamente nei settori produttivi del Reich, al di fuori di ogni tutela giuridica.
Si è trattato di un viaggio nella storia che ha consentito di chiarire episodi sconosciuti da cui emergono
non solo le condizioni disumane del lavoro coatto, ma anche alcune delle prime denunce dirette sulla
Shoah e sui crimini di guerra nazifascisti. Alcuni testimoni, giunti al Centro Assistenza Rimpatriati
(CAR) di Bolzano nel 1945, riportarono di aver incontrato sopravvissuti di Auschwitz che
raccontarono loro ciò che avevano visto e vissuto. Tra questi vi fu anche Luciana Nissim, l’ebrea
torinese deportata insieme a Primo Levi, che nel 1946, con Pelagia Lewińska, pubblicò Donne contro
il mostro, una delle prime testimonianze femminili italiane sui campi di sterminio.
“Un ringraziamento sentito all’autore Costantino Di Sante che ha consentito di approfondire e
conoscere vicende umane sottovalutate ed in cui si riflette la volontà distruttrice e tirannica del
fascismo e del nazismo”, si legge in una nota dell’Anpi.
“Tanto la moderatrice Marta Viola quanto lo storico hanno evidenziato come purtroppo quanto è accaduto è sta accadendo al popolo palestinese e in Ucraina testimonia come l’affermazione mai più con cui da sempre si chiosa ogni evento riferimento alla tragedia ed alla catastrofe novecentesca
dell’olocausto, purtroppo non ha realizzato l’intento di condannare il ripetersi di tali drammi storici”.




