
Ascoli Piceno. Sette punti in tre gare, imbattuto, in vetta alla Serie B anche se in coabitazione con Mantova e Sudtirol (in attesa del posticipo Palermo Sampdoria).
L’Ascoli di Francesco Tomei ha iniziato come aveva finito: vincendo, divertendo, convincendo. Il tecnico pescarese non ha rinnegato nulla della squadra che ha dominato i play off di C con il miglior calcio dei tre gironi. Ha mantenuto anima e principi, li ha solo impreziositi con nove innesti mirati. Tre su tutti raccontano l’ambizione: Matteo Brunori, Federico Gattoni e Giacomo De Pieri.
Il marchio tattico
Per definizione è un 4-2-3-1. In campo è un sistema fluido, capace di perseguire la bellezza attraverso l’efficacia. Il portiere Vitale è l’uomo in più in costruzione, Guiebre entra dentro al campo e diventa centrocampista o attaccante aggiunto, Corradini e Damiani danno geometria e rottura. E poi ci sono i numeri, importanti anche quelli. Contro la Carrarese il 71,5% di possesso, 20 conclusioni, 511 passaggi. Ma è a Verona, all’esordio, che si è vista l’altra anima, quella camaleontica. Per la prima volta l’Ascoli non ha avuto il possesso a favore contro un avversario più tecnico. Tomei ha abbassato il baricentro, si è messo con un 4-4-1-1 ordinato e ha vinto in rimonta. Riflessione: sa comandare e sa vincere senza palla. Virtù da grande. Quel baricentro si è improvvisamente rialzato contro il Benevento quando, seppur contro un avversario in inferiorità numerica, Tomei ha dimostrato coraggio.
Coraggio ed equilibrio
Sì, i sanniti erano in dieci dal 42′ per l’espulsione di Prisco. Ma la scelta dell’allenatore è stata tutt’altro che conservativa. Quando ad inizio ripresa è entrato Brunori non era l’unico attaccante. Con lui dentro anche Chakir. Due prime punte vere, di ruolo, in campo insieme. E non finisce qui: a sinistra D’Uffizi, a destra De Pieri. Quattro calciatori offensivi puri contemporaneamente, più Corradini che è un centrocampista che vede la porta come pochi. Sulla carta un Ascoli quasi sbilanciato, spregiudicato all’eccesso. In campo, invece, sempre equilibrato. Ed è questa la forza del gruppo, il lavoro oscuro di Tomei. La squadra copre sempre bene il campo perché anche gli attaccanti sanno dove andare a pressare, sanno quando e come tornare in difesa. Tutti si sacrificano. Brunori fa il primo pressing, Chakir attacca la profondità ma rientra sul terzino, D’Uffizi e De Pieri diventano quinti in fase di non possesso. E’ così che nasce il gol all’84’: da una squadra che pur con quattro giocatori offensivi non ha mai smesso di giocare corta, di rubare palla alta. A procurarsi il rigore decisivo è stato Corradini, con uno dei suoi inserimenti che hanno già fatto male in C. Poi glaciale Brunori, davanti a 13mila cuori del Del Duca, per il suo primo gol in bianconero e per l’1-0 che vale la vetta.
De Pieri, l’arma che spacca le partite
Se il rigore procurato porta la firma di Corradini, la partita l’ha spaccata ancora una volta De Pieri. Prelevato dall’Inter, classe 2006, è l’arma tattica che ogni allenatore sogna. Due ingressi, due destini cambiati. Contro la Carrarese dentro al 69′: ha saltato sistematicamente l’uomo nell’uno contro uno – proprio ciò che era mancato all’Ascoli nel primo tempo – e ha inventato l’assist per il pareggio di Gori all’82’. Contro il Benevento, entrato nella ripresa, ha dato imprevedibilità, dribbling e ampiezza, costringendo la difesa sannita a uscire e creando lo spazio per l’inserimento di Corradini. Non è nei tabellini, ma è negli occhi di tutti: quando entra lui, la partita cambia ritmo. Infine Gattoni arrivato dal Siviglia: è entrato nel finale e ha garantito fisicità ed esperienza in una difesa rimasta intatta, il reparto meno ritoccato dal mercato nonostante l’infortunio del preziosissimo Alagna.
Tomei re indiscusso
Tomei è il re indiscusso: gioca, vince e diverte. Predica di pensare solo alla salvezza ragionando giustamente una gara alla volta. Ma con un Ascoli così coraggioso, così equilibrato anche quando sembra sbilanciato, e con armi come De Pieri che spaccano le partite dalla panchina, i tifosi hanno ripreso a sognare. Con il Picchio che in vetta vede tutti dall’alto.
Davide Crisci



