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Teramo

Alba Adriatica, pinete e pioppi: preoccupazione del Comitato tutela del verde pubblico per il nuovo incarico

Alba Adriatica. Il Comitato Provinciale per la Tutela del Verde Pubblico esprime forte preoccupazione per il nuovo incarico affidato dal Comune di Alba Adriatica ad una società del settore, chiamata a eseguire prove di trazione su 18 pini classificati con propensione al cedimento “Alta”.

Con la determina n. 126 del 5 agosto 2026, Registro generale n. 470, il Comune ha affidato direttamente alla società il servizio per un importo complessivo di 9.239,67 euro, nell’ambito del progetto LIFE A_GreeNET.

L’atto comunale

* il progetto esecutivo prevede la rimozione di 11 alberi classificati in classe “Estrema”;
* altri 38 alberi, classificati in classe “Alta”, avrebbero dovuto essere consolidati;
* a seguito di un sopralluogo è stato stabilito che soltanto 20 esemplari possono essere interessati dagli interventi di consolidamento;
* sui restanti 18 pini saranno ora effettuate prove di trazione per valutarne la stabilità e definire gli interventi di riduzione del rischio.

L’incarico non dispone automaticamente l’abbattimento dei 18 pini. Tuttavia, proprio perché i risultati potrebbero condizionare decisioni irreversibili, è necessario garantire piena trasparenza, indipendenza delle valutazioni e un contraddittorio tecnico prima di qualsiasi ulteriore taglio.

PRIMO CASO: IL PIANO DEI TAGLI DEL 2020

Le ragioni della preoccupazione derivano innanzitutto dalla precedente vicenda delle pinete.

Con determina n. 62 del 20 dicembre 2019, il Comune affidò alla stessa società il servizio professionale di consulenza e valutazione per la gestione e la conservazione delle pinete litoranee.

La società consegnò la relazione bio-statica e il relativo piano di gestione l’8 luglio 2020. Il piano venne approvato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 191 del 4 dicembre 2020, prevedendo un investimento complessivo di 150.000 euro.

È dunque a tale piano, approvato nel 2020, che deve essere ricondotta la vicenda dei circa 172 pini abbattuti.

Quel piano prospettava interventi molto massicci e molto più estesi rispetto a quelli successivamente individuati dal progetto LIFE. Gli abbattimenti hanno ridimensionato drasticamente l’assetto della pineta monumentale.

La deliberazione n. 191/2020, però, non chiarisce sulla base di quali pareri, nulla osta o autorizzazioni degli organismi sovracomunali competenti siano stati consentiti tagli di tale portata.

Nell’atto risultano il parere tecnico e quello contabile degli uffici comunali, ma non vengono espressamente richiamati pareri dell’Ufficio regionale competente in materia forestale, della Forestale, della Soprintendenza o di altri organismi esterni al Comune, neppure in relazione agli obblighi di compensazione arborea previsti dalla normativa vigente.

La deliberazione afferma che l’approvazione del progetto produce gli stessi effetti del permesso di costruire, ma non permette di verificare se siano stati acquisiti anche gli eventuali pareri e nulla osta richiesti dalle specifiche normative forestali, ambientali e paesaggistiche.

Il provvedimento richiama inoltre un elaborato principale e cinque allegati depositati presso l’Ufficio Lavori pubblici. Tali documenti devono essere pubblicati integralmente, insieme agli atti successivi che portarono all’individuazione e all’abbattimento dei 172 pini.

Il Comitato non afferma, in assenza della documentazione completa, che gli interventi siano stati eseguiti senza autorizzazione. Chiede però al Comune di rendere finalmente noto:

* quali organismi sovracomunali furono coinvolti;
* quali pareri e nulla osta furono acquisiti;
* quali prescrizioni furono impartite;
* quale provvedimento autorizzò specificamente i 172 abbattimenti;
* se il piano originario fu modificato in seguito alle osservazioni degli uffici forestali;
* sulla base di quali criteri furono individuati gli esemplari da eliminare.

SECONDO CASO: LO STOP REGIONALE DEL 2022

Il 1° settembre 2022⁠ venne resa pubblica la notizia che il Servizio Foreste e Parchi della Regione Abruzzo aveva negato al Comune l’autorizzazione necessaria per procedere con il progetto di sostituzione e ripiantumazione che interessava oltre 200 alberi della pineta litoranea.

