APE Sociale, il Tribunale di Chieti dà ragione a un lavoratore domestico
Riconosciuto il diritto alla prestazione anche in caso di decesso del datore di lavoro. La sentenza è passata in giudicato

Chieti. Il Tribunale di Chieti, Sezione Lavoro, con sentenza del 26 gennaio 2026, ha accolto il ricorso di un lavoratore domestico assistito dall’INCA CGIL di Chieti, riconoscendogli il diritto all’APE Sociale che l’INPS aveva inizialmente negato. La sentenza è passata in giudicato, non avendo l’INPS proposto appello nei termini di legge.
Il caso, curato dall’Avvocato Rocco Carabba, riguardava un collaboratore familiare che aveva lavorato alle dipendenze di una persona anziana fino al decesso di quest’ultima. L’INPS aveva respinto la domanda di APE Sociale sostenendo che la cessazione del rapporto per morte del datore di lavoro non fosse assimilabile al licenziamento, condizione richiesta dalla normativa insieme al possesso di almeno 30 anni di contributi e alla fruizione integrale della NASpI.
Il giudice ha invece stabilito che, quando il rapporto di lavoro domestico si interrompe con un provvedimento formale di licenziamento motivato dal decesso del datore, la situazione è pienamente equiparabile al licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Decisivo, per il Tribunale, il fatto che il lavoratore non abbia in alcun modo scelto volontariamente di interrompere l’attività, una condizione di involontarietà che la legge sull’APE Sociale (art. 1, commi 179-186, legge di bilancio 2017) pone come requisito essenziale per l’accesso alla prestazione.
Questa sentenza fa giustizia di un’interpretazione dell’INPS che penalizzava ingiustamente i lavoratori domestici, una categoria già fragile e spesso priva di adeguate tutele. Il decesso del datore di lavoro non è una scelta del lavoratore, ed è giusto che la legge lo riconosca. Il fatto che la pronuncia sia ormai definitiva conferma la solidità di questo principio e rappresenta un precedente importante per tutti i lavoratori domestici che si trovano nella stessa condizione. Come INCA CGIL continueremo ad assistere chi si vede negare diritti che la normativa, correttamente interpretata, gli riconosce”, dichiara Giuseppe Visco, direttore dell’INCA CGIL di Chieti.



