
Pescara. “La sentenza d’appello non può essere condivisa nella misura in cui non sono state riconosciute tutte le aggravanti contestate e, nello specifico, quella della crudeltà. Ci sono elementi che lasciano propendere verso il riconoscimento della crudeltà nella misura in cui vi è stato un ‘quid pluris’ rispetto alla normale causazione dell’exitus della morte del povero Christopher. In questi termini, appunto, la crudeltà merita anche un riconoscimento sotto il profilo sanzionatorio”.
Lo dice all’agenzia di stampa Ansa, auspicando che vi sia un ricorso in Cassazione da parte della Procura minorile, l’avvocato Giacomo Marganella, legale di Olga Cipriano, nonna di Christopher Thomas Luciani, il sedicenne ucciso a coltellate a Pescara nel giugno 2024 da due coetanei.
“Ci aspettiamo da parte della Procura generale, quale soggetto legittimato a ricorrere, che venga proposto un ricorso in Cassazione nei confronti della sentenza in Corte d’Appello – aggiunge -. Speriamo che venga riformulata la sentenza e che si giunga a riconoscere nuovamente le aggravanti della crudeltà”.
“Nonna Olga, come è facile comprendere, convive con un dolore costante. Questa decisione da parte della Corte d’Appello ha sicuramente riaperto delle ferite ed ha avuto un impatto massimale nei confronti della sfera emotiva della signora Cipriano”, conclude il legale.
Secondo i giudici della Corte d’Appello minorile, spiegano le motivazioni della sentenza del 25 novembre 2025, non ci fu crudeltà, perché i ripetuti fendenti, il calcio in faccia e gli sputi sul ragazzo ormai inerme non hanno arrecato male aggiuntivo, ma erano frutto di uno stato psichico precario dei giovani condannati, la cui pena è stata ridotta da 19 anni e 4 mesi a 16 anni e da 16 a 14 anni.



