
Anche io sono finita mio malgrado e senza consenso, insieme a tante altre donne dentro quella cloaca maxima di phica.eu. Un ignobile sito dove foto di donne ignare vengono pubblicate, manipolate e manomesse, con incitazione allo stupro, dileggio , insulti e ogni altra nefandezza. Occorre denunciare con fermezza perché siano puniti gli autori di tutto ciò, ma serve insieme una rivoluzione culturale.
Il digitale, i social, l’intelligenza artificiale non devono diventare un nuovo spazio di oppressione delle donne, ma semmai, un nuovo luogo di liberazione, di autodeterminazione , di rispetto tra persone, sessi, differenze. Il numero delle vittime degli utenti di Phica.eu è enorme. Ragazze qualunque, showgirl, attrici e politiche: tutte bersaglio di commenti sessisti, vera e propria violenza esercitata da uomini che si nascondono dietro l’anonimato.
Sono sconvolta, ho deciso per questo di sporgere denuncia. Lo faremo in tante, una vera e propria class action contro questa violenza digitale. Molti degli utenti che si nascondono dietro i nickname anonimi sono padri di famiglia, fidanzati, mariti, insegnanti, professionisti. E’ tutto così inquietante, c’è un’idea sbagliata dei rapporti tra i sessi e tra le persone. Un pensiero malato del sesso e dell’amore. Non è solo voyeurismo all’italiana. C’è un’idea tossica del possesso accompagnata dalla comodità del branco, insieme si sentono più forti.
Sono 800mila a essere andati su questo sito per “godere” schifosamente di corpi femminili, con foto spesso trasformate e modificate. Un atto di violenza sessuale vero e proprio.
Nonostante tutte le battaglie che abbiamo fatto per i diritti e per la nostra autodeterminazione, accadono queste recrudescenze assurde. Ci vuole una vera rivoluzione culturale che cancelli queste subculture e affermi una nuova cultura, basata sul rispetto.
Ancora è il patriarcato a dettare legge, dietro tutto ciò c’è un’idea di possesso. Un’idea proprietaria, “lei è mia e ci faccio quello che voglio”. Oltre a questo percepisco con sempre maggiore nettezza una reazione maschile alla nuova donna che è emersa negli ultimi decenni libera, emancipata, autonoma nelle scelte. L’uomo, invece,spesso è rimasto a quell’idea patriarcale di essere il capo, di poter disporre di noi e dei nostri corpi.
Tutto ciò riguarda anche le giovani generazioni, purtroppo. Noi donne combattiamo da decenni ed abbiamo ottenuto leggi importanti, ma non bastano, anche perché la violenza ora si organizza sul digitale che è totalmente fuori controllo, consente l’anonimato, e’ globale e ancora difficilmente perseguibile. Continueremo a combattere per nuovi strumenti legislativi come l’informazione sessuale e l’educazione affettiva nelle scuole di cui si parla da decenni senza risultati significativi. Ci sono proposte in Parlamento ed in Consiglio regionale che andrebbero approvate rapidamente per dare nuovi strumenti ed opportunità.
Gli uomini che sono lontani da queste pratiche sessiste, devono fare lo sforzo di raccontare un modo diverso di vivere il rapporto con la donna, non più imperniato sul possesso ma sul riconoscimento reciproco. Questo è il tema. Il rapporto con una donna non può continuare a essere incentrato sul possesso. Serve la consapevolezza della necessità del consenso. Inoltre gli uomini devono smettere di banalizzare questi fenomeni, anche nella quotidianità. Non è un gioco, non è uno scherzo. Di fronte a questo tipo di comportamenti non si deve sorridere, basta con le tacite complicità. Bisogna dire basta e devono dirlo le donne ma soprattutto gli uomini, perché sono loro ad uccidere, stuprare, violentare, molestare le donne. Chi non lo fa, prenda parola ed isoli chi lo ha fatto e lo fa.”
Stefania Pezzopane, già parlamentare ed attivista per i diritti delle donne,
Consigliera comunale Pd