ACCEDI AL CANALE WHATSAPP E RICEVI LE TOP NEWS DEL GIORNO:

ACCEDI AL CANALE
AbruzzoPrima Pagina

Abruzzo, la partita dell’acqua guarda già al 2027: candidature e nuovi equilibri tra L’Aquila e Teramo

Il piano dell’ERSI divide il territorio regionale in due sub-ambiti. L’opposizione teramana lascia l’Aula, mentre nel centrodestra il riordino del servizio idrico si intreccia con la corsa alle prossime politiche e con gli scenari per le regionali del 2029

Abruzzo. Ufficialmente si discute della futura organizzazione del servizio idrico abruzzese. Politicamente, però, attorno alla partita dell’acqua sembrano già muoversi candidature, alleanze territoriali e nuovi equilibri in vista delle elezioni politiche del 2027 e delle successive regionali del 2029.

Le Commissioni consiliari Bilancio e Territorio hanno espresso parere favorevole, con il voto unanime dei presenti, allo studio di fattibilità predisposto dall’ERSI. Il documento propone di dividere l’attuale Ambito territoriale unico regionale in due sub-ambiti: il “Gran Sasso”, comprendente Gran Sasso Acqua, Cam e Ruzzo Reti, con 118 Comuni e circa 470mila residenti; e il “Majella-Morrone”, formato da Aca, Saca e Sasi, con 181 Comuni e oltre 830mila abitanti. La decisione definitiva, tuttavia, spetterà alla Giunta regionale.

Al voto non hanno partecipato i rappresentanti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Abruzzo Insieme, che hanno abbandonato l’Aula. Sono invece rimasti, insieme al centrodestra, Enio Pavone di Azione e Alessio Monaco di Alleanza Verdi-Sinistra, entrambi favorevoli allo studio dell’ERSI.

Le preoccupazioni nel Teramano

Per Sandro Mariani, Dino Pepe e Giovanni Cavallari il documento non offre sufficienti garanzie sulla tutela della gestione interamente pubblica, sul futuro delle società esistenti e sulla fase transitoria che interesserà la provincia di Teramo. Il nodo è soprattutto il carattere non vincolante del parere consiliare: dopo il passaggio nelle Commissioni, la Giunta potrà infatti definire un assetto anche differente da quello indicato nello studio.

I tre consiglieri chiedono inoltre chiarezza sul percorso che accompagnerà il Teramano fino al 2031, indicato come anno di scadenza della concessione di Gran Sasso Acqua, e sulle modalità con cui dovrebbero essere integrate società caratterizzate da scadenze, condizioni economiche e modelli gestionali differenti.

Due sub-ambiti, peraltro, non significano automaticamente due fusioni societarie immediate. L’ipotesi dell’ERSI prevede forme consortili tra gli attuali gestori, lasciando ancora da definire diversi aspetti societari, amministrativi e finanziari. Ed è proprio in questo spazio ancora aperto che si concentra la battaglia politica.

Il riordino dell’acqua come banco di prova politico

Non esistono, al momento, atti o dichiarazioni pubbliche che dimostrino l’esistenza di un accordo tra governance idrica e future candidature. Sarebbe quindi scorretto descrivere come già concluso uno scambio tra territori e partiti.

È però evidente che il sub-ambito “Gran Sasso”, mettendo insieme L’Aquila, Marsica e provincia di Teramo, crea un nuovo spazio politico e istituzionale nel quale dovranno essere distribuiti funzioni, responsabilità, vertici societari e capacità decisionale. Il confronto sull’acqua diventa così uno dei primi terreni sui quali misurare i rapporti di forza tra i gruppi dirigenti aquilani e teramani.

Il calendario contribuisce ad accelerare ogni movimento. Nel 2027 si voterà per il Parlamento e in numerosi Comuni, compresi L’Aquila e nel 2028 per Teramo; nel 2029 arriverà poi la successione a Marco Marsilio, al termine del secondo mandato alla guida della Regione.

A modificare ulteriormente il quadro potrebbe essere la nuova legge elettorale. Il testo approvato dalla Camera a luglio elimina quasi completamente i collegi uninominali, introduce un sistema proporzionale e attribuisce un premio di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che supera il 42 per cento nazionale in entrambe le Camere, entro i limiti rispettivamente di 220 e 113 seggi. La riforma deve però essere ancora approvata dal Senato e potrebbe quindi subire modifiche in autunno.

