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Salario accessorio sanità: Uil Fpl e Fp Cgil annunciano lo stato di agitazione regionale

Abruzzo. “Il taglio delle somme previste dal Decreto Calabria che ha, di fatto, ridotto a misera cosa il salario accessorio, non è accettabile. Convocheremo a livello territoriale le Assemblee del personale per avere mandato della proclamazione dello stato di agitazione regionale da parte di medici e operatori sanitari”, è quanto annunciato stamattina in conferenza stampa dal segretario generale Uil Fpl Abruzzo, Antonio Ginnetti, e dal segretario generale Fp Cgil Abruzzo Molise, Luca Fusari.

I due sindacati continuano a mostrare forte preoccupazione per i tagli che colpiscono il trattamento accessorio nel comparto sanità legato a turni, reperibilità e obiettivi e che minacciano la qualità dei servizi e i tempi di attesa. La riduzione di circa 25 milioni di euro dei fondi, stabilito ai sensi dell’art. 11 D.L. n. 35 del 30.11.2019 (Decreto Calabria) che avrebbero dovuto compensare specifiche condizioni di lavoro, incrementare l’impegno del personale in reparti particolari e raggiungere obiettivi, definiti da accordi collettivi nazionali e integrativi aziendali, si inserisce nel contesto regionale già segnato da carenze di organico e turni estenuanti.

“Abbiamo incontrato più volte l’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo Nicoletta Verì che a dicembre scorso ci aveva assicurato di verificare le risorse relative al 2026, considerando non recuperabili quelle del 2024 e 2025 – spiegano i due segretari generali –. Al momento non abbiamo aggiornamenti su tale verifica e nessuna comunicazione rispetto all’incontro che l’ente regionale ci aveva assicurato per gennaio 2026. Saremo costretti ad azioni di lotta sindacale per risolvere un problema che incide fortemente non solo su chi opera nel comparto sanità ma anche sugli utenti che continuano a pagare, spesso con la riduzione e il mal funzionamento dei servizi, le decisioni imposte dall’alto”.

 

I fondi accessori risultano fondamentali per compensare condizioni di lavoro gravose, raggiungere gli obiettivi sanitari e garantire il benessere psico-fisico del personale e la qualità dell’assistenza, punti sui quali i segretari Antonio Ginnetti e Luca Fusari insistono: “Nei presidi ospedalieri le lavoratrici ed i lavoratori operano, quotidianamente, in condizioni di criticità, affrontando con coraggio e dedizione situazioni complesse e spesso pericolose, garantendo, malgrado anche le aggressioni quotidiane, il funzionamento del sistema sanitario e la sicurezza dei cittadini, il tutto con estrema professionalità ed impegno. Le condizioni di estremo stress, il sovraccarico di lavoro e le difficili condizioni operative contribuiscono all’allontanamento degli operatori dai reparti nevralgici e dal pubblico. A questo si aggiunge l’ulteriore sforzo economico richiesto, anche a loro, a seguito dell’innalzamento delle aliquote Irpef dovuto al risanamento del debito sanitario. Chi opera nella Sanità chiede solo quanto è giusto riconoscergli”.

Alla conferenza hanno partecipato anche Giuseppe Trusso della segreteria regionale Uil Fpl e Maria Piccone, segretaria regionale Fp Cgil Medici.

“Inoltre – concludono Ginnetti e Fusari – il sistema sanitario regionale non è più attrattivo per la dirigenza medica e i lavoratori del comparto e a farne le spese sono soprattutto le aree interne dove c’è già una forte carenza di organico e servizi. Se non rendiamo attrattive le strutture che operano in queste aree per i professionisti, soprattutto dal punto di vista salariale, avremo sempre più discrepanze tra le diverse zone dell’Abruzzo e a farne le spese, ribadiamo ancora una volta, sono i cittadini”.

Antonio Blasioli. Come apprendiamo a mezzo stampa, continua a tenere banco, e non potrebbe essere altrimenti, il taglio del salario accessorio ai dipendenti delle Asl abruzzesi. Dopo mesi di trattative sterili con le istituzioni, Cgil e Uil sono pronte a proclamare lo stato di agitazione, e noi non possiamo che schierarci al loro fianco. Medici, infermieri, oss, tecnici e amministrativi pretendono a buon diritto che gli venga riconosciuto il rispetto della propria professionalità. Per questo abbiamo depositato un’interpellanza per chiedere delucidazioni all’Assessore alla Sanità Nicoletta Verì, sollecitandola a ripristinare il confronto con le rappresentanze sindacali per individuare soluzioni condivise che portino, per il 2026 al ripristino del salario accessorio.

Il taglio del 2025 non costituisce una novità. Anche nel 2024 i dipendenti Asl si sono visti negare questa indennità extra erogata in base a orari di lavoro e mansioni specifiche. E pensare che nel 2019, il cosiddetto Decreto Calabria (DL n. 35 del 30.11.2019 art. 11) aveva stanziato fondi straordinari per erogare questo salario accessorio e meglio retribuire turni e reperibilità. Peccato che i lavoratori abruzzesi non ne possano beneficiare, e il motivo è molto semplice: la Regione ha deciso di destinare queste risorse al risanamento del disavanzo sanitario, di cui però i dipendenti non hanno alcuna responsabilità. Anche perché le dichiarazioni pubbliche del Presidente Marsilio e dell’Assessore Verì, secondo cui il disavanzo sarebbe imputabile anche agli adeguamenti contrattuali del personale, non trovano alcun riscontro oggettivo, in quanto la spesa per il personale sanitario è perfettamente in linea con i vincoli di contenimento imposti dalla normativa nazionale.

Non solo, il taglio del salario accessorio contrasta vistosamente con il rispetto dei contratti collettivi e si tramuta nella privazione ingiustificata di una somma che varia dai 700 ai 1000 euro, a fronte di una busta paga già ridimensionata dall’aumento delle aliquote Irpef, e a fronte, più generalmente, di un contesto di lavoro sempre più sconfortante, tra turni estenuanti a fronte della carenza di personale e condizioni operative difficili. Insomma, un vero e proprio invito ad abbandonare la professione, o a recarsi in altre Regioni o persino all’estero.

Il disavanzo sanitario non può ricadere su chi quotidianamente si fa in quattro per tutelare il diritto alla salute dei pazienti. La Regione Abruzzo ha il dovere di garantire il giusto salario ai dipendenti Asl, anche attraverso fondi propri o altre forme di finanziamento. E noi siamo pronti ad attivarci affinché ciò accada.

 

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