
Pescara. “Un’estrema ritorsione e punizione per le plurime perdite subìte”: di questo si è trattato l’agguato consumatosi a Pescara, in un bar sulla Strada Parco, il primo agosto 2022.
E quanto si legge – riportato dal quotidiano Il Centro – nelle motivaizoni della sentenza di condanna all’ergastolo di Mimmo Nobile e Natale Ursino, emanata dalla Corte di Assise di Chieti, per l’omicidio di Walter Albi e il tentato omicidio di Luca Cavallito. Quella stessa sentenza del luglio scorso ha assolto, per non aver commesso il fatto, Maurizio Longo, considerato fiancheggiatore dei due condannati.
La ritorsione e le perdite citate dai giudici fanno riferimento ad affari di narcotraffico internazionale e a relativi impegni economici non rispettati dalle vittime nei confronti di Natale Ursino, ritenuto mandante ed affiliati alla ‘ndrangheta calabrese, attualmente irreperibile. Lo stesso ursino è ritenuto anche adescatore delle vittime per aver attirato, con un messaggio via chat, i due uomini nel bar in quel pomeriggio d’agosto, adducendo la scusa di un ulteriore affare, facendoli restare fermi fino all’arrivo di Mimmo Nobile, figura nota della “mala pescarese”, ritenuto il killer e riconosciuto anche dal sopravvissuto Cavallito.



