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Pescara

“Un parco dei veleni” nell’area di risulta di Pescara, allarme degli ambientalisti: “24mila tonnellate di rifiuti tombati”

Pescara. “Una discarica e il tombamento di 24mila tonnellate di rifiuti nell’area di risulta di Pescara”: l’epocale denuncia arriva dal Forum H2O e dal ForumAmbientalista, che annunciano diffide e parlano di “un favore da 10 milioni di euro e oltre all’inquinatore e beffa per i cittadini con danno patrimoniale al Comune”.

“Il Comune di Pescara”, ha affermato Augusto De Sanctis dopo la conferenza dei servizi convocata sul caso, “intende realizzare il tanto decantato parco centrale dell’area di risulta letteralmente sopra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e terreni contaminati, realizzando praticamente una discarica permanente nel centro urbano della più popolosa città della regione invece di procedere alla totale rimozione dei materiali contaminati. Ovvero mettere ‘sotto al tappeto’ per sempre oltre 16.000 metri cubi di rifiuti e altre decine di migliaia di metri cubi di terreni di riporto e suolo contaminato, che come associazioni riteniamo surreale e da rigettare immediatamente. Qui non siamo in un’area industriale ma in una zona densamente abitata con tante funzioni sensibili, compresa la futura sede della regione che, se realizzata, avrà paradossalmente la vista su una collinetta dei veleni”.

“La surreale proposta”, prosegue, “sarebbe un vero regalo al responsabile dell’inquinamento che è chiamato a rispondere della bonifica integrale del sito sulla base del principio comunitario ‘chi inquina paga’. Masci per caso vuole fare un favore milionario al soggetto responsabile togliendogli le castagne dal fuoco sulla testa degli interessi dei cittadini e arrecando un grave danno patrimoniale al comune stesso?”.

Dal canto suo, il sindaco Carlo Masci ha replicato: “Il Comune non ha mai messo a rischio la salute dei cittadini, anzi oltre all’ordinanza di non utilizzo dell’acqua di falda ha presentato una Analisi di rischio che dimostra la non pericolosità del maxi parcheggio che i pescaresi hanno usato per decenni e che ancora oggi utilizzano. Non esiste alcun pericolo per le persone e non esisterà neanche in futuro, su quei terreni, e non corrisponde affatto al vero che saranno realizzate delle colline per coprire materiale contaminato. L’area di cui parliamo, e di cui si è parlato nella conferenza di servizi, è quella del Parco Centrale, nell’ambito del più ampio progetto di riqualificazione dell’ex area di risulta avviato nei mesi scorsi. Nel lotto in questione, che prevede la nascita di un Parco urbano, sotto l’asfalto è collocato uno strato di materiale antropico (cioè inerti di colore scuro). Quel materiale è stato sottoposto ai cosiddetti test di cessione dai quali è emerso lo scenario da trattare. Parliamo di materiali classificati come rifiuti, che in parte saranno rimossi e sostituiti con altro materiale, perché rilasciano inquinanti anche sulla falda, mentre la parte restante, che non rilascia inquinanti, non risulta pericolosa e rappresenta lo strato maggiore, sarà confinata, isolata: lateralmente saranno utilizzate delle barriere perimetrali (attraverso palancole infisse nel terreno a tenuta idraulica) e nella parte superiore sarà posizionato un telo in materiale plastico”.

“A fine lavori”, prosegue Masci, “attraversi i piezometri posizionati anche a valle dell’area, sarà eseguito un monitoraggio dell’acqua di falda che proseguirà nel tempo, per studiare il processo di miglioramento della zona. Al di sopra di questa superficie si andrà a collocare il terreno sul quale sorgerà il parco, senza alcun pericolo per i fruitori. La rimozione, lo ribadisco, avverrà solo in alcuni punti, quelli in cui si verifica il rilascio di inquinanti, che sono localizzati al di fuori dell’area confinata. Questa procedura, concordata preliminarmente con gli altri enti in sede di conferenza di servizi (asincrona), è prevista dalla legge in considerazione del fatto che non si andrà a costruire nessuna struttura permanente. Diversa, invece, è la procedura seguita in altri punti dell’ex area di risulta, dove si sta realizzando il parcheggio e dove sorgerà il terminal: lì si è già provveduto alla rimozione del materiale, sempre tenendo conto delle indicazioni di legge”.

“L’obiettivo perseguito”, aggiunge il sindaco, “è di garantire un punto di equilibrio fra la tutela dell’ambiente e la sostenibilità economica perché, va chiarito, occorrerebbero forse 10 milioni di euro per rimuovere tutto il materiale, un costo enorme per la collettività. In ogni caso, va precisato che la procedura individuata è stata condivisa con altri enti, in primo luogo quelli preposti alla tutela dell’ Ambiente e della salute. Nell’ambito di tale procedura, che si è chiusa il 25 maggio, l’Amministrazione fornirà chiarimenti a tutti i cittadini che li chiederanno, compreso De Sancits. E sin da ora va evidenziato con forza che la parte che sarà isolata non risulta pericolosa per i cittadini”.

Le associazioni, per, bollano come “incaute”, le dichiarazioni del sindaco: “L’eventuale bonifica integrale sarebbe un costo per la collettività insopportabile. Per smentirlo basta andare a Bussi dove una società, Edison, sta pagando di tasca propria tutta la bonifica. Anzi, il Comune di Pescara senza la bonifica integrale subirebbe pure un danno patrimoniale perché mantenere lì sotto i veleni comporterebbe pesanti limitazioni d’uso alla proprietà comunale. Non a caso l’ARPA nel procedimento ha già messo a verbale che la realizzazione dell’intervento di messa in sicurezza permanente (nel seguito capping) andrà a costituire un vincolo che limiterà le previsioni di sviluppo urbanistico”.

“Qualora venisse realizzato il ‘parco dei veleni’, si prospetta”, rilancia De Sanctis, “uno scenario futuro non proprio edificante. Giusto per far comprendere la situazione di compromissione ambientale e sanitaria, l’analisi di rischio del 2026 ristretta al solo lotto 1C, quello del futuro Parco, ha pure evidenziato la presenza attuale di non conformità per gli usi commerciali al piano terra di immobili posti a trenta metri di distanza esternamente al perimetro del lotto. Secondo la relazione agli atti Si rileva invece risco da suolo profondo per esposizione indoor” in quanto “I contaminanti che danno rischio sono etilbenzene e la frazione alifatica C5 – C8, riscontrati nello spessore fra 4 e 5 metri del sondaggio spz9”.

“Dopo una prima dettagliata lettera di osservazioni inviata lo scorso 28 maggio, stamattina sono quindi partite due ulteriori note con diffide al comune e agli enti su molteplici palesi omissioni che devono essere urgentemente risolte”, conclude il rappresentante dei forum.

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