La denuncia: “Arbitro del Csi Teramo aggredito e mandato in ospedale”
L'episodio ieri sera a Poggio Morello

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di denuncia su un fatto increscioso avvenuto ieri sera a Poggio Morello a Sant’Omero.
“Una serata di sport che si trasforma in un episodio di violenza inconcepibile. Ieri sera, durante una partita del torneo di calcio a 5 di Poggio Morello, l’ennesima aggressione ai danni di un arbitro ha riacceso i riflettori sulle condizioni di totale insicurezza in cui versano i direttori di gara nei tornei amatoriali del territorio. La gara stava ormai volgendo al termine, con la squadra del protagonista della vicenda in svantaggio per 6-4.
A pochi minuti dal triplice fischio, in seguito a un gol subito, si è accesa l’ennesima tensione sul terreno di gioco: un atleta di origine marocchina, già ammonito in precedenza, ha iniziato ad aggredire verbalmente il fischietto della sezione del CSI (Centro Sportivo Italiano) di Teramo.
L’arbitro ha quindi estratto il cartellino rosso invitando il giocatore ad abbandonare il rettangolo di gioco, tra gli applausi del pubblico. Voltandosi per far riprendere il match, il direttore di gara è stato però avvicinato alle spalle dallo stesso tesserato e vigliaccamente colpito.
Un gesto improvviso e ingiustificato che ha costretto l’arbitro a decretare la fine anticipata dell’incontro. Refertato dal pronto soccorso, il fischietto teramano ha riportato evidenti ferite al collo e un trauma contusivo, con una prognosi di 15 giorni.
I direttori di gara dei campionati amatoriali percepiscono un rimborso spese totale che si attesta intorno ai 20 euro a partita per il calcio a 5, con pochissimi euro in più per le sfide a 7 e a 11. Si tratta di cifre del tutto irrisorie se messe a confronto con l’enorme responsabilità del ruolo, il costante impegno richiesto per l’aggiornamento e il lavoro svolto in un clima di perenne insicurezza. I campi in cui operano sono del tutto privi di forze dell’ordine, ovvero di una tutela minima di fronte all’imprevedibilità e alle frustrazioni dei tesserati.
In ultimo, la sensazione di impunità dilagante mina alla base l’autorità stessa dell’arbitro. Da appassionato di sport presente sugli spalti, ho provato una profonda amarezza nel vedere un momento di condivisione degenerare in una scena da far west. Se il CSI e gli organi di giustizia sportiva non interverranno subito con provvedimenti fermi, sanzioni esemplari e tutele concrete, l’ipotesi di uno sciopero generale non sarà più solo una minaccia, ma una conseguenza inevitabile. E a quel punto, di fronte al silenzio dei campi vuoti, saremo costretti a chiederci: ha ancora senso chiamarlo sport se chi deve far rispettare le regole viene lasciato solo, dimenticato dalle istituzioni e costretto a rischiare la propria incolumità per poco più di un rimborso spese?”



