
Aurelio Vittorii, Mental Performing Coach ed ex rugbista, che analizza la sconfitta dell’Italia contro il Galles da un punto di vista che raramente entra nelle cronache sportive: la mente.
“Quando una squadra pensa al risultato, smette di vedere ciò che accade davanti a sé. Gli errori ‘elementari’ non sono errori tecnici: sono blackout mentali.”
Intervistatore: Lei sostiene che questo sia stato proprio il problema. Perché?
Aurelio Vittorii: Perché essere concentrati sulla vittoria non significa essere focalizzati sulla partita. È una differenza sottile, ma decisiva. Vedere la vittoria non è la stessa cosa che giocare per la vittoria.
Intervistatore: Ci spiega meglio questa differenza?
Aurelio Vittorii: Quando un atleta o una squadra pensa troppo al risultato finale, la mente si proietta in avanti. La vittoria diventa un’immagine mentale, un desiderio, una speranza. Ma la partita si gioca nel presente: un placcaggio, un passaggio, una lettura dell’avversario.
E aggiunge:
“Il rugby è uno sport di presenza. Se la mente corre al futuro, il corpo resta indietro. E perdi.”
Una lettura che alleggerisce il peso della sconfitta all’allenatore ed ai giocatori, ma soprattutto completa il quadro per una profonda riflessione:
“Quesada lavora sulla preparazione atletica, la tecnica la tattica e sulla strategia. Il suo ruolo è quello e lo svolge egregiamente. Lui ha riportato la Nazionale all’entusiasmo e l’entusiasmo alla Nazionale. Ma oggi, senza un lavoro mentale strutturato, nessuna squadra può reggere la pressione internazionale.”
Intervistatore: Quindi la mentalità conta più della tecnica?
Aurelio Vittorii: La tecnica è fondamentale, ma senza mentalità non si esprime. È come avere un motore potentissimo… ma senza carburante. La mentalità è ciò che permette alla tecnica di emergere nei momenti decisivi. La differenza tra una squadra che vince e una che perde non è solo nel fisico o nella tattica: è nella qualità della presenza mentale.
Intervistatore: Cosa avrebbe fatto lei, come Mental Coach, per evitare questo tipo di blackout?
Aurelio Vittorii: Avrei lavorato su un protocollo di focalizzazione pre-partita. Non sul “vincere”, ma sul “giocare bene ogni fase”. Avrei allenato la squadra a restare nel presente, a gestire la pressione, a riconoscere i pensieri sabotanti. La vittoria è una conseguenza della lucidità, non dell’ansia di vincere.
Intervistatore: Un messaggio finale per la Nazionale?
Aurelio Vittorii: Il messaggio finale per La mia nazionale, che seguo sempre da vicino è questo: la vittoria non si conquista con la speranza. Si conquista con la presenza mentale, la disciplina emotiva e la capacità di restare focalizzati quando tutto intorno spinge al caos. Il rugby è corpo, cuore e testa. E la testa, spesso, fa la differenza.
Aurelio Vittorii è Mental Performing Coach specializzato nella gestione della pressione, nella focalizzazione e nella performance d’élite. Ex giocatore di rugby negli anni ’70, ha iniziato come 2ª linea grazie ai suoi 1,93 m, per poi passare al ruolo di 3ª linea centro per agilità, velocità e visione di gioco, su suggerimento di Loreto Cucchiarelli, storico allenatore dell’Aquila Rugby e poi CT della Nazionale Italiana. Oggi affianca atleti, imprenditori e professionisti nell’ottimizzazione della loro performance mentale.



