Dalla scelta di fede al riscatto sociale: il percorso di Mario e Giovanni tra i Testimoni di Geova

Sulmona. Lo scorso 26 giugno si è svolto un evento speciale nel carcere di Sulmona: due detenuti, che chiameremo Mario e Giovanni, si sono battezzati come testimoni di Geova, in una commovente cerimonia alla quale hanno partecipato le autorità penitenziarie, rappresentanti dei Testimoni di Geova e alcuni altri detenuti.
Mario sta attualmente scontando una pena a seguito dell’arresto avvenuto molti anni fa.
È entrato in contatto con i Testimoni di Geova già da diverso tempo in un altro penitenziario. Da subito ha manifestato un forte interesse per lo studio della Bibbia, compreso l’insegnamento secondo cui, nonostante le azioni sbagliate commesse in passato, si può stringere ugualmente un rapporto spirituale con il Creatore. La reclusione non gli ha impedito di soddisfare un desiderio maturato con lo studio: proclamare il Vangelo ad altri; attività che svolge, quando possibile, nei confronti degli altri detenuti o del personale del carcere.
Giovanni, detenuto anche lui da diversi anni e di natura molto taciturno, ha iniziato a seguire i colloqui dei ministri Testimoni di Geova pur non prendendo parte direttamente ma limitandosi ad ascoltare. In seguito ha manifestato un interesse sempre più crescente per le verità contenute nella Bibbia partecipando attivamente agli incontri e prendendo parte al dialogo.
Il Dott. Stefano Liberatore, direttore del carcere, ha dichiarato: “I ministri di culto dei Testimoni di Geova accedono agli istituti penitenziari ormai da molti anni. Ho sempre seguito la loro attività attraverso i responsabili dell’area trattamentale e, anche oggi, ho potuto constatare lo svolgimento di un importante momento di crescita spirituale rappresentato dal battesimo, che ha coinvolto alcuni detenuti. Le attività che svolgono i Testimoni di Geova in carcere – prosegue Liberatore –contribuiscono al percorso di risocializzazione dei detenuti, che passa anche attraverso la dimensione religiosa”.
Enrico Di Cristofaro, uno dei 507 ministri di culto dei Testimoni di Geova operativi nelle carceri italiane, ha commentato: “Quella di Mario e Giovanni è una storia che incoraggia e fa riflettere. Dimostra che nessuno è irrecuperabile. In questi mesi di colloqui settimanali ho potuto osservare personalmente cambiamenti significativi nel linguaggio, nel modo di ragionare e nell’atteggiamento”.
La storia di Mario e Giovanni rappresenta un esempio di cambiamento personale e recupero sociale all’interno del contesto carcerario. In un ambiente spesso segnato da difficoltà, esperienze come questa evidenziano la possibilità di crescita interiore e trasformazione. L’opera dei Testimoni di Geova volta a fornire assistenza spirituale continua a dare sostegno a molti detenuti, favorendo la loro riabilitazione e il loro reinserimento nella società.