Il progetto prevedeva la sostituzione degli alberi e la loro ripiantumazione nell’arenile prospiciente, a est della pineta.

La nota regionale qualificava la pineta come bosco, e non come semplice verde pubblico, ponendo quindi l’intervento al di fuori delle sole competenze comunali e sollevando una serie di dubbi sulla proposta progettuale.

Il progetto non superò il necessario vaglio autorizzativo regionale: l’autorizzazione non venne concessa e l’intervento non poté proseguire secondo l’impostazione prevista.

Questo passaggio assume oggi un valore particolare. Appena due anni dopo il piano del 2020, che aveva accompagnato l’abbattimento di circa 172 pini, venne prospettato un nuovo intervento su oltre 200 alberi che non ottenne l’autorizzazione del Servizio Foreste e Parchi.

Anche questo precedente contribuisce ad alimentare il sentimento di preoccupazione della cittadinanza nel momento in cui il Comune decide di affidare nuovamente a RES AGRARIA un ruolo determinante nella valutazione della pineta.

TERZO CASO: IL PRECEDENTE DEI PIOPPI

La preoccupazione della cittadinanza è ulteriormente alimentata dalla vicenda dei pioppi del lungomare.

La società aveva redatto anche le valutazioni visive sulla loro stabilità, dalle quali era emersa la necessità di sostituire l’intero impianto arboreo, rientrante nella disciplina prevista dall’articolo 50 della legge regionale Abruzzo n. 3/2014 per il taglio di piante isolate, in gruppi o filari.

Nel primo stralcio dei lavori tale impostazione si è tradotta nell’abbattimento completo del filare interessato.

Il 3 dicembre 2024⁠ venne resa pubblica la nota con la quale la Soprintendenza invitava formalmente il Comune ad astenersi da qualsiasi lavorazione che potesse provocare ulteriori abbattimenti di interi filari arborei, salvo documentate situazioni di urgenza e pericolo.

La comunicazione seguiva il sopralluogo effettuato dalla Soprintendenza il 7 novembre 2024.

La Soprintendenza rilevava che il progetto esecutivo del lungomare, approvato nell’aprile 2023, non aveva recepito le prescrizioni impartite, poiché prevedeva abbattimenti di pioppi che non emergevano dal progetto definitivo.

Rilevava inoltre di non disporre di alcuna relazione tecnica capace di giustificare l’abbattimento di tutti i pioppi presenti nel tratto interessato dal primo stralcio e chiedeva al Comune ulteriori approfondimenti e la documentazione necessaria a dimostrare la necessità e l’indifferibilità delle rimozioni.

Successivamente, ulteriori esami svolti da un altro tecnico hanno ridimensionato in modo significativo quelle conclusioni, stabilendo che per almeno il 50% degli esemplari sottoposti a verifica non risultava necessario procedere alla sostituzione.

Non siamo di fronte a una differenza marginale tra professionisti, ma a conclusioni tecniche profondamente divergenti: da una parte l’indicazione di eliminare l’intero impianto dei pioppi, dall’altra la possibilità di conservarne almeno la metà.

Questa sequenza di valutazioni controverse e successivamente ridimensionate spiega il forte sentimento di preoccupazione che oggi attraversa una parte della cittadinanza.

Non si tratta di un pregiudizio nei confronti di un operatore economico, ma della comprensibile richiesta di maggiore prudenza dopo interventi che hanno già trasformato profondamente il patrimonio arboreo del lungomare.

Il Comune, prima di riaffidare alla stessa società un ruolo tanto delicato, avrebbe dovuto spiegare pubblicamente quanto accaduto con i pini e con i pioppi, confrontando le diverse relazioni e chiarendo perché valutazioni così distanti abbiano prodotto, o rischiato di produrre, conseguenze irreversibili.

LA SCELTA DI AFFIDARSI NUOVAMENTE ALLA STESSA SOCIETÀ

Il Codice dei contratti pubblici consente l’affidamento diretto di servizi di questo importo, ma richiama anche il principio di rotazione e la necessità di valutare le precedenti esperienze dell’operatore prescelto.

