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Progetto Daphne: a Scafa l’assistenza ai pazienti si basa sull’innovazione digitale

Scafa. Si è svolto sabato 9 gennaio, presso l’UCCP di Scafa, l’evento di presentazione del Progetto Daphne, un’iniziativa dedicata all’assistenza domiciliare e al monitoraggio della corretta somministrazione dei farmaci nei pazienti affetti da patologie croniche.

All’incontro hanno partecipato il responsabile del progetto, il dott. Silvio Basile, il suo staff e i sindaci della vallata. L’evento ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, operatori sanitari e stakeholder coinvolti, nonché un’occasione per condividere buone pratiche e modelli replicabili di assistenza domiciliare avanzata basata sull’innovazione digitale.

Il Progetto Daphne (Digital Assistant for Pharmacological Compliance), del valore complessivo di 231 mila euro, è stato finanziato dal POR FESR Abruzzo 2021–2027, nell’ambito dell’intervento 1.1.1.1 “Sostegno a progetti di Ricerca e Innovazione Attiva delle Imprese afferenti agli ambiti della Strategia Regionale di Specializzazione Intelligente – RIS3 Abruzzo”.

Nel corso della fase sperimentale del progetto, avviata nel 2024 e conclusa formalmente nei primi giorni del 2026, sono stati complessivamente arruolati 82 pazienti. Di questi, 44 hanno aderito utilizzando esclusivamente l’applicazione Daphne, mentre 38 pazienti sono stati seguiti anche attraverso l’impiego di dispositivi medici per il telemonitoraggio domiciliare. Parallelamente è stata avviata la consegna di misuratori di pressione arteriosa, saturimetri, bilance, dispositivi multifunzione per il monitoraggio dei parametri vitali e strumenti per il controllo di glicemia e colesterolo, consentendo una rilevazione continua e strutturata dei principali parametri clinici.

“Il progetto Daphne promosso dall’UCCP di Scafa – spiega il dott. Basile – si basa su un sistema di telecomunicazione innovativo costituito da un portale cloud e da un’app dedicata ai pazienti affetti da patologie croniche in terapia farmacologica. I pazienti sono invitati a scaricare l’app Daphne e, con il supporto dei medici e dei caregiver, possono visualizzare la propria terapia personalizzata. Il sistema invia alert e reminder per ricordare l’assunzione dei farmaci e notifica al medico la conferma dell’avvenuta somministrazione, consentendo un monitoraggio costante dell’aderenza terapeutica”.

I dati raccolti nel corso della sperimentazione evidenziano un utilizzo significativo della piattaforma e degli strumenti di monitoraggio, confermando l’efficacia del modello proposto soprattutto in una popolazione di pazienti caratterizzata dalla presenza frequente di comorbilità. Tra le patologie maggiormente riscontrate figurano l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito, condizioni che beneficiano in modo particolare di un controllo costante e di una gestione terapeutica personalizzata. Nel corso dell’incontro è intervenuto anche, in collegamento da remoto, un paziente attualmente seguito dal progetto, che ha portato la propria testimonianza diretta sull’utilità del sistema Daphne nella gestione quotidiana della terapia e nel rapporto continuo con il medico. La partecipazione del paziente ha rappresentato una dimostrazione concreta dell’efficacia del modello di assistenza domiciliare digitale sviluppato dal progetto.

A questo servizio di telemonitoraggio si affianca la trasmissione automatica dei parametri rilevati dai dispositivi domiciliari alla piattaforma digitale, permettendo ai medici di verificare in tempo reale se la terapia sta raggiungendo gli obiettivi clinici previsti dalle linee guida. In caso di necessità, il medico può intervenire tempestivamente programmando una visita o una videochiamata per adeguare il percorso terapeutico alle esigenze del paziente.

“Il Progetto Daphne – conclude il dott. Basile – rappresenta un passo concreto verso un modello di assistenza domiciliare più sicuro, continuo e personalizzato. I risultati raggiunti dimostrano che l’esperienza non si esaurisce con la conclusione formale del progetto: l’obiettivo è proseguire e consolidare questo modello anche oltre la fase sperimentale, valorizzando quanto costruito in questi anni per garantire continuità assistenziale ai pazienti cronici”.

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