
Abruzzo. “Sono un’infermiera che svolge attività di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e quotidianamente mi sposto sul territorio per raggiungere pazienti presso le loro abitazioni, spesso persone anziane, fragili, non autosufficienti o affette da patologie che richiedono cure e assistenza infermieristica.
Vi scrivo per portare all’attenzione un problema che, a mio avviso, merita una riflessione pubblica: le sanzioni per violazioni della sosta elevate agli infermieri che stanno svolgendo il proprio servizio di assistenza domiciliare.
Durante le visite domiciliari non posso, evidentemente, parcheggiare sempre in prossimità dell’abitazione del paziente rispettando alla lettera ogni limitazione alla sosta. Il mio lavoro mi impone spesso di fermarmi dove è possibile, cercando comunque di non creare intralcio alla circolazione e di limitare al minimo il tempo della sosta.
Il punto è che non sto utilizzando l’automobile per una comodità personale: la vettura è uno strumento indispensabile per poter svolgere il mio lavoro e raggiungere persone che hanno bisogno di cure.
A rendere ancora più paradossale la situazione è il fatto che, durante l’attività lavorativa, sul cruscotto dell’automobile sono esposti in maniera ben visibile i contrassegni che identificano l’attività professionale e la necessità della sosta per visite domiciliari.
Nonostante ciò, mi sono vista elevare una sanzione da parte della Polizia Municipale.
Mi chiedo allora:
come dovrebbe svolgere concretamente il proprio lavoro un infermiere ADI?
Dovrebbe parcheggiare anche a diverse centinaia di metri dall’abitazione del paziente, magari trasportando materiale sanitario, per poi raggiungere a piedi una persona allettata o fragile?
E soprattutto, esiste un coordinamento concreto tra le esigenze della mobilità urbana e quelle di chi svolge servizi sanitari domiciliari?
Non sto chiedendo privilegi personali né, tantomeno, di poter parcheggiare indiscriminatamente dove voglio.
Chiedo semplicemente che venga riconosciuta la specificità di un’attività sanitaria essenziale, svolta nell’interesse dei cittadini e, in particolare, delle persone più fragili.
Credo che il problema non riguardi soltanto la sottoscritta. Gli infermieri ADI, i medici di medicina generale, gli operatori sociosanitari e tutti coloro che svolgono assistenza domiciliare si trovano quotidianamente a dover conciliare il proprio lavoro con regole di viabilità pensate principalmente per chi utilizza l’automobile per esigenze private.
Se vogliamo incentivare l’assistenza domiciliare e permettere alle persone fragili di essere curate a casa, dobbiamo anche mettere gli operatori sanitari nelle condizioni di poter raggiungere i loro pazienti.
Per questo motivo ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza verificando quali siano le disposizioni previste per gli operatori sanitari che effettuano visite domiciliari e quali strumenti siano concretamente messi a loro disposizione dai Comuni.
Non cerco una polemica contro la Polizia Municipale, che svolge il proprio lavoro, ma vorrei che da questo episodio potesse nascere un confronto serio tra amministrazioni, forze di polizia e professionisti sanitari, affinché situazioni simili possano essere evitate in futuro.
Perché una cosa è certa: mentre viene elevata una multa per una sosta, dall’altra parte di quella strada potrebbe esserci un paziente che sta semplicemente aspettando il proprio infermiere.



