Centinaia medici di base manifestano davanti alla Regione: sanità territoriale al collasso FOTO

Abruzzo. “La medicina generale abruzzese è arrivata al limite. Senza investimenti reali sulla sanità territoriale, senza il rinnovo dell’Accordo integrativo regionale e senza un confronto serio sulle riforme in corso, il sistema è destinato al collasso. Non stiamo difendendo privilegi di categoria, ma il diritto dei cittadini ad avere cure di prossimità, continuità assistenziale e un medico di fiducia”.
Lo affermano Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi nel corso della maxi manifestazione che si è svolta stamani davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo, a Pescara, nell’ambito della mobilitazione dei medici di medicina generale abruzzesi.
Alcune centinaia di medici provenienti da tutta la regione si sono ritrovati davanti all’assessorato indossando camice bianco e fonendoscopio, tra fischietti, cori, slogan e manifesti. “Al posto del nostro governatore anche un commissario sarebbe migliore”, “Cercasi Air disperatamente”, “Air negato, territorio abbandonato”, si leggeva su alcuni dei cartelloni esposti dai manifestanti. Su un maxi striscione la scritta: “Vogliamo curare i nostri pazienti, non i vostri dissesti”.
Al centro della protesta resta il mancato rinnovo dell’Accordo integrativo regionale (Air), fermo da circa vent’anni e ritenuto fondamentale per riorganizzare l’assistenza territoriale e adeguarla ai nuovi modelli organizzativi previsti dalle riforme nazionali.
“Il mancato rinnovo dell’Air – dicono i sindacati – impedisce di aggiornare concretamente il sistema della medicina territoriale attraverso strumenti come le Aggregazioni funzionali territoriali e le Unità complesse di cure primarie. In questo modo diventa impossibile rispondere in maniera adeguata ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche. La carenza di medici di medicina generale è ormai sempre più grave ed è aggravata dai pensionamenti, dalla mancata programmazione e da una professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni. Una situazione che sta già lasciando senza medico di famiglia numerosi cittadini, soprattutto nelle aree interne e montane. I medici di famiglia stanno progressivamente perdendo la propria funzione clinica e di presa in carico del paziente per trasformarsi in un presidio prevalentemente burocratico. Ogni giorno aumentano adempimenti amministrativi e incombenze che sottraggono tempo alla cura dei pazienti”.
Forti perplessità vengono espresse anche sulle Case della Comunità e sugli ospedali di comunità previsti dal Pnrr. “Senza personale sufficiente, senza chiarezza organizzativa e senza un ruolo definito per la medicina generale – aggiungono – il rischio è quello di creare contenitori vuoti. L’assistenza territoriale non può essere riformata soltanto attraverso interventi edilizi, senza una reale programmazione del personale sanitario”.
Nel corso della manifestazione è stato contestato anche il cosiddetto Decreto Schillaci. “Il vero problema della sanità territoriale – osservano le cinque sigle – non è lo status giuridico dei medici di medicina generale, ma la mancanza di investimenti strutturali nel sistema sanitario pubblico. Il rischio è quello di trasformare il medico di medicina generale da ‘medico di fiducia’ a un ‘medico d’ufficio’, indebolendo il rapporto con il paziente e riducendo autonomia professionale e flessibilità organizzativa”.
“Il nostro obiettivo è garantire un sistema sanitario territoriale efficiente, accessibile e realmente vicino ai cittadini. Per questo – affermano – chiediamo l’apertura immediata di un confronto istituzionale serio sul rinnovo dell’Air, sul rafforzamento della medicina territoriale e sulla tutela dell’autonomia professionale dei medici di famiglia”.
Al termine dell’iniziativa, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dall’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì. Nel corso dell’incontro c’è stata anche una telefonata con il segretario nazionale Fimmg, Silvestro Scotti, che ha espresso il suo sostegno al sindacato regionale. “Verì ha accolto e condiviso le nostre richieste e si è impegnata a riaprire le trattative. Ne prendiamo atto, ma lo stato di agitazione permane fino a quando non ci saranno fatti concreti. Senza soluzioni – concludono Fimmg, Snami, Fmt, Cisl Medici e Smi – non è escluso che possano esserci anche giornate di sciopero”.
Un nuovo appuntamento tra 15 giorni (il tempo per acquisire ulteriore documentazione dalle Asl) per fissare la ripresa dei lavori della delegazione trattante per il rinnovo dell’accordo integrativo regionale dei medici di medicina generale.
