Caliscendi: gli atti smentiscono le accuse. Ora basta polemiche. La posizione di Evoluzione Sostenibile

Giulianova. Resta vivace, a Giulianova, la discussione politica attorno ai nuovi caliscendi. L’associazione Evoluzione Sostenibile (l’ex sindaco Francesco Mastromauro e l’allora assessore al demanio, Archimede Forcellese), ha diffuso una noto dopo il comunicato de Il Cittadino Governante che lo scorso 2 luglio ha presentato, in consiglio una mozione, che poi ha generato forti reazioni.
La replica. La mozione sui caliscendi discussa nel consiglio comunale del 2 luglio si fondava su presupposti non supportati dagli atti amministrativi, attribuendo all’amministrazione comunale del 2014 responsabilità che gli stessi atti escludono. Su quella ricostruzione è stato celebrato un vero e proprio processo politico nei confronti di chi amministrava Giulianova dodici anni fa, senza che i protagonisti di quella stagione amministrativa avessero la possibilità di intervenire nel dibattito per ristabilire la corretta successione dei fatti.
Nella mozione si affermava testualmente che la delibera della Giunta comunale n. 48 dell’11 febbraio 2014 “oltre alla conferma dei nove caliscendi storici prevede la possibilità di realizzarne altri dodici”.
Nella conferenza stampa abbiamo dimostrato che la Giunta approvò esclusivamente gli elaborati tecnici relativi al censimento e alla schedatura dei caliscendi esistenti prima del 1988, dando seguito a quanto previsto dalla legge regionale n. 38 del 10 agosto 2010. Con quella delibera, non veniva approvata la realizzazione di alcun nuovo caliscendi, né autorizzato alcun ripristino, anche perché questo compito non spettava al Comune ma alla Regione Abruzzo.
Nel nuovo comunicato de Il Cittadino Governante questa affermazione scompare per dare spazio a una ricostruzione completamente diversa: si afferma, peraltro erroneamente, che la delibera avrebbe approvato anche il progetto preliminare di ripristino dei caliscendi contenuto negli elaborati predisposti dall’Ente Porto e che sarebbe stata successivamente la Regione Abruzzo a utilizzarlo come base per il Piano Regolatore del Porto. Si tratta di un cambio di impostazione radicale, maturato solo dopo che, nel corso della nostra conferenza stampa, abbiamo ricostruito puntualmente l’intero procedimento amministrativo, illustrando la normativa regionale, gli adempimenti posti in essere dal Comune, il successivo recepimento dei caliscendi nel Piano Regolatore del Porto, il rilascio delle concessioni demaniali da parte della Regione Abruzzo e, infine, il rilascio dei permessi di costruire da parte del Comune di Giulianova. Sarebbe stato corretto riconoscere che la ricostruzione contenuta nella mozione non era conforme agli atti amministrativi.
La delibera n. 48 dell’11 febbraio 2014 stabilisce esattamente quanto abbiamo illustrato durante la conferenza stampa. La Giunta approva esclusivamente gli elaborati tecnici relativi al censimento e alla schedatura dei caliscendi esistenti anteriormente al 1988, precisando espressamente che “le indicazioni inerenti le tipologie di interventi e di attività delle strutture individuate nel censimento e contenute nella relazione rimessa dall’Ente Porto non sono oggetto di approvazione con il presente atto”. Si specifica inoltre che “La parte II – punto 3 – artt. 3.1 e 3.2 disciplinante le norme tecniche di intervento e le attività permesse sui caliscendi, ai sensi della legge regionale vigente, saranno oggetto di approvazione con separato atto da adottarsi dall’organo competente anche in coerenza con quanto sarà disposto nell’ambito del procedimento di adozione del Piano Regolatore portuale in corso”. Non si tratta di nostre interpretazioni, ma del contenuto testuale della delibera.
