
Pescara. “Il Comune di Pescara e gli altri enti partecipanti alla Conferenza dei Servizi sull’area di risulta alla fine hanno dovuto ammettere che la proposta di tombamento dei rifiuti con copertura con telo per discariche nel sito dove dovrebbe nascere il parco centrale non può essere classificato secondo la legge come Messa in Sicurezza Permanente. Per questo lo hanno derubricato a mere Misure di Prevenzione che, secondo la legge, il proprietario non responsabile della contaminazione è tenuto a mettere in campo non appena scoperto l’inquinamento in attesa di interventi definitivi”.
A riferire l’evoluzione del “caso” dell’area di risulta di Pescara sono Forum H2O e ForumAmbientalista, che affermano: “Dal punto di vista amministrativo si tratta di un cambiamento radicale. Vuol dire, infatti, che tale intervento di copertura dei rifiuti ha natura temporanea e non definitiva; a tale preliminare iniziativa dovrà seguire un progetto di bonifica completo una volta individuato il responsabile della contaminazione. Inoltre il progetto esecutivo di queste Misure di Prevenzione dovrà avere caratteristiche tali da non ostacolare il successivo intervento di bonifica. Praticamente la stessa dinamica che si è verificata nel sito della discarica Tre Monti a Bussi: prima capping, poi rimozione completa dei rifiuti”.
Gli ambientalisti avevano evidenziato più volte come “una Messa in Sicurezza Permanente, sulla base delle previsioni di legge e per le circolari esplicative del Ministero dell’Ambiente, preveda un totale isolamento dei rifiuti rispetto alle matrici circostanti (terreni e falda): tali caratteristiche mancavano nella proposta progettuale del Comune in quanto non esiste uno strato impermeabile al di sotto dei rifiuti idoneo ad isolare gli stessi dalla falda”.
“Si tratta di una prima vittoria delle associazioni che hanno portato a mettere ordine in una procedura che stava deragliando”, dichiara Augusto De Sanctis, “Ora: bisognerà operare individuare il responsabile della contaminazione da parte della Provincia, che ha assicurato la conclusione del procedimento entro fine anno; il progetto esecutivo non dovrà contenere iniziative che possano ostacolare la rimozione completa dei rifiuti a totale carico dell’inquinatore; imporre misure di prevenzione anche sulla falda”.
“La decisione odierna evidenzia di fatto pure l’inadempienza ultradecennale da parte del comune che, come impone il testo unico dell’ambiente, avrebbe dovuto varare le misure di prevenzione fin dalla definizione dello stato di contaminazione del sito. Meglio tardi che mai ma esistono responsabilità che a mio avviso devono essere accertate per questo ritardo inaccettabile”, conclude De Sanctis.



