La gara di appalto del biodigestore a Teramo finisce all’Anac
Esposto dell'Associazione Ambiente & Sicurezza Città di Teramo anche in Prefettura

“Il 6 giugno 2026 il Comune di Teramo ha annunciato la pubblicazione del bando di gara per la costruzione del biodigestore di Carapollo, impianto di trattamento dei rifiuti organici, per un valore di circa 30 milioni di euro, di cui 28 finanziati con fondi PNRR — cioè con risorse europee destinate alla comunità teramana. L’opera è utile. L’obiettivo è giusto. La collocazione a Carapollo del tutto sbagliata, come denunciamo da tempo in tutte le sedi. Ma il modo in cui questo bando è stato pubblicato — e le domande a cui il Comune non ha ancora risposto – ci preoccupano profondamente nell’interesse dei cittadini di Teramo, che sono i reali titolari di quei 28 milioni di euro e i primi a subire le conseguenze se qualcosa dovesse andare storto”.
A dirlo l’Associazione Ambiente & Sicurezza Città di Teramo, con la presidente, l’avvocata D’Angelo Gallo.
“La misura PNRR che finanzia il biodigestore — la Misura M2C1, Investimento 1.1, dedicata alla realizzazione é all’ammodernamento di impianti di gestione dei rifiuti — prevede che gli interventi siano completati entro il 30 giugno 2026 e rendicontati entro il 31 agosto 2026. La Commissione europea ha chiarito che non accetterà documentazione oltre tale termine. Il bando è stato pubblicato il 6 giugno 2026. Le offerte scadono il 10 luglio. Il cantiere, nel migliore dei casi, aprirebbe entro la fine dell’anno, come gli amministratori comunali annunciano sulla stampa. Il completamento dell’opera è incompatibile con qualsiasi scadenza PNRR oggi vigente per questa misura. Questo non è un dettaglio tecnico. Significa che i 28 milioni di euro di finanziamento europeo rischiano di non essere più disponibili nel momento in cui l’opera dovrebbe essere realizzata. Circolano voci – riprese da alcuni organi di stampa locali con toni ottimistici e abbondante uso del condizionale — secondo cui il progetto potrebbe beneficiare di una proroga al 2028. In effetti una recente normativa di proroga per alcune misure PNRR legate alle fonti di energia rinnovabile esiste. Ma il ragionamento è semplice: IL PNRR non è un unico grande contenitore: è fatto di misure distinte, ognuna con il suo nome (e quella di Comune e TEAM si chiama Misura M2C1, Investimento 1.1 – Linea di intervento B), e sue regole e le sue scadenze. La proroga al 2028 è stata prevista per le misure sulle energie rinnovabili, e vale solo per quelle misure. Il biodigestore di Teramo è finanziato da una misura completamente diversa: quella sulla gestione dei rifiuti urbani. Sono due capitoli diversi dello stesso piano, come due voci diverse nello stesso bilancio: la proroga di una voce non si applica automaticamente all’altra”.
“È come se un lavoratore ottenesse una proroga per consegnare il progetto A, e ne approfittasse per dire di avere più tempo anche per il progetto B. Ma purtroppo non funziona così. Il fatto che l’impianto nel progetto di Carapollo produca biometano come sottoprodotto del trattamento dei rifiuti non lo trasforma in un progetto di energia rinnovabile ai fini del PNRR. La finalità finanziata per TEAM è il trattamento dei rifiuti, non la produzione di energia. Quella proroga è scritta per una filiera diversa, e applicarla per analogia a questo progetto sarebbe un’operazione giuridicamente azzardata — non una certezza su cui impegnare 28 milioni di euro di soldi pubblici, di cui 15 di mutuo sulle spalle dei teramani, che si raddoppia con gli interessi (oltre 900.000 euro all’anno per 30 anni). Se il finanziamento PNRR venisse revocato — per mancato rispetto delle scadenze o per inapplicabilità della proroga invocata – le conseguenze non ricadrebbero su qualche funzionario o su un ufficio ministeriale. Ricadrebbero sui teramani, in forme concrete e gravose. Ricordiamo che, dal portale di monitoraggio del PNRR, sarebbe già stato speso oltre 1 milione di €, si suppone per tutta la fase di progettazione ed autorizzativa. Il Comune senza i 28 milioni europei. L’ente si troverebbe a dover completare un’opera da circa 30 milioni senza la copertura principale, o a rinunciarvi dopo aver già contratto impegni con le imprese esecutrici. In entrambi i casi, il bilancio comunale — che è il bilancio di tutti i teramani — sarebbe esposto a un rișchio straordinario.