Vi è poi un ulteriore elemento. Anche se si volesse seguire, per mera ipotesi, la tesi sostenuta da Il Cittadino Governante, la conclusione cui si giunge resterebbe comunque priva di fondamento. Le proposte progettuali contenute negli elaborati predisposti dal tecnico incaricato dall’Ente Porto, che la Giunta comunale precisò espressamente di non approvare, non individuavano un’unica soluzione progettuale, ma prospettavano tre diverse ipotesi di intervento: una soluzione minimale costituita dalla sola bilancia, una soluzione intermedia con bilancia e baracca e una soluzione con bilancia, baracca e tettoia. Ne consegue che quegli elaborati non contenevano alcuna scelta definitiva sulla configurazione dei caliscendi. La scelta della tipologia progettuale effettivamente assentita è maturata nelle successive fasi del procedimento amministrativo, di competenza della Regione Abruzzo, e non certo con la delibera della Giunta comunale n. 48/2014.
Il nuovo comunicato de Il Cittadino Governante pone anche un’altra questione. Se davvero, come oggi si sostiene, tutto nasce da un errore commesso nel 2014, allora bisognerebbe concludere che abbiano sbagliato la Giunta comunale di allora, il Consiglio regionale che nel 2023 ha approvato definitivamente il Piano Regolatore del Porto, la Giunta regionale che nel 2024 ha approvato l’Adeguamento Tecnico Funzionale del Piano Regolatore del Porto, gli uffici regionali che hanno rilasciato le concessioni demaniali marittime e le amministrazioni comunali, succedutesi dal 2020 in poi, che hanno rilasciato i permessi di costruire. È una ricostruzione che attribuisce dodici anni di errori amministrativi a una lunga serie di enti e amministrazioni.
A questo punto una domanda diventa inevitabile. Dov’era Il Cittadino Governante in tutti questi anni? Se riteneva illegittimo o sbagliato l’intero procedimento, perché non ha contestato la delibera n. 48/2014 quando fu pubblicata? Perché non ha presentato osservazioni durante i procedimenti regionali relativi alle concessioni demaniali? Perché non ha contestato il Piano Regolatore del Porto? Perché non ha contestato i permessi di costruire via via rilasciati dal Comune? Perché non è intervenuto quando, da ottobre a dicembre 2024, furono eseguiti importanti lavori di potenziamento della difesa del tratto terminale del molo sud con il posizionamento di massi che hanno elevato la quota della scogliera rispetto a quella della banchina portuale?
È certamente legittimo discutere dell’impatto paesaggistico dei nuovi caliscendi e valutare eventuali soluzioni migliorative. È un confronto che può e deve svolgersi nel merito. Altra cosa è riscrivere dodici anni di procedimento amministrativo attribuendo ogni responsabilità a una sola deliberazione comunale, ignorando il ruolo svolto dalla Regione Abruzzo e i numerosi atti adottati negli anni successivi.
Per comprendere le scelte compiute nel 2014 occorre ricordare il contesto nel quale esse maturarono. Fin dal 2000 ci siamo battuti per la valorizzazione dei caliscendi come testimonianza della storia, della cultura e della tradizione marinara di Giulianova. Abbiamo sostenuto convintamente l’iniziativa legislativa avviata dal consigliere regionale Antonio Macera e portata a compimento nel 2010 dai consiglieri regionali Claudio Ruffini e Berardo Rabuffo. Quando la legge regionale n. 38/2010 impose ai Comuni di procedere al censimento e alla schedatura dei caliscendi esistenti prima del 1988, abbiamo dato piena attuazione, nell’ambito delle competenze comunali, a quell’obbligo di legge, promuovendo con convinzione e determinazione tutte le attività necessarie affinché potesse avviarsi il percorso di recupero, valorizzazione e ripristino dei caliscendi.
In questi giorni siamo intervenuti più volte esclusivamente per ristabilire la corretta ricostruzione dei fatti e delle competenze dei diversi enti coinvolti. Riteniamo di aver documentato in modo puntuale l’intera vicenda amministrativa, mettendo a disposizione dei cittadini e del dibattito pubblico gli atti e i documenti necessari affinché ciascuno possa formarsi un’opinione sulla base dei fatti, e non di ricostruzioni parziali o prive di riscontro negli atti amministrativi.
Rimaniamo, tuttavia, a disposizione dell’Amministrazione comunale qualora ritenga utile avviare un confronto finalizzato a individuare possibili soluzioni in grado di mitigare le criticità paesaggistiche emerse nel tratto terminale del molo sud, nella convinzione che la tutela del paesaggio e la valorizzazione dei caliscendi non siano obiettivi contrapposti, ma possano e debbano essere perseguiti insieme nell’interesse della città”.