Il precedente del 2022 e la provincia rimasta scoperta

Nel 2022 Fratelli d’Italia fece la parte del leone in Abruzzo. Giorgia Meloni venne eletta nell’uninominale L’Aquila-Teramo, Guerino Testa conquistò quello di Pescara, mentre nelle liste proporzionali furono eletti Fabio Roscani, romano, e Rachele Silvestri, proveniente dalle Marche. Il collegio di Chieti andò invece al leghista toscano Alberto Bagnai.

La geografia del voto lasciò di fatto il Teramano privo di un parlamentare di centrodestra direttamente riconducibile alla provincia. Una situazione molto diversa da quella del 2018, quando esistevano collegi distinti: L’Aquila venne conquistata da Antonio Martino per il centrodestra, mentre nel collegio di Teramo prevalse Antonio Zennaro, eletto nel 2018 con il Movimento 5 Stelle e che negli anni successivi ha proseguito il proprio percorso politico nella Lega.

Con la possibile eliminazione degli uninominali, non esisterebbe più il collegio L’Aquila-Teramo da assegnare a un unico candidato. La competizione si trasferirebbe interamente sulle posizioni nelle liste proporzionali e sugli eventuali seggi collegati al premio di coalizione. E qui iniziano i problemi per tutti i partiti.

Fratelli d’Italia: Biondi, Liris e il nodo aquilano

Il candidato in pectore di Fratelli d’Italia per la Camera appare il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che nel 2027 concluderà il secondo mandato e non potrà ricandidarsi alla guida del capoluogo. La sua possibile corsa verso il Parlamento viene ormai apertamente indicata nelle ricostruzioni politiche aquilane, anche nell’ipotesi di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale della legislatura.

Ma L’Aquila esprime anche il senatore Guido Liris, eletto nel 2022 nel collegio uninominale regionale del Senato. Con la nuova legge perderebbe la protezione del collegio maggioritario e dovrebbe ottenere una posizione utile nella lista proporzionale o nel meccanismo del premio.

A questi nomi si aggiunge la sottosegretaria al Ministero delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto, la cui permanenza a Roma viene considerata una delle esigenze del gruppo dirigente aquilano. Non risultano candidature formalizzate, ma nei ragionamenti interni a Fratelli d’Italia si pone inevitabilmente il problema di conciliare più aspirazioni provenienti dallo stesso territorio.

È in questo contesto che, negli ambienti politici regionali, la partita dell’acqua viene letta anche come possibile terreno di compensazione tra L’Aquila e Teramo. Il gruppo dirigente teramano di Fratelli d’Italia potrebbe accettare un assetto del sub-ambito “Gran Sasso” condiviso con il capoluogo regionale, ottenendo in cambio maggiore spazio nelle amministrative di Teramo.

Il nome più forte resta quello di Paolo Gatti, già indicato dai rumors, come possibile candidato sindaco del centrodestra nel 2027.

Forza Italia: il posto di Pagano e le richieste di Sospiri

In Forza Italia il segretario regionale Nazario Pagano appare avviato verso una nuova candidatura alla Camera. La sua riconferma alla guida regionale del partito è stata accompagnata, secondo le ricostruzioni giornalistiche, dalla prospettiva di un posto considerato sicuro alle Politiche.

Ma il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri ha già dichiarato pubblicamente di voler concorrere per una candidatura apicale nel 2027, ricordando lo sforzo sostenuto nel 2022, quando corse al Senato senza riuscire a essere eletto. Sospiri ha inoltre rivendicato per Forza Italia il diritto di partecipare alla scelta del candidato presidente della Regione nel 2029.

La convivenza tra le due aspirazioni non è scontata. Nell’ultimo sondaggio SWG, Forza Italia è indicata al 7,4 per cento a livello nazionale: una percentuale che garantirebbe una sola rappresentanza, lasciando il secondo seggio solo all’eventuale distribuzione del premio di coalizione.

La Lega guarda agli equilibri della coalizione

Per la Lega, il nuovo scenario elettorale potrebbe aprire una fase di riorganizzazione e di valorizzazione del radicamento territoriale. Il partito viene oggi indicato da SWG al 5,5 per cento, mentre la nomina di Alberto Bagnai all’Autorità garante della concorrenza e del mercato determinerà un naturale ricambio nella rappresentanza parlamentare abruzzese.

