Frane, missione parlamentare a Chieti e Bucchianico
Gli onorevoli Torto e Iaria (M5s) in sopralluogo nei luoghi dell’emergenza dissesto «Non visite di rito, ma verifiche concrete dopo anni di ritardi»

Chieti. Il territorio teatino al centro di un sopralluogo della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico dedicato all’emergenza frane. Il Movimento 5 Stelle con l’onorevole Daniela Torto e il segretario della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dissesto idrogeologico, Nino Iaria, giovedì saranno a Chieti e Bucchianico, due comuni particolarmente interessati dalla problematica. «Non si tratta di una visita di rito», sottolinea la deputata Torto, «ma di un momento di verifica concreta dopo anni di ritardi, silenzi e occasioni mancate».
Chieti rappresenta un caso emblematico. «Le aree interessate sono vaste e le tempistiche degli interventi sono molto lente. La situazione impone una scelta chiara e responsabile. Sono necessari interventi nei luoghi colpiti da frane e dissesto, ma anche azioni di prevenzione. Non è pensabile ricostruire in loco laddove il terreno è fragile e inadatto. Studi geologici, ormai da anni, indicano la necessità di alleggerire il carico urbanistico», evidenzia la deputata pentastellata. «Continuare a edificare dove non si sarebbe dovuto costruire già in passato significa perseverare in un errore che il territorio sta pagando. Non ce lo possiamo permettere».
La strada indicata è quella della ricollocazione delle persone senza disperdere la comunità, evitando soluzioni che spostino semplicemente il problema. «Per aiutare le famiglie colpite, la strada è semplice: bene i ristori economici, ma bisogna attuare un sistema di incentivi per ricollocarsi nel comune di Chieti. Negli ultimi quindici anni la parte alta della città ha perso quasi 20.000 abitanti: un dato che rende ancora più urgente contrastare lo spopolamento e preservare i legami sociali», afferma il Movimento 5 Stelle. «Nella parte alta di Chieti sono presenti numerosi immobili vuoti che possono essere incentivati al ripopolamento, garantendo al tempo stesso la sicurezza del territorio e il diritto alla casa. Una scelta che consentirebbe di ottenere un duplice risultato: tutelare le persone colpite dal dissesto e prevenire il degrado e l’insicurezza derivanti dall’abbandono degli edifici».
Per Torto «è una scelta di buon senso, prima di tutto. Ma Chieti non è solo Santa Maria. La prevenzione deve riguardare tutte le aree fragili: da Levante alle zone scolastiche, dai ponti alle infrastrutture strategiche. Serve un approccio organico, strutturale e di lungo periodo, che non si limiti a intervenire sulle emergenze. Come ricordava Giovanni Pace nel suo libro sul dissesto idrogeologico a Chieti, “prendersi cura di un territorio significa riconoscerne le fragilità prima che diventino condanne”. Un principio che deve guidare ogni scelta, non lo dico io ma un ex presidente di Regione Abruzzo non vicino al mio riferimento politico».
Diversa, ma non meno delicata, è la situazione di Bucchianico, comune di residenza di Torto. «Qui il dissesto è più circoscritto, ma proprio per questo richiede interventi immediati. In una cittadina di piccole dimensioni, un’area instabile può rapidamente estendersi fino alla strada principale, un’arteria vitale per la comunità», prosegue la parlamentare. «In questo caso la ricostruzione è possibile, ma deve avvenire con una dislocazione rispetto alle zone più compromesse. Anche qui, però, emerge la fragilità dell’intero paese: da via Orientale alla strada del cimitero, fino all’area sotto la chiesa di Sant’Urbano, che ha già rallentato lavori importanti. Tutte le aree devono essere analizzate e trattate con serietà, evitando interventi parziali o scollegati. Servono risorse immediate per relazioni geologiche aggiornate, lavori di messa in sicurezza e ripristino, affinché le zone oggi interdette possano tornare fruibili, anche con una destinazione diversa da quella abitativa, ma senza essere abbandonate».
Poi la deputata Torto si sofferma su un dato politico: «Si arriva alla nomina di un commissario dopo tre anni di stallo. Tre anni in cui si è perso tempo, si è rimandato, si è fatto finta di non vedere. L’urgenza di oggi è figlia dei ritardi di ieri». In questi anni sono state presentate risoluzioni, interrogazioni, emendamenti e ordini del giorno per ottenere maggiori risorse. «Tutto bocciato», afferma ancora l’onorevole. «Non ho mai parlato da parlamentare dell’opposizione, ma da voce del territorio. Quando le istituzioni non rispondono, si arriva inevitabilmente all’emergenza e alla gestione straordinaria».
Alle parole della deputata pentastellata si aggiungono anche quelle di Iaria: «Non possiamo affrontare il dissesto idrogeologico reagendo solo quando il territorio crolla o quando un fiume», commenta. «Dopo quattro leggi di bilancio in cui il Governo ha investito poco o nulla la verità è che serve un intervento corposo e rapido, ma soprattutto un investimento strutturale per rivedere tutta la pianificazione e mettere comuni, città metropolitane e Regioni nelle condizioni di lavorare in prevenzione con fondi certi e continui, non solo in emergenza».
Iaria e Torto quindi concludono: «La missione di giovedì deve rappresentare un cambio di passo. Il dissesto idrogeologico non è una fatalità, ma il risultato di scelte sbagliate e troppe non-scelte. E il territorio, oggi più che mai, chiede risposte concrete».