Il Comitato non intende anticipare un giudizio sulla legittimità del nuovo affidamento. Ritiene però doveroso chiedere se, nella scelta di rivolgersi nuovamente alla stessa società, siano stati considerati i precedenti interventi, le valutazioni successivamente ridimensionate e la possibilità di affidarsi ad altri operatori qualificati.

È una domanda di trasparenza e di opportunità amministrativa, prima ancora che una questione strettamente giuridica.

Dopo vicende tanto controverse, la cittadinanza ha diritto di conoscere le ragioni per cui il Comune abbia deciso di affidare nuovamente un incarico così delicato alla stessa società.

UN SISTEMA VERDE GIÀ FORTEMENTE INDEBOLITO

Le nuove prove di trazione riguardano una pineta già indebolita dagli abbattimenti precedenti, esposta alla diffusione della cocciniglia tartarugata e sottoposta a un progressivo mutamento del proprio equilibrio vegetazionale e statico.

Ogni albero eliminato modifica la protezione reciproca tra gli esemplari, l’esposizione al vento, la stabilità del soprassuolo e la capacità complessiva della pineta di resistere agli eventi atmosferici e agli attacchi parassitari.

Non è quindi sufficiente valutare isolatamente ogni singolo pino. Occorre considerare gli effetti cumulativi che ulteriori rimozioni potrebbero produrre sull’intero sistema.

Se ai circa 172 pini già eliminati si aggiungessero gli 11 abbattimenti previsti dal progetto LIFE e altre rimozioni conseguenti alle nuove prove, si determinerebbe un’ulteriore e pesantissima riduzione del complesso monumentale verde del lungomare.

Il Comitato non contesta l’utilità delle prove strumentali. Ritiene però indispensabile che i risultati siano sottoposti a una verifica tecnica indipendente prima che possano tradursi in nuovi abbattimenti.

Dopo le vicende delle pinete e dei pioppi, riaffidare a RES AGRARIA un ruolo determinante senza prevedere un contraddittorio tecnico alimenta inevitabilmente dubbi e preoccupazioni.

LE RICHIESTE DEL COMITATO

Il Comitato Provinciale per la Tutela del Verde Pubblico chiede al Comune di Alba Adriatica:

1. la pubblicazione delle schede relative ai 18 pini interessati dalle prove di trazione;
2. la pubblicazione integrale dei risultati delle verifiche;
3. l’acquisizione di un parere tecnico indipendente prima di qualsiasi decisione irreversibile;
4. il coinvolgimento degli uffici regionali competenti in materia forestale;
5. la sospensione di ulteriori abbattimenti, salvo situazioni di pericolo immediato adeguatamente documentate;
6. la pubblicazione del piano approvato nel 2020, dei cinque allegati e di tutti gli atti comunali e sovracomunali relativi ai 172 pini;
7. l’indicazione degli organismi che autorizzarono gli interventi e delle prescrizioni eventualmente impartite;
8. la pubblicazione delle valutazioni sui pioppi redatte dalla società e delle successive verifiche svolte dall’altro tecnico, mettendo a confronto metodologie, risultati e conclusioni;
9. la presentazione di un piano complessivo di conservazione, consolidamento e compensazione delle pinete;
10. la convocazione di un confronto pubblico con istituzioni, tecnici, associazioni per informare i cittadini;
11. chiarire pubblicamente quanti e quali incarichi siano stati affidati alla società negli ultimi anni e per quali ragioni il Comune abbia deciso di rivolgersi nuovamente alla stessa società;
12. spiegare se, nella scelta del nuovo affidatario, siano stati valutati i precedenti interventi, le successive contestazioni tecniche e la possibilità di rivolgersi ad altri operatori qualificati.

Le pinete del lungomare non sono un insieme di alberi da giudicare separatamente, ma un ecosistema storico, paesaggistico e identitario della città.

Preoccupa, infine, il silenzio delle forze politiche di maggioranza e opposizione di fronte a una riduzione del patrimonio arboreo che, secondo le stime del Comitato, si avvicina ormai a un terzo della consistenza originaria delle pinete del lungomare.

Dopo quanto avvenuto con i pini e con i pioppi, la cittadinanza ha diritto a risposte chiare e a valutazioni realmente indipendenti, prima che altri interventi irreversibili vengano decisi negli uffici e conosciuti soltanto a cose fatte.

 

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