E’ quanto stabilito oggi nel corso dell’incontro tra l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, il direttore del Dipartimento, Camillo Odio, e la dirigente del Servizio assistenza territoriale, Barbara Morganti, che hanno ricevuto una delegazione delle organizzazioni sindacali dei medici, a margine della manifestazione nazionale che ha toccato anche Pescara.
Oltre alle rivendicazioni sindacali comuni alla vertenza nazionale, in Abruzzo si è fatto il punto anche sullo stallo nel rinnovo dell’accordo integrativo regionale, fermo dal 17 marzo scorso dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte delle organizzazioni dei medici.
L’assessore ha preso in carico le richieste preliminari della categoria alla ripresa delle trattative, a partire dall’applicazione di criteri contrattuali omogenei nelle singole Asl fino ai dati di bilancio disaggregati per ciascuna azienda sanitaria, così da avere un quadro preciso delle risorse destinate alla medicina convenzionata.
I lavori della delegazione trattante saranno preceduti da un ulteriore incontro con i direttori generali delle 4 Asl.
I consiglieri di opposizione al fianco dei medici. “È un fortissimo segnale quello che arriva dai medici di famiglia, che questa mattina sono arrivati a bloccare per alcuni minuti la strada e a manifestare sotto l’assessorato alla sanità per chiedere di essere messi nelle condizioni di curare i loro pazienti. Un segnale che non può essere ignorato dalla destra abruzzese, che da otto anni è alla guida della Regione, collezionando un fallimento dopo l’altro” ad affermarlo sono i consiglieri regionali di opposizione Silvio Paolucci, Antonio Blasioli, Antonio Di Marco del PD, Francesco Taglieri M5S e Alessio Monaco AVS, che hanno partecipato alla mobilitazione regionale dei medici di medicina generale, e di tutte le organizzazioni sindacali, tenutasi questa mattina a Pescara sotto gli uffici dell’Assessorato alla sanità.
“Siamo qui per sostenere la protesta di chi si prende cura delle persone. Con questa mobilitazione – continuano – sono i medici a smentire tutte le fandonie della destra sulla sanità abruzzese. Oggi in strada c’erano tantissimi medici, anche giovani, che rappresentano il futuro della sanità pubblica territoriale. Essere al loro fianco è importante: da mesi denunciamo il fallimento della programmazione sanitaria della Giunta composta da Fratelli D’Italia, Lega e Forza Italia, e la mobilitazione di oggi conferma quanto abbiamo sempre detto.
I medici di famiglia sono il primo baluardo della salute – incalzano i consiglieri – svolgono un lavoro indispensabile, eppure devo fare i conti quotidianamente con ritardi, assenza di confronto, mancanza di una visione e progressivo smantellamento della sanità di prossimità. Altro che rilancio del territorio, con questa destra siamo davanti a una politica fatta di tagli, annunci e immotivato ottimismo, che serve solo a celare fallimenti e inefficienza. Marsilio, Verì, e tutta la Giunta, continuano a non raccontare la verità. Eppure le carte parlano chiaro: nel Programma Operativo la Regione ha previsto fino a 12 milioni di euro di tagli sulla medicina territoriale, e in particolar modo sui contratti regionali di medici di base, non consentendo di sottoscrivere gli accordi, proprio mentre mancano centinaia di medici di base.
Senza contare il fallimento sullo stato di attuazione del PNRR sanitario. Le Case di Comunità dovevano rappresentare il perno della nuova assistenza territoriale, invece oggi molte strutture risultano in ritardo, altre vengono inaugurate come scatole vuote, senza personale sufficiente e senza una reale integrazione con la medicina generale. Una messa in scena degna dei peggiori anni della propaganda nazionalista, volta solo a gettare fumo negli occhi dei cittadini. E mentre loro fanno selfie e conferenza stampa, nei territori, soprattutto nelle aree interne, si continua a perdere prossimità sanitaria e continuità assistenziale. Migliaia di famiglie rinunciano a curarsi per difficoltà economiche, liste d’attesa interminabili e assenza di servizi vicini. È il segno più drammatico del fallimento delle politiche sanitarie regionali e nazionali.
Non si può costruire la medicina del territorio contro i medici di famiglia, o senza coinvolgere chi ogni giorno garantisce assistenza ai cittadini. Servono subito azioni chiare: il rinnovo dell’Accordo Integrativo Regionale, investimenti veri sulla medicina generale, il pieno utilizzo delle risorse del PNRR e un piano credibile per salvare la sanità territoriale abruzzese. In poche parole serve governare e non limitarsi a farlocche narrazioni di successo. L’Abruzzo ha bisogno di chi amministra la Cosa pubblica, non degli influencer della politica”, concludono.