La copertura alternativa? Senza i 28 milioni del PNRR, se l’Ente volesse effettivamente portare avanti l’iniziativa, avrebbe la forza di contrarre un ulteriore mutuo da 15 milioni di euro, oltre a quello già in essere, con una astronomica spesa totale con interessi di circa 60 milioni? Con quale piano di ammortamento? E a carico di quali risorse di bilancio? Il bilancio comunale – che è il bilancio di tutti i teramani — sarebbe esposto a un rischio straordinario. Le imprese che parteciperanno alla gara e si aggiudicheranno i lavori, fidandosi della validità del bando, che cita in alternativa ai fondi PNNR i fondi comunali, potrebbero portare il Comune in dispute legali lunghe e costose nel momento in cui i fondi dovessero saltare. Quei contenziosi si trascinerebbero per anni e graverebbero anch’essi sul Comune — cioè di nuovo sui cittadini. L’opera ferma per anni. L’opera rischia concretamente di rimanere ferma per anni. In tale scenario, l’infrastruttura potrebbe restare incompiuta o bloccata, vanificando non solo gli ingenti investimenti pubblici già programmati, ma anche anni di progettazione e le legittime aspettative dei cittadini e delle imprese del territorio. Oltre alle criticità già evidenziate sul fronte del finanziamento, la stampa e alcuni rappresentanti istituzionali danno ormai per scontato l’avvio del cantiere entro la fine dell’anno. Si tratta tuttavia di un’ipotesi che appare estremamente ottimistica”.
“Inoltre, va ricordato che ad oggi risultano ancora aperti diversi procedimenti giudiziari riguardanti il progetto del biodigestore e atti ad esso collegati. Chiediamo al sindaco di Teramo di fornire risposta pubblica e documentata ai seguenti quesiti: esiste un atto formale del Ministero dell’Ambiente (MASE) — controparte dell’accordo di finanziamento – che proroghi espressamente i termini per questo specifico progetto? Se sì, lo si renda pubblico. La proroga al 2028 si applica davvero alla Misura M2C1 l.1.1 (gestione rifiuti), o riguarda una misura PNRR completamente diversa? Chi ha verificato questa distinzione e con quale
parere legale? Qualora tale proroga si potesse inverosimilmente applicare alla Misura M2C1 I.1.1 (gestione rifiuti) di cui fa parte il progetto TeAm, i tempi tecnici di affidamento ed esecuzione dei lavori consentirebbero comunque di rispettare le scadenze previste dalla norma di proroga stessa? Qualora il finanziamento PNRR venisse revocato, il Comune ha una completa copertura finanziaria alternativa già deliberata? O i 28 milioni del PNRR sono l’unica risorsa disponibile? E l’opera sarebbe economicamente sostenibile senza i 28 M€ a fondo perduto del PNRR? Il rischio di soccombenza nei ricorsi pendenti al TAR e in Consiglio di Stato è stato
opportunamente valutato? Il Consiglio comunale è stato informato di questo quadro di incertezza prima della pubblicazione del bando? Nei documenti di gara, le imprese partecipanti sono state avvertite del rischio che il finanziamento PNRR potrebbe non essere disponibile alla conclusione dei lavori?”.
L’associazione non vuole bloccare il progetto di realizzare un biodigestore in sé. “Chiediamo che si costruisca in un luogo adatto, e su basi solide, trasparenti e sicure per i cittadini che ne pagano il conto. Se esiste una norma di proroga che copre davvero questo progetto, il Sindaco la mostri: un atto ministeriale, un parere legale, un documento diretto del MASE che dia l’ok all’effettiva risorsa finanziaria PNRR. Non un’ottimistica interpretazione giornalistica. Se quella norma non esiste, o se la sua applicabilità è incerta, allora la gara va sospesa fino a quando non si ottenga una certezza scritta dal Ministero – nell’interesse delle imprese, del
Comune e soprattutto dei cittadini teramani. Annunciamo che è stato trasmesso in data odierna alla Prefettura di Teramo e all’ANAC un formale esposto, con il quale si chiede un accertamento urgente sulla regolarità di questa procedura e sulla tenuta della copertura finanziaria dell’opera, affinché i teramani abbiano contezza di quanto è in gioco”.



