
Atri. È di oggi la notizia che le prove della Notte dei Serpenti non si svolgeranno più ad Atri nel 2026.
Una notizia che arriva dopo mesi in cui l’Assessore alla Cultura, Domenico Felicione, aveva rivendicato con
forza questo risultato, presentandolo come un segnale della centralità culturale della città.
“[…] questo evento conferma ancora una volta la centralità della nostra città nel panorama culturale
abruzzese e il suo ruolo di punto di riferimento […]”, dichiarava in un suo post su Facebook del 13 luglio
2025.
Non solo parole. Su questa operazione si è scelto di puntare molto, anche ridimensionando
economicamente altre iniziative culturali già esistenti.
La politica è chiamata a fare scelte. E quella di Felicione è stata chiara.
Oggi però la realtà è un’altra: Atri non è in grado di confermare quell’evento. E questo pone un problema
serio. Perché ciò che era stato raccontato come un risultato strutturale si rivela invece per quello che era: un
episodio, non una strategia. Nel frattempo, altri territori si sono mossi meglio. Evidentemente con proposte
più solide, più credibili, più sostenibili.
E Atri? Atri rimane con il cerino in mano, e senza l’evento su cui si era deciso di puntare tutto, o quasi.
Un esito che avevamo già evidenziato in Consiglio Comunale, leggendo i dati del Documento di
Programmazione Economica e segnalando i tagli corposissimi al capitolo cultura.
In quella sede, un veemente Astolfi ci accusava sostanzialmente di dire il falso, sostenendo che nulla
sarebbe cambiato, e invece… Oggi i fatti dimostrano il contrario.
Tutto questo, oltre che sottolineare pesantemente l’isolamento politico di questa amministrazione, che
vanta una filiera diretta con la Regione che sostanzialmente vedono solo loro, è anche la conseguenza di
quel piano di rientro, figlio del disavanzo di 12,5 mln di euro generato dall’attuale maggioranza.
E poi ci vogliono raccontare e far credere che tutto questo non incide sulla città.
Meno eventi culturali di richiamo significa meno presenze, meno turismo, meno opportunità per gli
esercenti atriani. È un effetto concreto, non una valutazione astratta: è concreto per le tasche degli atriani.
Dopo anni di continuità dell’assessorato alla cultura e al turismo, il punto ormai è evidente: non si è
costruito nulla di realmente strutturato, nulla che nel tempo sia diventato un motore stabile di economia e
attrattività per la città.
E allora viene da chiedersi, ancora una volta, chi stia davvero tenendo in piedi il tessuto culturale di Atri.
La risposta la conosciamo tutti: le associazioni, i volontari, chi ogni giorno si rimbocca le maniche e manda
avanti iniziative, eventi, momenti di comunità. Sono loro, troppo spesso, a colmare il vuoto lasciato da una
politica che dovrebbe programmare, sostenere e costruire. E’ questa la posizione di Prospettiva Atri.



