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Perdonanza Celestiniana: accesso il Tripode che esalta l’indulgenza d’agosto

L’Aquila. Il gesto laico, quale espressione della Municipalità, di accensione del Tripode che esalta l’indulgenza d’agosto, concessione per la pace che lo stesso Celestino V ristabilì tra le fazioni cittadine, è carico di quelle tematiche celestiniane tanto profonde quanto determinanti nella sua epoca e ancora di più in questi tempi complicati”.

Il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi è partito da qui, dalla pace e dal significato civile del rito, mentre il Fuoco del Morrone è tornato ad accendere il Tripode in Piazza Palazzo, sede comunale.

Per il secondo anno consecutivo la cerimonia ha avuto luogo nel cuore della città segnando l’avvio della 732/a Perdonanza Celestiniana. Una prima accensione davanti a Palazzo Margherita, seguita da quella a Collemaggio. A portare a termine il viaggio del Fuoco, partito una settimana fa, sono stati Mario Centi, presente lungo il cammino fin dalla prima edizione del 1980, e Riccardo Marcolli. Due generazioni per l’ultimo tratto e la consegna della fiaccola nelle mani del sindaco. Prima del loro arrivo, l’attesa in piazza è stata accompagnata dagli Sbandieratori Città dell’Aquila. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il presidente della Provincia Angelo Caruso, l’arcivescovo Antonio D’Angelo e Floro Panti, presidente dell’Associazione Comitato Festa Perdonanza Celestiniana Unesco Ich. Presente, in rappresentanza del Governo, anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Biondi ha aperto il suo intervento con il ricordo delle vittime dei terremoti e una preghiera per quelle di Amatrice.

Poi il riferimento ai conflitti di oggi e alla responsabilità della politica davanti alla guerra. “Come uomo di fede non posso che credere che la Pace abbia il respiro dell’Eterno, ma come uomo dell’amministrare ho l’obbligo di impegnarmi affinché la Pace abbia il respiro della mediazione”, ha detto il sindaco, richiamando infine il Celestino V raccontato da Ignazio Silone e il suo rifiuto di benedire le armi. Alla dimensione spirituale del Fuoco è tornato invece D’Angelo. “Nel perdono ritroviamo quella luce di speranza capace di attivare un processo nuovo di vita”, ha detto l’arcivescovo.
Nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura, ha aggiunto, “il segno più grande e più bello della nostra cultura è proprio la Perdonanza”.

 

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