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Teramo

Bici sfrecciano in centro a Teramo, “è pericoloso passeggiare”

La lettera

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia arrivata alla nostra redazione con lettera firmata.

“Ieri sera, alle 18, mi sono trovato ad attraversare corso San Giorgio, nella città dove abito, Teramo. Immerso nella penombra di un centro storico a bassa illuminazione, sono stato avvolto dalle traiettorie di bici elettriche sfreccianti in tutte le direzioni. 

  Esibizione di destrezza, noncuranza dei passanti, ostentazione di dominio dell’area pedonale.

  Di vigili manco l’ombra. L’impressione immediata era quella di una città caduta in uno stato di un’anarchia legalizzata, vittima di imbarbarimento sociale. 

  L’attenzione si è spostata ai bambini che passeggiavano con i genitori ed al pericolo che correvano. 

  Perché tutto questo? Forse posso provare a spiegarlo. Teramo è una delle cento piccole città d’Italia dove tutti si conoscono e dove, per secoli, sul controllo formale (vigili, poliziotti, sanzioni) è prevalso il controllo sostanziale (quello offerto dal buon senso, dai passanti, dai genitori, dall’ottimismo innato nella nostra gente, dall’eventuale grido di protesta …). Ma, ora, evidentemente, le cose stanno cambiando. Si sono moltiplicate e diversificate le presenze e probabilmente è cambiato anche il clima emotivo. Nervosismo, aridità interiore, insofferenza, aggressività. 

  Forse bisognerà rivedere gli stili di comportamento. Il cittadino già lo fa, guardandosi attorno mentre avanza per la strada. Devono farlo di conseguenza anche le autorità. 

  La presenza di chi controlla non solo è importante. È uno degli elementi che generano la vita sociale. È un fattore capace di promuovere il senso civico. La trasformazione dell’uomo da individuo (istintivo, pulsionale) in cittadino (consapevole e responsabile). 

  Vediamo allora di conservare ciò che costituisce la nostra ricchezza interiore: il buon senso, l’ottimismo, il buon umore, il sentimento naturale di fraternità … Cose queste che caratterizzano la fisionomia antropologica della nostra gente. Prendendo atto però che tali risorse, ormai, per sventura, non possono più sopravvivere senza un minimo di controllo.

  Aiutiamoci a conservare vivibile la nostra città”

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