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Teramo

Tortoreto, serve chiarezza sulla vocazione della città

Tortoreto. Il gruppo consiliare Tortoreto al centro (Libera D’Amelio, Martina Del Sasso) ha diffuso una nota sull’attuale momento che parte da una chiosa: la distanza tra ciò che viene raccontato e quello che viene vissuto quotidianamente dai cittadini.

“A Tortoreto Alto, episodi ripetuti di disordine e situazioni di allarme – fino a interventi delle forze dell’ordine legati a circostanze potenzialmente pericolose – hanno inciso profondamente sulla percezione di sicurezza e sulla tenuta del tessuto sociale. Non si tratta di fatti isolati, ma di segnali che interrogano la capacità di governo del territorio e la continuità dell’azione amministrativa da parte di Piccioni e dei suoi sul tema della legalità”, si legge nella nota.

“Parallelamente, l’amministrazione di Piccioni rivendica con enfasi il finanziamento destinato alla riqualificazione del Palazzo Ex ECA delle Suore, elevandolo a simbolo di una presunta rinascita culturale e identitaria. Un’operazione legittima sul piano formale, ma che rischia di rimanere puramente evocativa se non inserita in una strategia più ampia e coerente.
A rendere questo quadro ancora più dissonante concorre la scelta di accogliere e di fatto promuovere, nello spazio pubblico e nella comunicazione cittadina, iniziative dichiaratamente orientate a un pubblico adulto, con linguaggi e messaggi che nulla hanno a che vedere con l’idea di cultura, formazione e comunità più volte richiamata dalla stessa maggioranza.
Non è questione di moralità, né di legittimità amministrativa. È una questione di direzione.
Da anni si parla di scuola, di politiche giovanili, di spazi di socialità e di luoghi dedicati alla cultura come pilastri del futuro di Tortoreto. Tuttavia, al netto degli annunci, questi pilastri restano ancora privi di fondamenta concrete. Non esistono spazi strutturati per i giovani, non esiste una visione compiuta sulla scuola, non esiste una rete di luoghi in cui la cultura possa essere praticata e non soltanto evocata.
In questo vuoto prende forma un modello di città mai chiaramente definito, fatto di scelte che si accumulano senza una visione complessiva. È qui che nascono confusione e smarrimento che inesorabilmente fotografano la distanza tra l’amministrazione di Piccioni e la comunità.
Una città non può essere governata con simboli sovrapposti o messaggi contraddittori: la credibilità dell’azione pubblica si misura nella coerenza tra parole e fatti nel tempo.
Chiedere chiarezza non è polemica, ma un diritto dei cittadini. Chiarezza sulla vocazione di Tortoreto, sulle priorità concrete e sulle scelte che definiscono ciò che la città vuole essere e ciò che non vuole diventare. E soprattutto risposte immediate al tema sicurezza cittadina”.

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