In un sistema maggiormente proporzionale, la capacità della Lega di consolidare il proprio consenso regionale e di incidere sugli equilibri complessivi del centrodestra sarà determinante. In questa prospettiva, oltre alla quota proporzionale, potrebbe assumere rilievo anche la distribuzione dei seggi collegati all’eventuale premio di coalizione, all’interno di una più ampia definizione degli assetti tra i partiti del centrodestra.

L’incognita Futuro Nazionale

La vera novità nell’area della destra è però Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci. In Abruzzo il principale riferimento è il sindaco di Notaresco Antonio “Toni” Di Gianvittorio, primo amministratore regionale ad aderire e promotore della presentazione del partito a Giulianova.

I sondaggi nazionali spiegano l’attenzione: SWG attribuisce a Futuro Nazionale il 7,2 per cento, appena due decimali sotto Forza Italia e nettamente sopra la Lega. Un’altra rilevazione YouTrend lo ha collocato al 7,6 per cento.

Il principale interrogativo riguarda la collocazione. Se Futuro Nazionale partecipasse alla coalizione, potrebbe contribuire al raggiungimento del 42 per cento necessario per il premio; presentandosi autonomamente, rischierebbe invece di sottrarre voti decisivi al centrodestra. Le simulazioni nazionali indicano proprio nella scelta di Vannacci uno dei fattori potenzialmente determinanti per il risultato del 2027.

Nel Teramano si osservano con attenzione anche i movimenti di altri amministratori locali, compreso il sindaco di Giulianova Jwan Costantini. Al momento, però, non risulta una sua adesione formale a Futuro Nazionale e ogni ipotesi di candidatura al Senato o alle Regionali del 2029 resta nel campo delle indiscrezioni.

Noi Moderati, accreditato intorno all’1 per cento a livello nazionale, dovrebbe invece cercare soprattutto riconoscimenti territoriali. Il coordinatore regionale Paolo Tancredi è stato appena eletto sindaco di Castelli e, secondo le valutazioni che circolano nel centrodestra teramano, il partito guarda anche alla prossima partita per la presidenza della Provincia.

Il campo largo e la corsa degli uscenti

Nel centrosinistra il primo obiettivo sarà la riconferma della rappresentanza uscente: Luciano D’Alfonso e Michele Fina per il Partito Democratico, Daniela Torto e Gabriella Di Girolamo per il Movimento 5 Stelle.

Torto e Di Girolamo sono entrambe al secondo mandato parlamentare. La loro eventuale ricandidatura dipenderà quindi dalle regole che il Movimento deciderà di applicare nel 2027 al limite dei mandati.

Il Partito Democratico potrebbe invece provare a conquistare un secondo seggio alla Camera. Tra i nomi territorialmente più forti torna quello dell’assessora del Comune di Teramo Stefania Di Padova. Nel 2022 venne inizialmente indicata come eletta grazie ai resti nazionali, ma il successivo riconteggio attribuì definitivamente il seggio a Giulio Sottanelli di Azione.

Anche la posizione di Sottanelli dipenderà dalla tenuta nazionale di Azione, oggi rilevata da SWG al 3,3 per cento, poco sopra la soglia del 3 per cento prevista dalla proposta di legge elettorale. Il risultato definitivo dipenderà inoltre dalle alleanze e dal meccanismo di distribuzione nazionale dei seggi.

Una partita che va oltre l’acqua

La riforma del servizio idrico mette in gioco società pubbliche, investimenti, lavoratori, tariffe e infrastrutture che in molte aree presentano perdite e necessità di ammodernamento. Sarebbe quindi riduttivo leggerla esclusivamente attraverso le future candidature.

Allo stesso tempo, sarebbe ingenuo ignorare che la nascita di due grandi sub-ambiti ridisegnerà rapporti istituzionali e centri decisionali per molti anni. La questione non è soltanto stabilire quanti gestori resteranno, ma decidere chi governerà il nuovo sistema, quali territori avranno maggiore peso e come saranno distribuiti costi, investimenti e responsabilità.

La partita dell’acqua è dunque diventata il primo vero tavolo sul quale i partiti abruzzesi stanno misurando le proprie forze in vista del 2027. Con un rischio evidente: che la necessaria riorganizzazione del servizio venga subordinata agli equilibri elettorali. E con una certezza: tra L’Aquila e Teramo, la campagna per le prossime Politiche è già cominciata.

 

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio

Adblock rilevato

Hai Attivato un blocco delle nostre Adv. Cityrumors è un Giornale Gratuito. Se vuoi continuare a leggerlo e supportarlo, per favore non bloccare le nostre pubblicità. Grazie.