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Teramo

Ospedale Val Vibrata: “un depotenziamento continuo che mette a rischio servizi essenziali”

Sant’Omero. L’Ospedale Val Vibrata continua a essere interessato da un progressivo e preoccupante depotenziamento, frutto di scelte politiche che negli anni hanno impoverito l’offerta sanitaria del territorio. Dopo la perdita dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia, con l’eliminazione del primariato e il declassamento a Unità Operativa Dipartimentale Semplice, oggi la stessa sorte sembra profilarsi per il reparto di Chirurgia. Meraviglia leggere lo stupore di consiglieri regionali di maggioranza, considerato che loro stessi hanno approvato la legge di riordino della rete ospedaliera.

Ma il quadro è ancora più grave. Nell’atto aziendale presentato a luglio ’25 dalla ASL è previsto anche il declassamento dell’Oncologia, che da UOSD Giulianova–Sant’Omero diventerebbe una semplice UOS con hub a Giulianova. Si precisa che a Sant’Omero sono circa 350 i pazienti oncologici seguiti stabilmente. A questo si aggiunge l’eliminazione della UOS di Chirurgia laparoscopica (ex endoscopia chirurgica), un ulteriore tassello di una strategia che riduce progressivamente le capacità operative dell’ospedale e penalizza l’intera Val Vibrata” scrive il Consigliere regionale Dino Pepe.

“Non si tratta di decisioni improvvise. Queste scelte erano già chiaramente indicate nel dicembre 2023, al momento dell’approvazione del Piano di riordino della rete ospedaliera, votato dall’intera maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale. Da allora ho portato avanti una battaglia in Regione per denunciare la miopia di un impianto che ignora il ruolo strategico di un ospedale di confine come quello della Val Vibrata, che, se adeguatamente potenziato, avrebbe potuto ridurre in modo significativo la mobilità passiva verso altre regioni.

Oggi, a distanza di due anni e con grave ritardo, anche alcuni consiglieri regionali di maggioranza sembrano aver finalmente compreso la gravità della situazione e ringrazio nello specifico Di Matteo e la Rossi, così come si è ritrovata finalmente una rinnovata unità all’interno dell’Unione dei Sindaci vibratiani. Tuttavia, non bastano prese di posizione tardive o appelli demagogici: servono atti concreti. Atti dell’unione dei comuni e del Comitato ristretto dei sindaci. Ricordo che nel 2023 il presidente dell’Unione Vagnoni più volte tentò inutilmente di chiedere un tavolo di discussione alla giunta regionale. Nessuno lo ascoltò; non fu concesso nemmeno un incontro on line!! Oggi dopo un ripensamento saggio e positivo di molti sindaci della vallata speriamo tutti insieme (sindaci, comitato, consiglieri regionali, cittadini) di arrivare a risultati concreti. Ricordo che a Sulmona hanno avuto l’ospedale di Primo Livello e conservazione del punto nascita con meno di 200 nati l’anno. Così come è necessario conservare la Unità Operativa Complessa di malattie infettive di Teramo: non possiamo parlare di eroi del Covid e poi non valorizzare l’impegno e la professionalità di quel reparto. Il territorio non può più permettersi ulteriori arretramenti sul diritto alla salute” prosegue Pepe.

“Ancora una volta si chiede alla provincia di Teramo di fare un passo indietro, di rinunciare a pezzi fondamentali della propria sanità, nonostante i numeri raccontino tutt’altra realtà. Si parla di “razionalizzazione”, ma nei fatti si continua a colpire sempre gli stessi territori – afferma Pepe – applicando criteri rigidi solo dove conviene politicamente e lasciando ampi margini di flessibilità altrove. Questo non è buon governo della sanità, ma una gestione sbilanciata e profondamente ingiusta.

I dati sono inequivocabili. In Abruzzo ci sono 26 ospedali, tra pubblici e privati accreditati, ma solo quattro si trovano in provincia di Teramo, che non è né la meno popolosa né la meno estesa della regione. A questo si aggiunge una dotazione di posti letto già inferiore rispetto ad altre province e progressivamente ridotta negli anni, nel silenzio complice della maggioranza regionale, ricordo ancora una volta che D’Annuntiis e Di Matteo votarono a favore delle eliminazioni di reparti teramani.

Gravi squilibri emergono anche nell’organizzazione interna delle strutture sanitarie: la provincia dell’Aquila conta 61 Unità Operative Complesse, mentre Teramo si ferma a 41. Venti Unità di differenza che non trovano alcuna giustificazione nei bacini di utenza o nei volumi di attività, ma solo in scelte politiche che penalizzano sistematicamente questo territorio.

Particolarmente evidente è il caso dei DEA di I livello: Sulmona mantiene questa classificazione pur avendo meno di 20mila accessi annui al Pronto Soccorso, un dato lontano dai parametri ministeriali. È la dimostrazione che esistono territori di serie A, dove le regole vengono interpretate con elasticità, e territori di serie B, dove diventano improvvisamente intoccabili.

Emblematico, infine, il caso dell’Ostetricia: Sulmona è UOC con appena 97 parti annui, mentre Sant’Omero resta UOS nonostante circa 540 parti all’anno. Un paradosso clamoroso: dove ci sono numeri, competenze e sicurezza clinica si taglia, dove i numeri non ci sono si conserva tutto” aggiunge il Consigliere PD.

“Di fronte a questo quadro – conclude Pepe – chiedere alla provincia di Teramo di “fare un passo indietro” significa certificare una scelta politica precisa: usare questo territorio come bancomat per tenere in piedi equilibri costruiti altrove. I cittadini vibratiani e più in generale teramani meritano rispetto, servizi adeguati e rappresentanti capaci di difendere una provincia troppo spesso mortificata”.

 

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