Tortoreto, gruppo consiliare non riconosciuto dopo oltre un anno: Di Bonaventura abbandona l’aula
Tornerà a sedersi in consiglio comunale quale il problema sarà sanato

Tortoreto. Esce dall’aula del consiglio comunale e ci tornerà solo quando sarò sanata una questione che si trascina da oramai 14 mesi, quando ha deciso di dare vita ad un gruppo consiliare autonomo e comunque diverso da quello con il quale era stato eletto in consiglio comunale del 2022.
E’ una protesta non certo plateale, ma evidente nelle motivazioni e nella necessità di avere una rappresentanza nell’assise civica, quella del consigliere di minoranza al Comune di Tortoreto, Mauro Di Bonaventura (Pd). Nella seduta di martedì 14 aprile, Di Bonaventura ha letto un documento per ricordare tutti gli accadimenti degli ultimi 14 mesi. Dalla volontà di costituire il gruppo del Pd in assise civica e la necessità di modificare il regolamento, che al netto delle rassicurazioni, ancora non è stato modificato.
“Ho formalizzato una proposta completa di modifica dell’articolo 83 del regolamento del consiglio, indicando una soluzione chiara e rispettosa dei principi di rappresentatività, pluralismo e buon andamento che consentisse il pieno riconoscimento del gruppo consiliare del Partito Democratico”, ha sottolineato Di Bonaventura. “A quella nota è seguita il 19 marzo 2026 soltanto una comunicazione formale in cui si dice che il responsabile del
settore procederà all’istruttoria e ai successivi atti, di cui mi sarà dato riscontro. Da allora, però, nessun atto concreto, nessuna proposta in Commissione, nessuna modifica portata in Consiglio.
Nel frattempo, è passato oltre un anno da quando il Sindaco, in sede politica e istituzionale, si era impegnato a sanare questo vulnus regolamentare, promettendo di promuovere la modifica del regolamento proprio per permettere la costituzione del gruppo consiliare del Partito Democratico. Oggi ci troviamo, di fatto, con un impegno disatteso e con un consigliere che continua a non vedere riconosciuta la propria
collocazione politica, pur avendo presentato una proposta articolata e percorribile.
In questo quadro, mi è stato anche risposto – con una battuta – che “quando si parla di gruppo si intende un complesso di più persone”. Una battuta che può far sorridere al bar, ma che in quest’aula è istituzionalmente sbagliata e politicamente grave, perché ignora ciò che lo stesso regolamento già prevede: che anche il consigliere eletto da solo rappresenta un Gruppo, e che la rappresentanza politica non si esaurisce nel numero
fisico dei presenti in quest’aula, ma riguarda anche il mondo politico e sociale che si
rappresenta al di fuori del Consiglio.
Qui non stiamo parlando di un capriccio personale, ma di un diritto di rappresentanza e di un principio di non discriminazione tra forze politiche. Continuare a rinviare, a non istruire, a non deliberare significa, in concreto, impedire la piena agibilità di un’opposizione che chiede semplicemente di essere riconosciuta per quello che è: il
riferimento del Partito Democratico in quest’aula.
Le richieste. Di Bonaventura nel lasciare l’aula ha fatto precise richieste, prima di tornare a prendere parte ai lavori consiliari. Una proposta formale della commissione di vigilanza, la discussione e votazione in Consiglio di una modifica dell’articolo 83 che riconosca espressamente la possibilità di costituire gruppi consiliari riferiti a
partiti organizzati presenti sul territorio, anche se non rappresentati da una lista autonoma alle ultime elezioni, e che chiarisca che anche un solo consigliere può costituire un gruppo consiliare, come già, di fatto, il regolamento e la prassi riconoscono”.



