Asp1, i sindacati: “Ora la Regione non può sottrarsi”
I 250 lavoratrici e lavoratori sono soli

Le organizzazioni sindacali FP CGIL Teramo, FISASCAT CISL Abruzzo Molise, UIL FP Teramo, UGL Salute Teramo e NURSIND Teramo denunciano con forza l’ennesimo aggravamento della vertenza che coinvolge oltre 250 lavoratrici e lavoratori impiegati nelle strutture ASP 1 di Teramo, Nereto e Civitella del Tronto, gestite dalle cooperative Sanitalia e Assistenza 2000.
“La giornata di oggi avrebbe dovuto rappresentare il momento decisivo per consentire lo sblocco delle risorse necessarie al pagamento degli stipendi arretrati. Invece, il rinvio disposto dal TAR prolunga ulteriormente una situazione già insostenibile, facendo precipitare la vertenza in una condizione ormai drammatica. Le lavoratrici e i lavoratori restano senza lo stipendio del mese di maggio e senza la quattordicesima mensilità, mentre continuano ogni giorno a garantire con professionalità e senso di responsabilità un servizio essenziale rivolto agli anziani più fragili del nostro territorio. Di fronte a questa situazione non è più possibile assistere a uno scaricabarile istituzionale”.
E ancora: “La Regione Abruzzo e in particolare l’assessore alle Politiche Sociali Roberto Santangelo ed il dipartimento sociale non possono sottrarsi alle proprie responsabilità politiche e tecniche. Da settimane le Organizzazioni Sindacali chiedono interventi concreti e tempestivi, ma alle richieste dei lavoratori non sono seguiti atti risolutivi capaci di evitare l’aggravarsi della crisi. Solo nei giorni scorsi è stata stata investita l’avvocatura regionale per esprimere il proprio parere alla legittimità della procedura di cartolarizzazione del credito che l’Asp 1 vanta nei confronti della Regione. L’atto di cessione del credito è stato sottoscritto con atto notarile lo scorso 18 giugno. Lo sblocco di queste risorse economiche è indispensabile per garantire l’erogazione delle mensilità pregresse. Al tempo stesso, il Commissario dell’ASP 1, Roberto Canzio, non è riuscito a garantire una gestione capace di assicurare la necessaria tutela dei lavoratori e la continuità amministrativa indispensabile per evitare il blocco delle retribuzioni. Ancora più grave appare il comportamento delle cooperative Sanitalia e Assistenza 2000, che in qualità di datori di lavoro continuano a non corrispondere le retribuzioni dovute ai propri dipendenti, lasciando centinaia di famiglie in una situazione di gravissima difficoltà economica e sociale. Ognuno per le proprie competenze porta una quota di responsabilità rispetto a una vicenda che non può più essere giustificata con ritardi burocratici, procedure amministrative o rimpalli istituzionali. Mentre le istituzioni rinviano e le procedure si allungano, sono i lavoratori a pagare il prezzo più alto”.
E ancora: “È inaccettabile che chi ogni giorno garantisce assistenza, cura e dignità agli anziani venga lasciato senza stipendio, senza certezze e senza alcuna prospettiva sui tempi di pagamento. Le Organizzazioni Sindacali ribadiscono che il diritto alla retribuzione è un diritto fondamentale e che la tutela dei lavoratori coincide con la tutela della qualità dei servizi erogati agli ospiti delle strutture. Non può esistere un’assistenza di qualità se chi la garantisce viene abbandonato dalle istituzioni e dai propri datori di lavoro. Per queste ragioni chiediamo con la massima urgenza che Regione Abruzzo, il Commissario dell’ASP 1, la direttrice e cooperative assumano ciascuno le proprie responsabilità e mettano immediatamente in campo tutte le azioni necessarie affinché vengano reperite le risorse utili a liquidare senza ulteriori ritardi le spettanze dovute ai lavoratori. È opportuno a questo punto che sia il Direttore del dipartimento sociale Emanuela Grimaldi e l’assessore Santangelo si rechino presso la struttura per esporre le ragioni dinanzi ai lavoratori della situazione attuale dell’ente. In assenza di risposte concrete, la mobilitazione sindacale proseguirà con iniziative ancora più incisive, perché non è più tollerabile che oltre 250 lavoratrici e lavoratori continuino a essere lasciati soli mentre svolgono un servizio pubblico essenziale”.



