Mercato ittico: la marineria di Pescara scende in piazza con corteo e manifestazione ufficiale

Pescara. La marineria pescarese torna a protestare in piazza, sabato 27 giugno, contro il trasferimento del mercato ittico all’ingrosso dalla banchina nord a quella sud.
Dopo mesi di recriminazioni sull’inadeguatezza dell’attuale sede e di quella nuova, che il Comune sta realizzando nell’ex biglietteria sulla banchina sud, ritenuta troppo piccola e un’imposizione che non considera le necessità di chi dovrà usarla, pescatori e operatori ittici, stanchi dei confronti definiti infruttuosi con l’amministrazione comunale, hanno deciso di sfilare in strada e di portare la loro protesta pacifica davanti alle sedi istituzionali.
Manifestazioni meno ufficiali si sono già viste nelle scorse settimane, anche con toni accesi ma senza eccessi (in foto). La grande protesta del 2011 contro il mancato dragaggio, però, ha lasciato impresse nella memoria di Pescara delle scene di vera e propria rivolta, e ogni manifestazione annunciata dal comparto mette tutti in allerta.
Ad ufficializzare la nuova iniziativa è Federica Liberatore, avvocato dell’associazione Pescara Brillante, che in un post sui social riporta slogan e programma: “Giù le mani dal nostro Mercato Ittico! Diciamo un NO deciso ai trasferimenti in strutture inadeguate e alla prepotenza istituzionale. Difendiamo la storia, l’identità di Pescara e la dignità di chi ci lavora”.
Il programma della manifestazione, che fa appello anche alla partecipazione cittadina, prevede il raduno davanti al mercato ittico sulla banchina sud alle ore 9:00; un’ora dopo partirà un corteo diretto in piazza Italia, sede di Comune, Prefettura e Provincia.
Lì ci saranno interventi della marineria, sigle del comparto, associazioni e “voci del territorio”.
“Sarà un corteo pacifico, ordinato e colorato”, annuncia Liberatore, “Porteremo la voce della Pescara che lavora e del comparto ittico fin sotto il palazzo del Sindaco. All’arrivo daremo spazio alle voci del territorio. Pretendiamo rispetto e non accettiamo la prepotenza”.



