
Abruzzo. Le persone autistiche, in particolare bambini e ragazzi, hanno diritto alle cure prescritte e tale diritto non può essere condizionato dalla carenza o indisponibilità di fondi”.
E’ quanto dichiara il presidente di Autismo Abruzzo Aps, Dario Verzulli, dopo le nuove condanne di tribunali a carico di Asl abruzzesi, una del 23 dicembre 2025 e una di ieri, 19 gennaio.
Dal 2017 a oggi l’associazione ha curato e vinto 216 ricorsi di altrettante famiglie sul tema, discussi nei tribunali abruzzesi. Nel provvedimento più recente, il giudice rigetta la tesi della Asl “secondo cui l’assenza di risorse potrebbe limitare l’accesso alle prestazioni, confermando che la tutela della salute non può essere trasformata in una variabile di bilancio”.
L’associazione Autismo Abruzzo lamenta che programmazione e destinazione delle risorse non siano allineate alle prescrizioni emesse dai distretti sanitari tramite le Commissioni Uvm, Unità di Valutazione Multidisciplinare, costringendo molte famiglie a puntare sull’azione legale per ottenere prestazioni essenziali.
La criticità emerge anche dalla delibera di Giunta regionale n. 408 del 30 giugno 2025, che definisce tetti massimi di spesa e budget contrattuali. La stessa Dgr ammette che l’autismo rientra nei Lea, ma prevede “ulteriori risorse” per presa in carico di pazienti in lista d’attesa e per dare attuazione a provvedimenti derivanti da sentenze dei Tribunali, fino a un importo massimo annuo complessivo, limitatamente alle Asl 02 e Asl 03.
Il paradosso, fa notare Verzulli, è che ci sono tetti per le risorse destinate alle terapie, ma non alle spese legali. “E’ amaro constatare che, mentre si fissano tetti di spesa e vincoli contrattuali sulle prestazioni, non esistono limiti analoghi alle spese legali generate dal contenzioso. Solo con le ultime sei condanne, le liquidazioni per spese legali arrivano a circa 19.000 euro, somme che avrebbero potuto essere destinate alle terapie”. L’associazione chiede quindi alla Regione Abruzzo e alle Asl un allineamento tra risorse assegnate e prescrizioni Uvm; un piano operativo con tempi certi di presa in carico; misure concrete per evitare che la ‘lista d’attesa’ diventi una negazione delle cure; trasparenza su criteri, monitoraggio e risultati.



