
Tortoreto. In consiglio comunale delle domande erano state poste. Ora sul tema, controverso, del project financing, Libera D’Amelio (capogruppo di Tortoreto al Centro, con la collega Martina Del Sasso) torna a pungolare l’esecutivo.
Lo fa con una nota, a margine della seduta consiliare, al margine della quale è stato ritirato (tradotto: abbandonato), il percorso legato alla sistemazione del piazzale della chiesa da finanziarsi con la gestione pluriennale, 23 anni, delle strisce blu.
La nota. “Una scelta destinata a incidere sul futuro di Tortoreto per ventitré anni, con un impatto economico di milioni di euro, non può essere archiviata con una semplice comunicazione”, si legge nel comunicato.
La politica pretende una cosa sola: responsabilità.
Per questo ho chiesto che non fosse soltanto il Sindaco a parlare, ma che ogni consigliere di maggioranza dicesse ai cittadini quale fosse la propria posizione.
Chi era favorevole?
Chi era contrario?
Chi ha cambiato idea?
Nessuna risposta.
Nessuno ha ritenuto di assumersi la responsabilità della propria posizione.
Ed è proprio questo il fatto politico più grave. Perché quando nessuno ci mette la faccia, il vuoto viene riempito dal sospetto. Ed è esattamente
quel modo di fare politica che ho sempre contrastato. I cittadini hanno il diritto di sapere chi voleva questo project financing e chi, invece, lo riteneva sbagliato.
La trasparenza non è un favore. È il presupposto della fiducia.
Quanto accaduto oggi certifica una crisi politica profonda.
Per la seconda volta il Sindaco Piccioni è stato costretto a ritirare il provvedimento più significativo della sua amministrazione perché non aveva i numeri politici, prima ancora che quelli consiliari, per sostenerlo.
Il resto appartiene alle loro dinamiche interne, alle loro tensioni, alle loro future leadership.
A noi interessa soltanto Tortoreto.
Una buona notizia, però, oggi c’è: Tortoreto si è liberata di un project financing che abbiamo sempre ritenuto sbagliato e distante dall’interesse pubblico.
Continueremo a svolgere il nostro mandato con lo stesso metodo che seguiamo dal primo giorno: studiare, controllare, proporre e pretendere trasparenza.
Perché il bene pubblico non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di persone disposte ad assumersi fino in fondo il peso delle proprie scelte”.



